LA RESURREZIONE DI FERRERO

Martoriato dai problemi al polso e al ginocchio, "Mosquito" ha iniziato la stagione ad aprile salvo poi incappare in una ricaduta. Rientrato a luglio, ha vinto a Stoccarda e ora vola al terzo turno degli Us Open dopo aver battuto Gael Monfils. Bentornato.
venerdì, 2 Settembre 2011

New York – In molti, a inizio stagione, si erano chiesti che fine avesse fatto. Addirittura si rincorrevano voci di un imminente ritiro. Troppi infortuni accusati negli ultimi mesi. Troppo il divario che lo separava dall’Olimpo del tennis per lui che, fino a qualche anno fa, ne era uno dei maggiori ambasciatori. Ieri, però, Juan Carlos Ferrero ha battuto un colpo eliminando in cinque set Gael Monfils, numero 7 Atp. Come a dire: “Attenti a darmi per finito”. Sebbene gli obiettivi, ormai, sono quelli che sono.

Golden times. La storia di “Mosquito” è qualcosa da raccontare. Impugnata la prima racchetta all’età di sette anni, l’unico maschio di tre fratelli è cresciuto col poster di Jim Courier in camera. Entrato nei primi cinquanta del mondo a diciannove anni, il mondo si accorse di lui nel 2000 quando a sorpresa si spinse fino alla semifinale al Roland Garros, stoppato allora dal grande Gustavo Kuerten. L’anno dopo fu ancora il brasiliano a fermarlo a Parigi (sempre in semifinale) ma a fine stagione Juan Carlos era già un top ten. Sono gli anni migliori della sua carriera: nel 2002 è finalista a Parigi (perse da A. Costa) e alle Atp Finals di Shanghai (sconfitto da Hewitt). Nel 2003 ottenne il suo primo (e unico) titolo dello Slam a Parigi, battendo in finale l’olandese Martin Verkerk. Sempre in quell’anno raggiunse la finale agli Us Open (persa da Roddick) che lo proiettò al numero 1 del mondo.

Tanta sfortuna. All’apice della gloria, però, subentrarono i primi infortuni che sommati all’esplosione del giovanissimo Nadal gli sottrassero fiducia e attenzione da parte dei media (specie quelli spagnoli). Da allora, la sua carriera procede a fiammate che di tanto in tanto lo riportano sulla cresta dell’onda (5 titoli negli ultimi due anni, tutti sulla terra). I problemi fisici, però, non gli danno tregua tant’è che nell’ottobre dello scorso anno ha subito due interventi (uno al ginocchio sinistro, l’altro al polso destro) che lo hanno tenuto fuori dai campi fino ad aprile. Rientrato a Barcellona, è poi incappato in una ricaduta che lo ha ricondotto nei box fino a luglio quando è risorto a Stoccarda, centrando il suo primo titolo stagionale. L’estate nordamericana non era iniziata nel migliore dei modi, essendo uscito al primo turno sia a Montreal (battuto da Gulbis) che a Cincinnati (piegato da Feliciano Lopez).

Resurrezione? Ferrero, però, è tipo tosto. Arrivato a New York senza aver vinto un match sul veloce quest’anno, il trentunenne di Onteniente è venuto a capo di due maratone decise al quinto set, superando prima il connazionale Pablo Andujar in cinque set e poi il quotato Gael Monfils. Come a dire: la condizione atletica è più che buona e questa è già una notizia. Il prossimo ostacolo si chiama Marcel Granollers, numero 31 del seeding. “Mosquito”, precipitato al numero 105 Atp, può farcela. In molti tiferanno per lui: bravo ragazzo, faccia pulita, gran lottatore, sempre sportivo, troppo sfortunato. Bienvenido de nuevo.

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