JUSTINE HENIN GUARDA INDIETRO: “UN GRANDE ONORE FAR PARTE DELLA STORIA DEL TENNIS”

La belga ex numero 1 del mondo Wta, a pochi mesi dal suo ingresso nella Hall of Fame, parla della sua carriera, del suo presente come consulente tecnico di Elina Svitolina e dà qualche consiglio alle giovani tenniste: “Si lascino ispirare”.
giovedì, 10 Marzo 2016

TENNIS – Sette volte campionessa Slam, 117 settimane in vetta alla classifica Wta, 43 titoli in carriera, la medaglia d’oro ad Atene 2004 e la Fed Cup 2001. Tutto questo e molto altro è stata Justine Henin. Per lei l’ingresso nella Hall of Fame del tennis era questione di tempo sin dal suo ritiro. E adesso che c’è l’ufficialità la ex tennista ha voluto fare un salto nel passato rilasciando una lunga intervista alla Wta.

“È un grande onore far parte del gioco e della storia del gioco. Quando si sta in campo non ci si rende conto che si farà parte del mondo del tennis per sempre. Adesso che ho ricevuto questa notizia me ne sto rendendo contro sempre di più” ha detto la 34enne belga.

Ma di lei, in effetti, non è facile dimenticarsi. Fisico minuto, gambe agilissime e piedi velocissimi, gioco basato sulla varietà dei colpi e sulla rapidità di esecuzione. E poi, un rovescio a una mano splendido, forse il migliore della storia. Un colpo che però non si vede più tanto spesso nel tennis femminile: “Non è difficile eseguire un rovescio a una mano e nemmeno proporre un gioco basato sull’imprevedibilità e sulla varietà dei colpi. Io e Amelie abbiamo dimostrato che era possibile farlo anche al cospetto di Venus e Serena. Ma il gioco è diventato molto più veloce, questo è vero. Quando sei ragazzino è più facile giocare il rovescio a due mani. Io ero una grande fan di Steffi Graaf e Stefan Edberg e ho lavorato molto sul mio rovescio sia tecnicamente che fisicamente. Alla fine diventato era molto potente”.

E questo dimostra i sacrifici fatti da un’atleta proveniente da un piccolo paese della Vallonia che, a 10 anni e dopo aver assistito al Roland Garros, promise alla madre che avrebbe conquistato il Philippe Chatrier. Promessa mantenuta con il titolo juniores 1997 e quattro affermazioni da professionista (2003, 2005, 2006, 2007): “Venivo da un paese piccolo, non ero alta, non ero potente e un sacco di persone mi hanno detto di lasciar perdere. Ma io sapevo di poter raggiungere i miei obbiettivi e poter diventare la migliore al mondo. Tuti pensavano che fossi matta ma io non avevo dubbi”. Le cose sono andate per come sappiamo. Ma adesso Justine sente di poter insegnare anche ai giovani a trovare la determinazione giusta per raggiungere gli obiettivi: “Dico sempre ai giovani di non smettere di sognare, di crederci e di fare tutto il possibile per realizzare i loro sogni. È molto importante. La parola sognare è estremamente importante per me”.

C’è spazio anche per un po’ di ironia. Perché la cerimonia che porterà Justine Henin nella Hall of Fame avrà come teatro i campi in erba di Newport (Rhode Island). Erba che potrebbe ricordare alla ex tennista belga la superficie dell’unico Slam mai vinto in carriera, Wimbledon, ma sfiorato in due occasioni (2001 e 2006): “Ho sempre cercato la perfezione pur nella consapevolezza che essa non esiste. Tuttavia, io vedo in maniera positiva il fatto di non aver vinto Wimbledon. Posso accettarlo perché so di aver dato tutto quello che avevo nella mia carriera”.

In un momento in cui il tennis fa anche moda e in cui molti stilisti firmano i completi da gioco, sembra lecita anche una battuta sul cappello bianco che la Henin non ha mai smesso di indossare: ”L’ho sempre indossato. Ne avevo bisogno per proteggermi da un sacco di cose, per restare concentrata, non so. Ma ho vinto tutti gli Slam con quel cappello in testa. Quindi la gente potrebbe anche ricordarmi per quel look”.

Nel 2008 Justine Henin decise a sorpresa di ritirarsi dal tennis e, dopo un breve rientro nel 2010, appese definitivamente la racchetta al chiodo. Adesso si gode la sua Lalie ma è concentrata anche sulla sua accademia di tennis in Belgio, ma da quest’anno ha deciso di rientrare in maniera più persistente nel circus lanciandosi nell’avventura da consulente tecnico di Elina Svitolina. Una condizione che risulta essere differente da quella di coach a tutti gli effetti: “È molto diverso – confessa Justine ricordando il grande rapporto che l’ha legata al suo storico coach Carlos Rodriguez – io non sono coach in questo team. Cerco solo di dare i miei consigli e cercare di aiutare Elina a livello mentale ed emotivo”. Un rapporto di lavoro che sembra funzionare. Sarà tutto merito di Justine? “Io rispetto quello che lei fa già. Sono lì per condividere le mie esperienze e per capire e trasmettere tutto quello che può dare di più al suo gioco. Sono lì per renderla una tennista migliore in tutti i sensi”.

Un pensiero, poi, va a quella generazione di tenniste composta dalle sorelle Williams, già leggende viventi, da Kim Clijsters, prossima anche lei a entrare nella Hall of Fame, da Amelie Mauresmo, che nella Hall of Fame c’è già entrata. Una generazione che fatica a trovarne un’altra che possa sostituirla nel presente e nel futuro: “Io penso che la cosa più importante sia l’ispirazione. Quando giocavo avevo ispirazione e credo che l’avessero tutte le ragazze che ho incontrato in campo. Noi cercavamo di prendere qualcosa da tutte le tenniste e il consiglio che posso dare alle giovani atlete è proprio questo: lasciatevi ispirare. È una cosa molto importante”. Ma non è detto che ciò sia facile: “La società sta cambiando – scandisce Justine Henin – abbiamo un sacco di distrazioni. Non so se tutti possono restare concentrati come lo eravamo noi in passato perché le cose vanno sempre troppo in fretta, anche la comunicazione sta cambiando molto. A noi non resta che essere bravi ad adattarci. Spero solo che le nuove generazioni – insiste infine – si lascino ispirare dagli altri giocatori”.

Foto: Il rovescio di Justine Henin (www.zimbio.com)


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