LA NUOVA STRADA DI DJOKOVIC: SI AFFIDA AL GURU DEGLI ABBRACCI

Djokovic si avvicina a Pepe Imaz, ex tennista che ha aiutato suo fratello Marko. "Pace e amore" è il motto di Imaz, ex numero 146 del mondo.

Tennis – Novak Djokovic cerca limiti raggiunti mai e strade percorse mai. Per ritrovare la felicità perduta, nel suo cammino verso un sogno di perfezione, si è affidato al guru spagnolo della meditazione Pepe Imaz, ex tennista di scarso successo che adesso predica una filosofia di pace e amore. C’è un video, infatti, girato al resort Puerte Romano di Marbella, subito dopo Wimbledon, che ben racconta la crescente influenza di Imaz. Si vedono sei persone sedute in una sala conferenze, oltre a Nole c’è anche il fratello Marko, che Imaz ha molto aiutato a superare un periodo di depressione, e Daniela Hantuchova.

Imaz, che ha raggiunto il numero 146 del mondo ma ha lasciato il circuito perché non si sentiva felice, tanto da arrivare di una seria forma di bulimia. “Ho rischiato di morire” ha detto Imaz, “poi ho imparato a guardare la vita da una prospettiva diversa. Ho capito che le cose superficiale non mi interessavano, che non dovevo preoccuparmi di quel che la gente pensava di me. Ho iniziato ad amarmi per come sono, avevo solo bisogno di pace e amore”.

“Pace e amore” diventa il motto del progetto che ha lanciato a Marbella, in cui ha coinvolto anche Marko. “Io guardo la gente negli occhi” spiega Imaz, “non insegno nulla. Condivido la mia esperienza e quello che mi ha aiutato, non fornisco nessuna terapia”.

“Cerchiamo tutti amore, felicità e armonia” dice Djokovic. “Abbiamo bisogno di guardarci dentro e stabilire una connessione con una luce divina”. Nole poi usa una lunga metafora su come pensieri ed emozioni siano come auto nel traffico e come, a volte, sia meglio uscire dalla macchina nell’ingorgo e guardare giù. “Mi sono sentito finalmente libero” ha spiegato, “perché di fronte a me avevo una persona che mi guardava con amore, senza giudicarmi. Finalmente dopo quattro anni posso dire a mio padre, a mia madre, ai miei amici che voglio loro bene”.

Già l’anno scorso, in un’intervista al New York Times, Djokovic raccontava il suo approccio mentale più come un guru dell’auto aiuto. “Mi piace essere sempre in uno spirito creativo” spiegava. “Puoi solo progredire o regredire, mentre il mondo si muove. Puoi anche decidere di stare fermo, ma finisce per essere un ritorno indietro”.

Non era ancora il Djokovic che espone le fragilità dietro la maschera di perfezione, che torna a Parigi senza Becker e Vajda per rimettere in sesto un percorso deragliato dopo il Roland Garros. “”Vincere il Roland Garros mi ha fatto sentire ringiovanito, ha portato una gioia enorme, ma mi ha anche tolto molto. Mi sono sentito, devo ammetterlo, esausto e forse meno motivato” ha detto in conferenza stampa alla vigilia di Bercy. “Ho dovuto riscoprire la sensazione di essere in campo e spingermi a fare sempre di più. Gli ultimi due mesi però non sono stati facili. Mentalmente ho dovuto ridefinire i miei obiettivi, poi sono successe cose dentro e fuori dal campo che mi hanno ridato la convinzione di poter giocare come mi aspetto da me stesso. Ora è tutto più chiaro, sto andando nella giusta direzione”.

L’attenzione ai dettagli del numero 1 del mondo ha sempre coinvolto l’aspetto mentale, la meditazione, l’allenamento sulla visualizzazione. “Credo ci sia una legge di attrazione” diceva, “metti in pratica quello che produci nei tuoi pensieri. La vita funziona così”. Nel suo libro autobiografico, in cui spiega anche come nasce e s sviluppa la sua dieta gluten-free, rivela anche l’importanza della mindfulness, un concetto sfuggevole che, nella classica definizione del pioniere Jon Kabat-Zinn significa “prestare attenzione, ma in un modo particolare: a) con intenzione, b) al momento presente, c) in modo non giudicante”. L’approccio, basato su una delle principali tradizioni di meditazione del buddhismo classico, è tutto centrato sull’attenzione, e porta a gustare fino in fondo il profumo di ogni nuova esperienza, a non respingere l’eventuale dimensione negativa ma a trasformarla in un motivo di crescita e di creatività. In questa direzione ostinata e contraria, si nasconde una possibilità sorprendente di fare spazio, di lasciar essere, di essere meno condizionati dalle situazioni e più pronti a trovare le vie e i modi più efficaci per gestire o risolvere le cause di sofferenza.

“Se non puoi controllare la mente e le emozioni, non sarai mai un grande. Il temperamento fa la differenza fra un buon giocatore e un campione” diceva Jack Kramer. Djokovic, che la grandezza la immaginava, la visualizzava già a sei anni, ha imparato presto a gestirle. Il 24 marzo 1999 la NATO lancia il primo bombardamento su Belgrado: è il culmine della guerra con il Kosovo. Per due giorni e due notti Novak, i suoi genitori e i suoi due fratelli si rifugiano nel seminterrato del loro condominio. Poi trovano rifugio nell’appartamento del nonno, scomparso due anni fa durante il torneo di Montecarlo.

In quei giorni, gioca a tennis tutti i giorni, nonostante la paura. “La mattina” ha ricordato Gencic, che ha perso sua sorella durante i bombardamenti, “con Novak ascoltavamo la radio per sapere dove erano previsti i bombardamenti e andavamo a giocare da un’altra parte. Se poi sentivamo gli aerei avvicinarsi, scappavamo dentro il club”.

Doveva svegliarsi ogni notte alle due o alle tre per le bombe, ma ricorda quei giorni in positivo. “Non dovevamo andare a scuola e abbiamo giocato di più a tennis” ha raccontato alla CBS per il programma ’60 minutes’. “La guerra ci ha resi più forti, più affamati di successo”. Sei mesi dopo Gencic chiama il suo amico Nikola Pilic, che aveva aperto un’accademia a Monaco di Baviera, per aiutare quel ragazzo così speciale. L’ex campione per cui 80 giocatori hanno boicottato Wimbledon nel 1972 è titubante, ma il piccolo Novak lo convince. Qualche tempo dopo, una mattina trova Pilic e sua madre Dijana a chiacchierare davanti a una tazza di caffé: è arrabbiatissimo, passa loro accanto senza dire una parola. “Gli chiesi perché” ha raccontato Pilic. “Disse che era in ritardo per l’allenamento e e che non aveva tempo da perdere. Non aveva ancora 13 anni, ma aveva le idee chiarissime su cosa fare nella vita. Non avevo dubbi che sarebbe diventato un grande giocatore”.

Per sostenere la sua carriera, Srdjan finisce in mano agli usurai: “Ci chiedevano interessi del 15% al mese. In Serbia molti non capiscono che chi ha successo nello sport, nella scienza, nella cultura, anche se non genera profitto, rappresenta la Serbia nel mondo. All’epoca solo due persone mi hanno aiutato: un amico di mio fratello mi ha dato 5 mila marchi (nell’intervista parla di maraka, che è il marco bosniaco, NdT) quando Novak aveva 14 anni dicendomi di restituirglieli quando avrei potuto. Un amico di un mio amico me ne ha dati 20 mila, mi ha detto: Srdjan, so che sei in difficoltà e che Novak è un atleta incredibile. Questi sono per lui, per fargli avere successo come atleta, e se non lo avrà, nella vita”.

Un anno dopo, Djokovic aveva appena finito un programma di allenamenti pesanti sulle Alpi austriache e tutti gli altri ragazzi sono pronti a festeggiare. Novak però è indeciso. “Se esco stasera, sarà bene per il mio tennis?” chiede al suo manager, Dirk Hordorff. “Hai lavorato tanto, vai e basta, divertiti” risponde. “Non ti ho chiesto se farebbe bene a me, ma se farebbe bene al mio tennis”. La famiglia, in fondo, ha scommesso tutto su di lui: Novak non conosce tutti i dettagli, ma sa abbastanza da aver capito di avere una grande responsabilità sulle spalle.

Una responsabilità che nell’estate del tradimento e dei problemi personali può esporre il lato umano anche di RoboNole il dominatore.


Nessun Commento per “LA NUOVA STRADA DI DJOKOVIC: SI AFFIDA AL GURU DEGLI ABBRACCI”


Inserisci il tuo commento


Articoli correlati

Dalla prima pagina » Ultima ora

Desideri ricevere in anteprima tutte le notizie? Iscriviti alla Newsletter di Tennis.it

TENNIS OGGI: nel numero di Febbraio 2020

  • Chi è Sonya Kenin?
    La storia della 21enne americana di origini russe che è esplosa a Melbourne.
  • Next Gen ancora immatura.
    Dall'Australia arriva un segnale forte e chiaro: i "Big Three" resistono agli attacchi dei nuovi talenti, che perdono l'ennesima occasione di effettuare il sorpasso.
  • Gastronomia Agonistica
    Le Olimpiadi Gastronomiche hanno chiuso con successo la loro VII edizione, a dimostrazione che questo nuovo sport sta appassionando i Circoli.