JOHN MCENROE: “POTREI LASCIARE IL CHAMPIONS TOUR”

A John McEnroe non piace perdere, nemmeno nel circuito delle leggende. "Il gap con i giovani come Roddick o Blake si sta allargando" ha detto. "Se non riesco a giocare a un livello rispettabile, preferisco lasciare".
venerdì, 24 Luglio 2015

TENNIS –  Due cose non avrebbe mai pensato di fare al momento di lasciare il tennis: diventare un commentatore in tv e giocare nel Senior Tour. Evidentemente, nemmeno allora John McEnroe poteva essere serio. Quella frase, che ha pronunciato una volta sola ma più di ogni altra ha segnato la sua storia, forse perché ne marca una parte ineliminabile della sua pubblica identità, si attaglia anche alla seconda parte della sua vita e della sua carriera.

È una delle voci di punta della BBC, e nei primi tempi se la prendeva anche se il pubblico si stupiva di scoprirlo così abile al microfono. Ma adesso, raccontava al Telegraph, “se mi dicono che sono più bravo a commentare che a giocare penso sia una gran cosa, perché vuol dire che devo essere maledettamente abile in questo nuovo ruolo”.

È un’altra forma di quella competitività che ha segnato ogni momento della sua ascesa, e ha condizionato anche le sue grandi amicizie con Vitas Gerulaitis e Peter Fleming, il suo storico compagno di doppio. “Ho sempre voluto che la mia famiglia e i miei amici facessero bene” ha detto. “Semplicemente non mi andava che facessero così bene quanto me”. Il tennis, in fondo, è uno sport egocentrico. “Ma io non credo lo fossi quanto altri miei avversari” spiegava. “Forse se lo fossi stato di più avrei vinto qualche altro Slam. Certe amicizie, però, per me contavano, e poi volevo una vita, una moglie o una fidanzata”.

Quel che non ha mai perso è la voglia di competere, quel bisogno di vincere che nasce più dall’odio per la sconfitta che dall’amore per il successo. E quando nel 1998 ha debuttato nel Champions Tour, il tempo si è fermato. “It’s a kind of magic” ancora, quando scende in campo. Lo spettacolo è assicurato. Ma The Genius non gioca solo per far divertire, non gli basta partecipare. Ha vinto più di venti titoli nel circuito delle leggende, ha all’attivo quattro Masters alla Royal Albert Hall di Londra, a cinquant’anni ha conquistato il Vivium Victory Challenge in Lussemburgo e nel 2010 ha battuto Ivan Lendl, Mats Wilander e Guy Forget per mettere in bacheca il primo Jean Luc Lagardere Trophy a Parigi.

Tutti avversari della sua generazione o quasi. Con loro sentiva e sente di poter competere alla pari. Ma quando si trova di fronte James Blake, che ancora non ha perso il footwork dei suoi recenti anni sul circuito, o Andy Roddick, che ha un anno meno di Roger Federer e ancora serve a oltre 200 kmh, lo scenario evidentemente cambia. A 56 anni, McEnroe non è più Superbrat, e non gli basta nemmeno il consiglio della moglie Patty Smith, che alla fine degli anni ’90 gli suggeriva di prepararsi al meglio fisicamente anche per le esibizioni.

“E’ vero, la gente vuole divertirsi in queste occasioni” ha spiegato all’Associated Press. “Ma credo che il pubblico desideri comunque vederci competere. Non è come andare a vedere gli Harlem Globetrotters. Per questo quando vado in campo voglio ancora sentirmi capace di dare tutto, voglio potermela giocare alla pari con quelli come Courier. Ma il gap con gli ultimi arrivati nel Champions Tour” ha ammesso McEnroe, che ritroverà Blake e Roddick al Connecticut Tennis Center a New Haven, il 27 luglio, nella settimana del torneo WTA, dove sono iscritte la campionessa in carica Petra Kvitova, Simona Halep, Madison Keys, Sloane Stephens e CoCo Vandeweghe. Qui aveva iniziato a parlare apertamente di ritiro nel 1991, dopo aver perso ai quarti da Goran Ivanisevic. E non è più tornato a giocare dall’anno successivo, dalla sconfitta al terzo turno del Volvo International contro MaliVai Washington. Considerata la posizione non felicissima in calendario, è l’ultimo torneo femminile prima degli Us Open, gli organizzatori hanno aggiunto il torneo maschile delle leggende già dall’anno scorso per provare ad attirare nuovamente pubblico, e in effetti hanno registrato il primo incremento su base annuale dal 2003. Tuttavia, i 47.140 spettatori rimangono molto al di sotto dei 76.480 del 2010, l’ultimo anno in cui il Pilot Pen Tennis si è disputato come torneo combined maschile e femminile.

“Non so per quanto riuscirò ad andare avanti” ha confessato McEnroe, “per questo cercherò di apprezzare ogni partita che giocherò d’ora in poi. La differenza con i più giovani è sempre più alta, è già abbastanza dura stare al livello di Jim Courier. E se non riesco ad esprimere un livello rispettabile, allora preferisco smettere”.

La rivalità generazionale con Andy Roddick, poi, non si limita alle tappe del Senior Tour. A-Rod, infatti, da quest’anno è entrato nella squadra dei commentatori della BBC per i Championships, insieme a The Genius e per Courtney Nguyen, firma di Sports Illustrated, “ha vinto il suo Wimbledon”. Si è preso anche il gusto di prendere in giro McEnroe. “E’ come una tredicenne al concerto di Justin Bieber” ha commentato, per descrivere l’atteggiamento di Johnny Mac al cospetto di Rod Laver. E a proposito del suo ritiro dall’attività agonistica, Roddick ha spiegato di aver avuto una ragione in più per lasciare due estati fa. “Ero avanti 5-4 negli head-to-head contro Djokovic, ecco perché ho abbandonato allora”.

Dopo Borg, John McEnroe ha trovato il suo nuovo rivale. Ma stavolta sarà lui ad abbandonare per primo.

 


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