JERZY JANOWICZ, UN NUOVO INIZIO NON E’ IMPOSSIBILE

La sua favola è iniziata a Parigi-Bercy nel 2012 e si è interrotta a Wimbledon nel 2013. Jerzy Janowicz, che oggi compie 25 anni, è ora numero 57 del mondo. Dopo l'ascesa, i successi e le cocenti delusioni, il polacco ha ancora tutto il tempo per ritornare a splendere: dipende da lui
venerdì, 13 Novembre 2015

Tennis – Parigi-Bercy, 2012. Mancano Rafael Nadal, Roger Federer e Mardy Fish. Novak Djokovic è testa di serie numero 1, Stanislas Wawrinka è 16. Dal tabellone cadetto escono fuori Grigor Dimitrov, Roberto Bautista-Agut e Jerzy Janowicz. Quest’ultimo, che a inizio anno era addirittura numero 211 del mondo, non era stato in grado di partecipare agli Australian Open per ragioni economiche, ma malgrado le avversità e grazie alle numerose vittorie nel circuito Futures e Challenger si era ritagliato una classifica piuttosto dignitosa tanto da poter entrare nelle qualificazioni.

Jerzy, nato e cresciuto a Lodz, si innamora del tennis all’età di due anni. Ancor prima di parlare, ancor prima di camminare, il polacco desiderava già possedere una racchetta tutta sua. A 5 anni i genitori gliela regalano, realizzando il primo piccolo grande sogno del figlio, che inizia a imparare subito i fondamentali del tennis e la sua disciplina. Con il passare degli anni il talento di Jerzy è sempre più evidente, tanto che arrivano le prime vittorie e le prime grandi soddisfazioni. Gli aiuti sono pochi, la federazione non se ne interessa, così la famiglia Janowicz è costretta a vendere casa e sei negozi di proprietà per sostenere le enormi spese che ne conseguono per aiutare il figlio a diventare un professionista. Detto, fatto. Il polacco sfrutta immediatamente l’occasione, crescendo (anche di statura) fino ad entrare nel circuito Juniores come vero e proprio predestinato. Le finali Slam, a Parigi e Flushing Meadows, le semifinali all’Orange Bowl nel 2007, dove viene sconfitto da Grigor Dimitrov, fino all’entrata tra i pro.

I primi anni sono duri, durissimi, ma tra il 2008 e il 2012 colleziona la bellezza di 7 Futures e 4 Challenger, arrivando a scalare la classifica senza troppi exploit. Si arriva, appunto, a Parigi-Bercy. Per la seconda volta in carriera si ritrova a giocare un ATP Masters 1000, ancora una volta partendo dalle qualificazioni. Sconfigge Dimitry Tursunov in due set, cogliendo la qualificazione il giorno dopo con il successo su Florent Serra. Sulle ali dell’entusiasmo affronta per la prima volta un Top 20: Philipp Kohlschreiber. Quello che va in scena è uno spettacolo senza precedenti. Il tedesco, impreparato, non riesce a reggere le bordate e le continue variazioni dell’avversario, che dopo un primo set vinto al tie break chiude i conti in due set. La novità “Janowicz” dilaga, impazza la mania ed è una continua “prima volta” per Jerzy, che il giorno dopo sconfigge Marin Cilic in due set. Rimonta un set al numero 3 del mondo Andy Murray, poi sconfigge Janko TIpsarevic e conclude la sua scalata verso la finale facendo impazzire Gilles Simon a suon di palle corte e servizi vincenti.

Un giocatore che fino a qualche tempo prima combatteva con le unghie e con i denti nel circuito minore, si ritrova in finale a Parigi-Bercy. Una favola bellissima, che nemmeno la sconfitta in finale contro David Ferrer riesce a rendere triste. Il nuovo protagonista del tennis mondiale vola fino alla 26/ma posizione mondiale, raggiungendo addirittura la 14/ma posizione mondiale dopo la semifinale a Wimbledon l’anno dopo. L’inferno e il paradiso in una partita per il nuovo numero 1 polacco, che proprio dopo quella partita inizia a sperimentare una cosa che da un anno non faceva più parte del suo vocabolario: la sconfitta. Arrivano le prime grandi delusioni, i primi infortuni e le prime batoste emotive.

Il 2014 è un anno avaro di emozioni, che sancisce anche l’uscita dai primi 50 giocatori del mondo. Una finale a Winston-Salem, poco altro. Alla sconfitta al primo turno a Parigi-Bercy segue un inizio 2015 piuttosto dignitoso, con la finale raggiunta a Montpellier nel mese di febbraio. Diventato prevedibile e poco cattivo da fondocampo, il polacco ha finito per cadere nella sua stessa trappola. La fragilità mentale è salita a galla nel momento più bello, così come l’involuzione a livello tecnico-tattico ha lasciato a tutti gli avversari sempre più possibilità di vincere. Oggi, 13 novembre 2015, Jerzy Janowicz compie 25 anni. 25 anni da cui ripartire. Paradossalmente il declino del polacco è avvenuto nell’esatto momento in cui ha preso consapevolezza dei propri mezzi, nel momento in cui ha iniziato a pensare senza dare ascolto all’istinto. Il tempo per fare nuovamente bene c’è, e anche se probabilmente non assisteremo mai più ad un “Parigi-Bercy 2012” il tennis ha bisogno di JJ.


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