LA RACCHETTA PERFETTA

Oggi il mondo delle racchette da tennis è diventato vastissimo. Tra feticismo e ricerca dello strumento perfetto, senza entrare in troppi tecnicismi e storicismi, andiamo a scoprire qualche segreto delle "armi" moderne del gioco del tennis
giovedì, 7 Febbraio 2013

Tennis. A sbirciare nei negozi e nei siti che vendono materiale tennistico c’è da impazzire: la quantità di modelli di racchette disponibili all’acquisto è talmente elevata che spesso ci si chiede se davvero sia necessario avere una simile scelta. Ogni marca ha una linea, ogni linea ha più modelli che se andiamo ad analizzare in dettaglio non sembrano essere così diversificati l’uno dall’altro in modo tale da giustificarne la produzione in modo massivo. Eppure è così: oggi il tennis, più che nel passato, vive anche di mode e di emulazione dei propri tennisti preferiti.

Al giorno d’oggi le racchette sono diventate strumenti estremamente maneggevoli e presentano meno rischi per la salute delle braccia di chi le usa rispetto al passato. Fenomeni come il gomito del tennista o altre problematiche legate alle articolazioni del braccio sono molto meno frequenti (se non quasi del tutto debellate) anche per i tennisti più maldestri. L’evoluzione dei materiali nella costruzione delle racchette è l’elemento fondamentale che ha contribuito al cambiamento del tennis negli ultimi venti anni. I piatti corde sono aumentati considerevolmente di dimensioni (una normale racchetta in legno degli anni ’70 spesso non arrivava a 80 pollici ed aveva tensioni di corde esagerate, ora la racchetta più “estrema” è quella che usa Federer, con “solo” 90 pollici di superficie) consentendo una maggiore facilità d’impatto: il cosiddetto “sweetspot” ovvero la parte centrale che rappresenta il punto ottimale dove colpire la palla, si è allargato nel tempo (più il piatto corde è piccolo e più quest’area diminuisce di conseguenza). Il gioco quindi si è velocizzato ed è diventato più potente, un colpo come il rovescio a due mani è diventato più facile da eseguire e diventato ormai “standard” e gli scambi si allungano per la sempre minore propensione dei giocatori a giocare di sensibilità. Per farla breve, sarebbe estremamente difficile per Djokovic o di Nadal giocare il loro tennis con le racchette di venti o trenta anni fa. Federer, e più in generale qualsiasi giocatore che privilegi la sensibilità, avrebbe meno problemi ma si tratta ormai di eccezioni.

Di pari passo è andato il concetto di incordatura delle racchette e qui si entra in un tema vastissimo che contribuisce ad aggiungere varianti pressoché infinite alla personalizzazione di una racchetta. Senza entrare in dettagli tecnici, le fibre sintetiche hanno ormai sostituito quasi del tutto il budello per le stesse ragioni esposte sopra a proposito dei materiali. Anche gli ultimi baluardi del gioco di fino oggi tendono ad usare corde sintetiche le cui caratteristiche somigliano ormai moltissimo a quelle del budello naturale (ancora Federer è esemplare: gioca con un’accordatura mista sintetico/budello), con il vantaggio di una durata assai maggiore e costi contenuti. Qui il paragone con i campioni è improponibile: mentre i top players hanno incordatori che preparano la racchetta in base alle loro specifiche richieste e, soprattutto, utilizzano più racchette nell’ambito di una stessa partita, l’amatore si ritrova spesso a giocare con corde usate in più partite e con l’annoso problema di trovare qualcuno che sappia fare bene il suo mestiere di incordatore.

La componente “modaiola” è oggi un fattore determinante nell’acquisto della racchetta perché i telai che si trovano in commercio sono gli stessi usati dai campioni. Fatta esclusione per incordatura ed eventuali piccole personalizzazioni, oggi gli amatori possono scendere in campo nel loro circolo stringendo in mano la stessa racchetta del loro idolo e molti di essi acquistano lo strumento del loro campione preferito ignorando che spesso può essere troppo impegnativo per le loro capacità agonistiche, finanche pericoloso per le loro braccia se usato in modo improprio. Per fare un esempio eclatante, la Wilson ProStaff BLX, la racchetta di Federer, viene venduta in tre diversi modelli da 100, 95 e 90 pollici di piatto corde. Quest’ultimo è il modello usato dallo svizzero ed è, a detta degli esperti, una delle racchette più difficili che si trovino in commercio. Eppure risulta una tra le più vendute in questo momento. E’ una racchetta estremamente agonistica già dal peso, 339 grammi senza corde, che richiede quindi un braccio allenato e una elevata sensibilità per poter essere utilizzata al meglio. Personalmente sarei curioso di vedere questi gamatori maneggiare un’arma così impegnativa per vederne i risultati. In questo il tennis è molto simile alla fotografia: avere una macchina fotografica migliore e costosa non fa di te un fotografo. Nella maniera più assoluta. Ma del resto è anche comprensibile il fatto che, nel campo del suo circolo, ognuno abbia diritto si sentirsi un po’ Federer o Nadal per un paio d’ore.

C’è, come in tutte le cose, anche una componente di maniacalità: la racchetta, come tutti gli strumenti di qualsiasi mestiere, crea anche una certa morbosità possessiva nei suoi confronti. Anche qui il paragone con la fotografia può tornare utile: così come ci sono persone che si comprano una macchina fotografica per poi rivenderla pochi mesi dopo senza averne esplorate appieno le funzionalità, sostituendola con un’altra, allo stesso modo esistono giocatori che non si accontentano mai e cambiano continuamente racchetta seguendo la moda, ignorando che forse alla tua “arma” va concesso un po’ di tempo per fare in modo che diventi come un guanto e calzi perfettamente al gioco che si vuoi esprimere.

Difficile quindi comprendere quanto, sia a livelli professionistici che amatoriali, una racchetta faccia differenza piuttosto di un’altra. Andre Agassi, nel suo “Open” ci dice che quando abbandonò la Prince per motivi contrattuali si trovò malissimo. Sono necessarie molta sensibilità ed esperienza per comprendere le minime variazioni e quanto queste possano influenzare il gioco. Unite, ovviamente, a questioni commerciali e di sponsor che fanno parte, nel bene e nel male, del tennis di oggi.

Districarsi tra le varie scelte possibili, per chi gioca a tennis nei circoli, non è facile. Seguire il consiglio di un Maestro o di un esperto (e magari avere l’occasione di fare qualche prova prima dell’acquisto) è sempre consigliabile per evitare di investire denaro in uno strumento che non si confà alle proprie caratteristiche di gioco e, peggio, di rischiare nel lungo periodo di farsi male con una racchetta troppo difficile da gestire. Esiste quindi la racchetta perfetta? Probabilmente no: esiste la migliore per ognuno di noi.


3 Commenti per “LA RACCHETTA PERFETTA”


  1. Emiliano Severoni ha detto:

    Beh, diciamo che sperimentare e giocare con le racchette non è da tutti e richiede uno sforzo economico non indifferente. Grazie per i commenti e le segnalazioni. 😉

  2. Giada Ferraglioni ha detto:

    Bell’articolo, anche se forse sei stato un po’ troppo cattivo Emiliano 🙂 Una delle parti più divertenti della pratica del tennis è, secondo me, giocare con i telai, provarne tanti e sperimentare diverse customizzazioni. E come hai detto tu, è bello sentirsi un po’ Federer / Nadal durante i nostri piccoli match.

  3. Francesco Paolo Carpinelli ha detto:

    Bravo Emiliano, hai scritto una splendida summa sull’attuale universo della racchetta.
    Se può interessarti, ti segnalo che, proprio con riferimento all’argomento da te affrontato, sul numero di febbraio di ‘Tennis italiano’, Ivan Ljubicic ha scritto un focus molto interessante.


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