LA PIUMA DI ANDY

Una distrazione caduta dal cielo per Andy Murray segna il punto di svolta della finale dell'Australian Open. Da quel momento, il match passa nelle mani di Novak Djokovic.
domenica, 27 Gennaio 2013

Tennis. Melbourne (Australia) – L’immagine la ricorderemo per molto tempo: sul 2-3 del tie-break del secondo set, Andy Murray sta servendo la sua seconda palla quando una piuma cade dal cielo e gli passa davanti agli occhi, interrompendo il movimento del suo servizio. Lo scozzese si china, la prende e la porta fuori dal campo. Prepara di nuovo il servizio, scaglia il colpo e commette il doppio fallo che di fatto gli fa perdere il set. Distrazione fatale: da quel momento in poi la partita si fa sempre più in salita per Andy.

Limitare l’analisi della finale degli Australian Open a questo evento significa peccare di superficialità. Eppure questo episodio da Forrest Gump corrisponde, non solo simbolicamente, al momento in cui Novak Djokovic inizia a tenere gradualmente in pugno la partita, fino ad arrivare ad un dominio inaspettato, soprattutto considerato quanto si era visto fino a quel momento. Nole cala il suo tris australiano in una partita equilibrata almeno fino al 4-3 del terzo set, momento in cui il serbo strappa il servizio al suo avversario e gira il match dalla sua parte in modo definitivo. Novak Djokovic è il più grande capovolgitore di partite di sempre e l’ha dimostrato anche oggi.

Quando i primi due set finiscono entrambi al tie-break, vuol dire che l’equilibrio è totale. Un equilibrio dove il dato più eclatante e che ha fatto la differenza alla lunga è stato il rendimento di entrambi i giocatori, in particolar modo di Andy Murraysulle seconde di servizio (81% nel primo set e 96% nel secondo trasformate in punto per lo scozzese e 68% e 79% per il serbo). Questo dato diventa più rilevante se si considera che in tutto il match il massimo rendimento sulle prime è stato del 67% (Djokovic al terzo). Un Murray quindi ben lontano dalle statistiche al servizio del match contro Federer, dove lo scozzese piazzò ben 21 aces (che corrispondono a poco più di 5 game), ma che è comunque riuscito ad approfittare di un momento di seria difficoltà di Djokovic nella parte finale del primo set: per alcuni giochi abbiamo infatti visto un Nole in debito di ossigeno, pesante e in ritardo sui colpi e, di conseguenza, estremamente falloso (25 gratuiti al primo set). E, nonostante la vittoria, alla fine del match avrà commesso più errori del suo avversario (61 contro 46) a fronte però di un maggior numero di vincenti che hanno fatto la differenza (47 a 29).

Che il match fino ad un certo punto si sia giocato in completa parità lo dimostra anche il fatto che, fatta esclusione per quelle avute da Djokovic ad inizio match, per vedere le prime palle break abbiamo dovuto attendere il terzo set, momento in cui Nole ha cambiato passo sul 4-3. Quello che è successo poi è piuttosto semplice da analizzare: il serbo è salito, alzando il livello del proprio gioco e portandolo al massimo, mentre lo scozzese ha iniziato a calare fisicamente ancor prima che mentalmente. Rilevante è un allungo fatto su una straordinaria demi-volée su cross di Djokovic che potrebbe avergli creato problemi alla coscia. Il condizionale è d’obbligo, considerata la tendenza ad accentuare i dolori, veri o presunti, da parte di Andy.

Un Murray quindi non all’altezza di quello visto in semifinale contro Federer e sulle cui gambe, contrariamente a Nole che si è sbarazzato facilmente di Ferrer in semifinale, potrebbero aver pesato i cinque set del match precedente. Con un servizio più preciso forse avrebbe potuto reggere meglio il quarto set ma è difficile immaginarlo a contrastare lo strapotere di Djokovic nella parte finale della partita. Se i miglioramenti sia fisici che mentali di Andy sono evidenti, battere Djokovic in modo continuo è ancora qualcosa che lo scozzese non riesce a fare. Certo è che quello visto a questi Australian Open è un Murray più sicuro e determinato, elementi che costituivano delle gravi carenze fino a qualche mese fa. La cura Lendl sta iniziando a funzionare anche in questo senso?

Quanto a Djokovic, nulla sembra scalfirlo. Dopo la maratona con Wawrinka abbiamo tutti pensato di ritrovarcelo a pezzi al match successivo contro Berdych, non è stato così. Le capacità di recupero (non solo tra un match e l’altro ma anche all’interno di una singola partita) sono stupefacenti e rappresentano un’arma, oltre a quelle tecniche, per scardinare le certezze dell’avversario. Con questo successo raggiunge Agassi e Federer nei quattro trionfi all’Australian Open.

Il meglio del tennis ora è costituito da questi due giocatori, anagraficamente quasi “gemelli”. Con un terzo incomodo dal nome Roger Federer che davvero non sembra conoscere il concetto di invecchiamento ma che, è ormai evidente, è costretto a fare partite perfette per poterli battere. Con Nadal finora fuori dai giochi (e l’incognita costituita dalle sue condizioni al rientro) il leitmotiv del 2013 sarà con molta probabilità questo. Ma l’uomo da battere resta  indiscutibilmente Novak Djokovic.


23 Commenti per “LA PIUMA DI ANDY”


  1. Marco Di Nardo ha detto:

    Assolutamente d’accordo.
    Molto bene anche questa volta, ma non sono io a dovertelo dire 🙂

  2. Emiliano Severoni ha detto:

    Ti ringrazio Marco. Si, in effetti anche io credo che quello sia stato un momento decisivo. Tuttavia credo che Djokovic abbia iniziato a salire davvero nel momento in cui è arrivata la piuma (ovviamente quell’episodio è un pretesto “ad effetto” anche se non troppo lontano dalla realtà dei fatti) mentre l’episodio di cui parli tu rientrava nel discorso delle poche palle break del match non sfruttate, anche se in effetti col senno di poi ha avuto il suo peso.

  3. Marco Di Nardo ha detto:

    Bravo Emiliano, ottima analisi della situazione attuale. Considerando anche che sei tifoso di Federer, come hai ammesso in precedenza, si nota come tu sia completamente imparziale.
    L’unica cosa su cui non sono completamente d’accordo, è il momento in cui il match è girato, o meglio, quello in cui si è decisa la partita. Secondo me Murray ha perso l’incontro nel secondo game del secondo set, quando sullo 0-40 non ha sfruttato le tre palle-break consecutive avute, e in particolare la seconda, quando ha potuto giocare un facile rovescio d’attacco, mettendolo largo di poco. Ma questa è solo una mia opinione.
    Resta comunque un fatto che sia stato decisivo il tie-break del secondo set, e come hai detto tu c’è stato quel momento decisivo sul 2-3. Peraltro nei match 3 su 5, se c’è il tie-break nel secondo set, diventa quasi sempre decisivo, è veramente raro che chi lo perda riesca poi a vincere l’incontro.

  4. Emiliano Severoni ha detto:

    Un’A senza l’acca è “errore grammaticale” che sottointende mancata rilettura prima di averlo postatp. Una L in meno si chiama “refuso” e in quanto tale può facilmente sfuggire.

    Ritenere il layout “sgradevole” e la piattaforma “medievale” (è WordPress, è tutt’altro che “medievale”, è la più diffusa) è un conto ed è un’opinione. Chiamarlo “sito del cazzo” è un’altra cosa ed è maleducazione e mancanza di rispetto per chi ci lavora. Questo “sito del cazzo” è gestito ed animato da persone che ci dedicano il loro tempo e lo fanno con competenza e passione e quindi non meritano simili epiteti, piaccia o non piaccia il sito. Se la cosa non piace, ripeto, di testate dove ci si scanna nei commenti e dove simile linguaggio è bene accetto ce ne sono svariate, hai solo da scegliere.

    Detto questo, se tu avessi un account su WordPress potresti correggere tutto quello che vuoi perché ti apparirebbe l’apposita scritta “modifica” vicino alla data del tuo post.

  5. Simone ha detto:

    Tapioco Emiliano Severoni questo sito è orribile, il layout è sgradevole e la piattaforma è medievale. Per fortuna i contenuti sono molto validi così come chi li scrive (quindi anche tu).

    PS Word non ti ha corretto “del’acceleratore” quando preso dalla foga di farmi notare l’errore ne hai commesso uno anche tu?
    Ciao

  6. Emiliano Severoni ha detto:

    Tra l’altro, questo è un articolo di resoconto sulla finale dell’Australian Open e come sempre si finisce a parlare di Federer e del tennis moderno che fa schifo e di quello di una volta che era bello. E anche basta, no?

  7. Emiliano Severoni ha detto:

    “Tapioto” (che poi è Tapioco), come lo chiami tu, sono sempre io. Solo che ogni tanto faccio login su WordPress con un altro account in cui sono entrato per questioni che non riguardano questo sito ma il mio peronale. L’ho anche aggiunto alla fine dell’intervento per fugare ogni dubbio, anche se mi pare evidente che sono io visto che l’intervento ne continua uno precedente. Silvia, sei liberissima di esprimere le tue opinioni così come gli altri sono liberi di pensare quello che vogliono delle tue.

    Simone, se questo è “un sito del cazzo” e non ti piace, nessuno ti obbliga a seguirlo. Ce ne sono molti altri che probabilmente sono più all’altezza del linguaggio che usi. Siamo in un paese libero. Se hai bisogno di correggere, semplicemente aggiungi un altro commento. E no, nella mia “tesina di laurea” non c’erano errori. Faccio articoli per questo sito anche perché scrivo bene in italiano.

  8. Simone ha detto:

    Se questo sito del cazzo consentisse di modificare gli articoli l’avrei corretta il secondo dopo che ho postato, quando rileggendo ho visto l’errore. Vuoi dirmi che nella tua tesina di laurea non vi errano errori, che hai potuto correggere in seguito?

  9. SILVIA ha detto:

    A me sembra che ti senti troppo preso in considerazione, il mio commento era chiaramente rivolto a Tapioto. Sono assolutamente d’accordo tieniti pure le tue idee che sono diverse dalle mie, questo no mi vieta di esprimere la mia opinione in un paese che dovrebbe permettere la libertà di parola. O vuoi sindacare anche su questo Emiliano?

  10. Emiliano Severoni ha detto:

    Anche Borg e Wilander non erano geni del tennis ma sono stati autentici campioni. Non erano geni neanche Agassi o Connors eppure hanno vinto mezzo mondo. Il tennis, da che esiste, non è fatto di soli geni, che per definizione sono rari e non la norma. Ma a me sembra ormai evidente che qualsiasi cosa io dica venga regolarmente contraddetta da te, Silvia, per puro spirito di contraddizione. Come ti ho già detto in un altro articolo, io mi tengo le mie idee, tu tieniti le tue. Ma questo parlare di tennis sempre e solo in funzione del genio, sempre e solo in funzione di Roger Federer, oltre ad essere profondamente limitato è anche completamente fuori dalla realtà. E, ripeto, lo dico da tifoso di Federer. Penso che si meriti dei tifosi meno ciechi e con atteggiamenti meno devoti e più sereni.

    Simone, che Federer abbia imparato a giocare in difesa è evidente guardando la finale di Masters contro Djokovic o comunque analizzando il suo modo di giocare confrontandolo con gli anni passati. Non lo dico io, lo dice chi il tennis lo segue. Federer gioca con un piatto 90 semplicemente perché gioca bene con quel tipo di racchetta: Sampras gli consigliò di aumentarne la grandezza perché spesso prende stecche, lui ci ha provato ma non riesce proprio a giocarci. E poi dove sta scritto che i piatti piccoli non sono da difensivisti? Murray gioca con un piatto 98, una racchetta decisamente “piccola” per essere un cannoniere da fondo campo, gente che non scende sotto ai 100. Inoltre Roger è anche l’UNICO tra i top players a giocare con un piatto 90, quindi lo considererei un’eccezione e non una regola (pensa, la Pro Staff 90 è la racchetta più venduta, voglio vederli proprio i tennisti della domenica alle prese con la racchetta più difficile in commercio per farmi delle grasse risate). Ma questo accade perché Federer sa benissimo che avvicinarsi troppo a rete contro uno come Djokovic potrebbe significare essere infilati da un passante. Fatti un giro e guardati le statistiche: le discese a rete di Federer negli ultimi anni sono assai diminuite, così come è aumentata la lunghezza degli scambi nelle sue partite (anche quando gioca con giocatori diversi dai top players). In più “giocare in attacco” e “dalla riga di fondo campo” sono due concetti opposti. Il concetto di attacco presume una palla profonda e un avvicinamento a rete. Una volta col serve and volley si chiamava “chip and charge”, ora l’attacco richiede più potenza altrimenti ti trapassano.

    Io personalmente nella bruttezza ho preferito nettamente la finale di quest’anno che se non altro non è stata un supplizio da sei ore.

    E “a non lasciare mai il piede del’acceleratore” si scrive senza acca. Non dico saperne di tennis, ma almeno l’italiano.

  11. SILVIA ha detto:

    Nole Djokovic genio del tennis? Va bene solo se intendi mostro di consistenza, del ring e solidità mentale. Per il resto non puoi parlare proprio di genio, lo è più Tsonga ai suoi livelli di quanto non riuscirà mai a esserlo Nole, con tutto il rispetto per i suoi records. Genio=colpo geniale, ineguagliabile, creativo nella sua eccezionalità. No, per me Nole non è un genio forse lo è sicuramente più Murray.

  12. Simone ha detto:

    Tapioto, il tennis di Federer difensivista?!???? Scambiare da fondocampo per esigenza è un conto, ma che giochi difensivista …è tipo come dire che Karlovic sa portare il rovescio come Wawrinka, o che Tipsarevic gioca le volé di Llodra.
    Non sono proprio d’accordo, il tennis di Federer è votato completamente all’attacco, e lo si capisce anche dalla racchetta che ha un piatto corde da 90′ a differenza del classico padellone da 100′ che usano tutti gli altri. Gioca attacco alla riga di fondocampo, su ogni scambio gioca almeno 1 colpo in controbalzo per prendere tempo all’avversario e passare dallo scambio da fondocampo alla fase di attacco con i piedi dentro al campo.
    Giocare in difesa + un conto, scambiare da fondocampo un altro.
    Comunque sta finale ha fatto veramente cagare… faceva venire sonno. 0 Adrenalina… l’opposto di quella dell’anno scorso!! Bravo Djokovic ha non lasciare mai il piede dall’acceleratore.

    Mi manca Nadal….!!!

  13. marcopac ha detto:

    A proposito della terra battuta, Roger Federer s’è fatto più finali al Roland Garros (vincendone una) di quante se ne faranno in carriera i due finalisti dell’AO di oggi. Che sono due mostri, ma che le vette di RF e RN mi sa che le raggiungeranno molto difficilmente.. comunque applausi per il record di Nole per i tre AO consecutivi, ora è nell’Olimpo delle leggende anche lui.

  14. Tapioco ha detto:

    Ah perché secondo te Djokovic, nel tipo di tennis che gioca, non è un genio? Perché ogni volta che si parla di tennis lo si deve fare sempre in funzione di Federer, come se tutti gli altri non fossero degni? Anche Borg era un giocatore estremamente fisico e picchiatore da fondocampo e già all’epoca si parlava di “fine del tennis geniale” e di McEnroe come ultimo baluardo dell’eleganza. Eppure non mi pare sia stato così. Qui non si tratta di cogliere l’essenza dei commenti, ma quella del tennis. Io sono piuttosto sfiduciato nel tennis del futuro e non perché non ci sarà più Federer, ma perché più semplicemente non vedo grandi talenti. Quantomeno quelli che dovrebbero esserlo stanno tradendo le aspettative. Smettiamola, ripeto, di parlare di tennis in funzione di Federer. Anche perché (e mi ripeto di nuovo) Federer è diventato un difensivista come gli altri per esigenza.

    (Chiedo scusa, sono sempre Emiliano, mi è entrato un altro account che ho su WordPress).

  15. SILVIA ha detto:

    Scusa ma il discorso mi sembra fosse tennis moderno e atletico privo di genio…mi sembra che anche Francesco Paolo coinvolgesse Federer per argomentare un tipo di tennis diverso. Qui non è in discussione se Federer vinca di più sull’hard court o sulla terra rossa ma il tennis atletico privo di genio, che cosa possiamo farci se il tennis geniale ad alti livelli è oggi come in passato rappresentato da Federer?Mi sembra che tu non colga l’essenza dei commenti.

  16. Emiliano Severoni ha detto:

    Aggiungo anche: dall’agosto 2009 fino a Wimbledon dello scorso anno, Federer ha vinto sempre e solo sul cemento, sia indoor che outdoor. Quindi direi proprio che si tratta di una suoerficie adattissima a lui, alla quale ha saputo adattarsi benissimo. Che il tennis moderno possa non piacere ci sta tutto (e a me piace poco), ma sostenere che si tratti di “buio” mi pare un tantino esagerato. Se questa é definita la “golden era” del tennis non lo dobbiamo al solo Federer.

  17. Emiliano Severoni ha detto:

    Non é che possiamo cambiare superfici perché ci piace Federer. Piaccia o no, il futuro del tennis é questo e non Roger Federer. Che peraltro ormai é diventato anche lui un ottimo giocatore da fondo campo e buon difensivisat perché ha capito benissimo che é lui che deve adattarsi a questo tennis e non viceversa. Mi sembra sia arrivato in semifinale e che di Australian Open ne abbia vinti ben quattro, altro che superficie poco adatta a lui. Se c’é una superficie poco adatta a lui, peraltro, é la terra battuta, non il duro. Dovremmo smetterla di vedere il tennis sempre in funzione di Federer. Quando questa era sará finita ci saranno nuovi giocatori. Il tennis, come qualsiasi altro sport, cambia. Nel bene e nel male. Io sono un tifoso di Federer, adoravo Edberg, ma augurarsi di tornare ad un tennis che oggi non puó piú esistere é come dire che si viveva meglio quando non c’era la corrente elettrica.

  18. SILVIA ha detto:

    Quello che non capisco è perchè chi organizza i tornei promuova queste superfici dove i ribattitori da fondo si trovano tanto a suo agio….ritornando a Federer in questi AO ha tentato con successo di adeguarsi a un gioco meno spettacolare e più regolare con recuperi fantastici ma meno aggressività e meno angoli…spero che si ritorni all’antico se Roger deve perdere contro questo tennis versione ping-pong meglio che lo faccia con i suoi tocchi geniali che lo rendono cosi diverso dagli altri , cosi estraneo a quest’era del tennis ricucendosi semplicemente l’era di Roger Federer. Quando questa sarà finita, sono completamente d’accordo ricadremo nel “medioevo” in attesa e con la speranza che un nuovo Roger possa tirare il tennis fuori dal buio.

  19. gattotondo ha detto:

    Mamma mia che porcheria di partita, però anche il tennis basato più su velocità di palla e forza fisica spesso regala colpi micidiali ed entusiasmanti, che oggi sono del tutto mancati.

  20. Francesco Paolo Carpinelli ha detto:

    Amara constatazione! 🙁

  21. Emiliano Severoni ha detto:

    Condivido. Il fatto è che c’è a chi questo tennis piace. E sono in molti.

  22. Francesco Paolo Carpinelli ha detto:

    Diciamo pure che è stata una delle finali più modeste degli ultimi anni. Di straordinario, in questo match, c’è stato solo il risultato finale, che ha garantito a Nole la gioia di laurearsi, per la terza volta consecutiva, vincitore degli Australian Open ( la quarta complessiva). Per il resto, i due interpreti di giornata hanno dato vita ad una partita mediocre, in cui hanno latitato quei colpi vincenti, quei tocchi di fino e quelle variazioni in grado di mandare in visibilio il pubblico pagante. Insomma, la prestazione offerta oggi da Djokovic e Murray non è stata degna del pedigree vantato dai due finalisti.
    Il disappunto più grande è che, al netto di qualsiasi giudizio di parte, dall’incontro odierno esce davvero sconfitto non tanto il tennista di Dunblane (suo malgrado, abituato ad interpretare il ruolo del perdente di lusso), ma il movimento tennistico nel suo insieme.
    Che Dio regali lunga vita sportiva a Roger, perché, al suo ritiro dalle scene, ho paura che per il Tennis inizierà il suo ‘Medioevo’. Un periodo in cui, a farla da padrone, sarà un gioco votato esclusivamente alla potenza dei colpi e alla fisicità dei suoi protagonisti.


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