JAMIE MURRAY SALUTA PEERS: “NON VEDO L’ORA DI GIOCARE CON SOARES”

Con le ATP Finals in corso e la finale di Coppa Davis alle porte, Murray senior e John Peers chiudono una proficua partnership e annunciano cambiamenti
lunedì, 16 Novembre 2015

Doppista per eccellenza, Jamie Murray ha cambiato tanti partners, nel bene e nel male. Il britannico, fratello maggiore di Andy, ha militato per molto tempo nei Futures decidendo di passare al professionismo subito dopo la vittoria di San José, in un 2007 che ha segnato la svolta della sua carriera e non solo per la vittoria nel doppio misto a Wimbledon con Jelena Jankovic. Insieme allo statunitense Eric Butorac, vinse tre trofei ma, inspiegabilmente, i due decisero di separarsi dopo nemmeno un anno di partnership. A questa decisione seguirono quattro anni di ‘magra’ con altrettanti titoli vinti: due con il fratello Andy Murray (Valencia e Tokyo), uno con il brasiliano André Sà (Metz) e uno con il russo Maks Mirny (Delray Beach). Il momento della consacrazione pare arrivare nel 2013, quando va in scena per la prima volta il sodalizio con l’australiano John Peers. Jamie e John insieme hanno vinto cinque trofei (a Houston, Gstaad e Bangkoknel 2013; a Monaco di Baviera nel 2014 e a Brisbane nel 2015) e perso otto finali, tra le quali a Wimbledon e agli US Open di questa stagione. Stagioni di grande successo, le migliori in carriera dei due doppisti, eppure entrambi hanno annunciato qualche settimana fa che la stagione 2016 li vedrà al fianco di altri compagni.

In competizione alle ‘Barclays ATP World Tour Finals’, i due tenteranno di chiudere la loro ‘storia’ in bellezza. “Entrambi cercavamo un po’ di cambiamento, un nuovo inizio, spiega Murray a ‘The Indipendent’. Il tennista britannico ha anche annunciato che il suo nuovo partner sarà Bruno Soares: “E’ stato un grande anno, abbiamo vinto un sacco di partite e giocate alcune importanti, grandi tornei, ma non vedo l’ora di giocare con Bruno. Sono convinto che sarà un grande partner per me con il suo stile di gioco, anche se è rischioso alla luce dell’anno con John. Abbiamo trascorso la maggior parte degli ultimi tre anni della nostra vita insieme, ma il prossimo anno sarà diverso. Conoscerò qualcun altro, creerò un nuovo rapporto dentro e fuori dal campo. La decisione è stata reciproca. Dopo gli US Open gli ho detto che per l’anno prossimo avrei preferito cercare qualcun altro e lui si è dimostrato contento”. Eppure Murray ricorda per filo e per segno i momenti ‘bui’ della sua fin qui dorata carriera da doppista. Dopo la rottura con Butorac il processo per ritrovare risultati e continuità, nella partnership con Peers e nel ritorno al lavoro con Louis Cayer, è stato lungo. “Per anni non ho avuto un partner regolare, giocavo con un sacco di persone diverse senza mai avere successo. Sono stato fortunato ad aver vinto una o due partite a torneo. Ho giocato con Colin Fleming agli Australian Open nel 2013, una partita orribile. La mia classifica era precipitata, non avevo nessuno con cui giocare e non avevo voglia di ricominciare tutto da capo. Mi sono sempre sentito come se non stessi facendo quello che avrei potuto fare. Ho sempre saputo di avere delle buone doti ma di avere anche delle cose che dovevo migliorare. Quando sono tornato a lavorare con Louis è stato tutto chiaro”.

Adesso però Jamie pensa alle ATP Finals e, a seguire, c’è l’impegno più importante della sua intera carriera, la finale di Coppa Davis. Murray senior ha davvero mostrato di essere cresciuto vertiginosamente e lo ha fatto nei match giocati accanto al fratello Andy, soprattutto nei quarti di finale e nelle semifinali della massima competizione a squadre nazionali. La finale vedrà la Gran Bretagna sfidare il Belgio sulla terra rossa di Gand alla fine del mese e i due fratelli sperano di portare a casa la tanto ambita insalatiera, evento che non succede dal 1936. “Andy è forse il miglior risponditore del circuito, e questo è un gran vantaggio nel doppio. Sa cosa bisogna fare in ogni situazione, mi sento a mio agio a giocare con Andy, mi permette di fare quello che voglio in campo. So che le mie caratteristiche si adattano bene alle sue, anche in passato, quando forse la mia classifica non era quella che è adesso”. Mamma Judy ha tanto di cui essere fiera, e questo 2015 non è ancora finito.


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