LA GENERAZIONE ANNI ’90 È VIVA. MA CRESCE LENTAMENTE.

Le finali di Kitzbühel e Washington hanno avuto come protagonisti tennisti nati nel 1990 o dopo, con un’età media poco superiore ai 24 anni. Non accadeva da tempo e per di più, fino a qualche anno fa, l’età media di finali giocate da tennisti emergenti era di 21 anni.
giovedì, 7 Agosto 2014

Tennis – La scorsa settimana le finali dei tornei di Kitzbühel e Washington sono state rispettivamente David Goffin vs Dominic Thiem e Milos Raonic vs Vasek Pospisil. Si tratta di tennisti nati tutti negli anni ’90. Ed è la prima volta che succede.

Il momento sembra quindi arrivato, anche se un po’ in ritardo. I tennisti nati precisamente nel 1990 (David Goffin, Milos Raonic e Vasek Pospisil nella fattispecie) hanno 24 anni, età considerata uno spartiacque tra la giovinezza e la maturità sportiva nel tennis. Dominic Thiem (1993) rappresenta un caso limite in quanto è il giocatore più giovane ad aver giocato una finale in questo 2014. Quelle di Kitzbühel e Washington sono state quindi le finali più “giovani” della stagione.

Sembrerebbe una statistica positiva per i giovani atleti del circuito Atp, ma in realtà tennisti nati nei trent’anni precedenti, tra il 1960 e il 1989, hanno conseguito risultati evidentemente migliori. In quel periodo, l’età media di finali che vedevano opposti giovani talenti era di 21 anni, mentre in questo caso si ragione su un’età media di 24 anni e sette mesi, tra l’altro aiutata parecchio dai neanche 21 anni di Dominic Thiem.

Nel 1981 Yannic Noah e Ivan Lendl, entrambi classe 1960, si sfidarono in finale a Richmond. Il tennista francese non aveva ancora compiuto 21 anni. Nel 1986, a Bari, in finale si presentarono Kent Carlsson e Horacio de la Pena. Il primo aveva 18 anni, il secondo appena 19. Ancora, nel 1990, i classe 1970 Richard Fromberg e Marc Rosset giocarono la finale del torneo di Bologna. L’australiano aveva tagliato il traguardo dei 20 anni da pochi giorni, il suo avversario aveva ancora 19 anni e mezzo. Nel 1995 fu la volta della finale di Kuala Lumpur tra Marcelo Rios e Mark Philippousis. Quest’ultimo aveva ancora 18 anni, il suo avversario 19. L’elenco di giovanissimi finalisti si allunga ancora. Nel 1999 i diciottenni Lleyton Hewitt e Xavier Malisse giocarono la finale a Delray Beach. Infine, nel 2005, Rafael Nadal (1986) e Thomas Berdych (1985) si trovarono di fronte in finale a Bastad. Nonostante l’anno anagrafico di differenza, entrambi avevano ancora 19 anni. Solo Novak Djokovic ed Andy Murray sono arrivati un po’ in ritardo, giocando la finale di Cincinnati 2008 quando avevano già compiuto 21 anni. Ma c’è una bella differenza con i 24enni Raonic, Pospisil e Goffin.

È evidente un rallentamento del processo di maturazione per i tennisti nati dopo il 1987. Solo nel 2011 si è assistito a una finale tra due tennisti classe 1988. Si è trattato dell’ultimo atto del torneo di Umago tra Alexandr Dolgopolov e Marin Cilic. E nei tre anni successivi ci sono state soltanto sei finali in cui si sono sfidati giocatori nati dal 1988 in poi, due delle quali la scorsa settimana.

Il dibattito torna quindi sulla sorte dei giovani tennisti del circuito Atp, quelli che vengono definiti come promesse dello sport. È chiaro che con giocatori come Roger Federer, Rafael Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray sbocciare non è mai facile. E non è mai facile percorrere il giusto cammino verso la maturità. La concorrenza fa parte dello spettacolo del tennis, quindi non si può certo chiedere ai Big Four di farsi da parte e lasciare il campo libero alle giovani promesse.

Il discorso si amplia e diventa quasi scontato quando si osserva il trattamento che i “giovani di oggi” subiscono nei primissimi anni in circuito. Sono forse troppo coccolati, sono forse caricati di troppe aspettative e responsabilità. Sono celebrati prima ancora di vincere e sommersi dalle wild card, che ne facilitano notevolmente l’accesso ai tornei maggiori penalizzando però la cosiddetta “gavetta”.

Per informazioni chiedere a Donald Young. Alla tenera età di 15 anni, da numero 1 del mondo juniores, il tennista nato a Chicago nel 1989 viene catapultato nel tennis professionistico ricevendo wild card a pioggia e ottenendo in questa fase di carriera una serie negativa di 25 vittorie al primo turno. Young è stato recentemente protagonista a Washington raggiungendo la semifinale, ma il suo 2014 annovera come risultato migliore il terzo turno raggiunto al Roland Garros. Jack Sock ha dominato il tour juniores vincendo per due anni consecutivi l’Usta Junior grazie a un diritto e un servizio decisamente sopra la media. Tuttavia, il suo bilancio di esordio nel circuito professionistico non è molto differente da quello di Young con un secondo e terzo turno raggiunti a Wimbledon e Roland Garros e la sola finale di Savannah giocata e persa contro Nick Kyrgios durante questa stagione. Ryan Harrison a 15 anni è stato il più giovane tennista ad entrare nel main draw del torneo di Houston, ma il suo bilancio di esordio nel circuito pro è stato di 12 sconfitte al primo turno. Il tennista della Louisiana denota un carattere particolare. Sembra giocar bene e dare tutto contro avversari di pari livello o anche più forti, ma si incarta contro tennisti che sulla carta gli sono inferiori. Il suo bilancio negli slam è disastroso, con eliminazioni al primo o secondo turno. Ma le cose non migliorano in tornei decisamente di minor prestigio.

Non è un caso se questi tennisti siano tutti americani. La federazione d’oltreoceano ha avuto negli anni passati un approccio forse troppo morbido con questi atleti. Wild card scontate, trattamento da star, popolarità alle stelle e aspettative forse troppo alte per tennisti dal talento indubbio, ma poco più che bambini.

È anche questo uno dei motivi principali alla base del fatto che le finali tra giovani tennisti sono sempre meno o che comunque l’età media di finali giocate da cosiddetti tennisti emergenti si sia palesemente alzata. Le speranze, tuttavia, non sono del tutto perse. Dominic Thiem ha dimostrato che una finale con un 21enne in campo è ancora possibile. Inoltre, nella top 200 Atp sono 4 i tennisti pressoché adolescenti e tra loro Borna Coric e Alexander Sverev hanno ancora 18 anni. la concorrenza rimane spietata e quindi l’età media delle finali Atp con in campo giovani talenti potrebbe sfiorare ancora i 24 anni o superarli. Ma se le premesse di carriera di Thiem, Zverev e co. sono queste e le promesse saranno mantenute, presto questa età potrebbe tornare ad abbassarsi. 


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