MCENROE AMARCORD: “IO E BORG MOLTO PIÚ SIMILI DI QUANTO NON SEMBRASSE”

Il tre volte campione di Wimbledon ricorda i tanti anni di amicizia con uno dei suoi più fieri rivali: “Le nostre personalità erano non erano poi così diverse” confessa al Telegraph.
lunedì, 30 Novembre 2015

Tennis – Sono passati quasi 40 anni da quel torneo di Stoccolma che fu teatro dell’inizio di una delle rivalità più avvincenti della storia del tennis. È il 1978 e il già grande Bjorn Borg incontra in semifinale il neoprofessionista John McEnroe. È la prima pagina di uno dei classici del tennis moderno. Così come oggi ci si inchioda davanti alla tv per un match tra Federer e Nadal, o fra il maiorchino e Djokovic, gli anni successivi al 1978 sono caratterizzati dal più classico dei Borg vs McEnroe. L’americano ha parlato della rivalità con lo svedese in una recente intervista al Telegraph: “«Questo ragazzo sembra più cool» pensavo quando ancora non ero ancora professionista e sentivo le ragazze urlare fuori dal suo spogliatoio. «Spero di poter giocare contro di lui e sperimentare cosa significa» dicevo tra me e me”.

E l’occasione per il giovane professionista si presenta proprio in quel 1978 e addirittura in casa del già grande avversario: “Quando hai un eroe con cui hai la possibilità di competere, di diventarci amico e rivale, diventa tutto più difficile. Tuttavia, Bjorn fu molto rispettoso nei miei confronti. Mi dimostrò da subito la sua amicizia e mi diede sempre sostegno. Una cosa che per me che avevo 19 anni era molto importante. Non credevo possibile che lui facesse tutto questo per me”.

La partita, per la cronaca, la vince McEnroe. E l’amicizia iniziale lascia presto spazio alla rivalità sul campo. Una condizione spesso esasperata soprattutto dai media e dai tifosi di tennis. John McEnroe il cattivo, Bjorn Borg il buono. McEnroe l’istintivo, Borg il freddo calcolatore. McEnroe genio e sregolatezza, Borg il campione leggendario.

Un impianto narrativo perfetto per uno sport come il tennis che comincia ad avere seguito nel mondo e che si apre a platee sempre più grandi e competenti. Un disegno che però non trova d’accordo l’americano vincitore di sette titoli del Grande Slam, il quale chiarisce che la rivalità è stata sempre circoscritta ai 23,77 x 10,97 metri del campo da tennis: “Fuori dal campo le nostre personalità erano più simili di quanto la gente abbia compreso. Avevamo un grande senso dell’umorismo e guardavamo le cose nello stesso modo”. E la differenza di approccio e di gioco in campo, tanto decantata dagl addetti ai lavori, fa invece da volano per costruire e coltivare il rapporto: “Il nostro modo di giocare era completamente diverso, ma questo ci ha consentito di essere più amici fuori. La differenza nel nostro gioco, tuttavia, ha contribuito ad alimentare la nostra rivalità e il modo in cui siamo stati percepiti da chi ci guardava”.

Curioso, invece, l’episodio della vittoria di McEnroe a Wimbledon nel 1981, “Fire and Ice at Wimbledon”, come titola non a caso B.J Phillips su Time: “Quando l’ho battuto a Wimbledon nel 1981 mi è sembrato di vedere un po’ di sollievo in lui – dice John McEnroe – aveva vinto le cinque edizioni precedenti e avevo l’impressione che il successo lo avesse caricato di grandissima pressione. Lo stesso avvenne agli Us Open due mesi dopo. Era come se non avesse la forza mentale per giocare, come se non volesse essere lì. Ma non riuscivo a capire”.

Tutto diventa più chiaro dopo un po’ di tempo, quando lo svedese decide di ritirarsi dall’agonismo (1983): “Accadde tutto così in fretta. Passò da essere il mio più grande rivale a dire che non aveva più intenzione di giocare. A 26 anni. Rimasi molto deluso perché sentivo che stavamo giocando il miglior tennis della storia e volevo che la nostra rivalità potesse durare più a lungo”.

I due, tuttavia, si ritrovano nel circuito senior: “Abbiamo giocato nel un paio di volte. Ma il livello di pressione non era niente in confronto alla finale di Wimbledon” dice un nostalgico John McEnroe, riflettendo anche su un’amicizia che, ad oggi, difficilmente ha modo di essere alimentata: “Non ci incontriamo più come una volta visto che viviamo sulle due sponde dell’Atlantico. Ma c’è sempre rispetto reciproco e ci vogliamo bene. Ho passato un paio di giorni con lui a Parigi quest’anno per il suo compleanno”. Ancora meno frequenti, invece, gli scontri in campo: “Non abbiamo giocato per alcuni anni e non so se avremo modo di farlo in futuro. Potremmo giocare anche bendati per quanto bene ci conosciamo”.

Foto: John McEnroe e Bjorn Borg (www.zimbio.com)

 


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