LA SFIDA INFINITA DI VERA ZVONAREVA

TENNIS - Per i 30 anni di Vera Zvonareva, un escursus nella sua carriera: tra luci, ombre e pesanti infortuni.
domenica, 7 Settembre 2014

TENNIS – Russa, bionda, bella, potente. Stiamo parlando di Vera Zvonareva, classe 1984, che oggi spegne le sue 30 e importanti candeline. Nasce a Mosca da Igor e Natalia, entrambi grandi atleti, e inizia a giocare a tennis a 6 anni. Diventa professionista a 16 e si fa subito notare per la sua prestanza: profonda comprensione del gioco, colpisce la palla con finezza e precisione, combinando forza e velocità. Vera non è solo un’altra giocatrice del tour, lei è in grado di arrivare alla top 10 e dare ‘fastidio’ a tutte le grandi del panorama tennistico. In questa nuova era di giocatrici potenti come le sorelle Williams, la Zvonareva ha dimostrato di poter essere una formidabile concorrente contro le atlete che colpiscono duro. Dodici titoli WTA nel singolare, 8 nel doppio (tra cui due Grandi Slam) e medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Pechino 2008, la Zvonareva ha vissuto il suo periodo di maggiore splendore dal 2009 al 2011, raggiungendo il gradino n°2 del ranking mondiale. Nel 2010 gioca la finale a Wimbledon e agli US Open, ma perde rispettivamente da Serena Williams e da Kim Clijsters.

La carriera di Vera non procede come lei si aspettava. È una carriera a tratti brillante, ma costellata da infortuni, arrancata e spesso frustrante. Nel 2005 si infortuna difendendo il suo titolo Memphis: da giugno a dicembre la sua posizione nel ranking scenderà dal n°11 al n°42. Il 2007 sarà poi un anno di alti e bassi: al Pacific Life Open Vera supera l’allora n°1 Maria Sharapova, campionessa in carica, ma cede a Li Na. Alla Family Circle Cup, è costretta a ritirarsi quando contro Dinara si infortuna al polso sinistro. Questa lesione la terrà fuori per tutta la stagione europea su terra, nella stagione su erba e per la maggior parte del tour in Nord America su cemento. Quello stesso anno raggiungerà il terzo turno degli US Open, perdendo poi da Serena Williams. Nel 2012 combatte contro il suo terzo, grave, infortunio. Agli Australian Open, con la partner di doppio Svetlana Kuznetsova, battono le campionesse in carica Gisela Dulko e Flavia Pennetta e in finale superano Sara Errani e Roberta Vinci. I problemi si fanno sentire al Sony Ericsson Open quando cede all’allora 18enne Muguruza al econdo turno. Salta il Roland Garros a causa di un infortunio all’anca e a Wimbledon è costretta al ritiro contro Kim Clijsters a causa di problemi di respirazione. Alle Olimpiadi di Londra, Vera subisce la peggiore sconfitta di tutta la sua carriera, perdendo 6-1, 6-0 contro Serena Williams al terzo turno. Si ritira dagli US Open, a causa dello stesso infortunio che la costrinse a ritirarsi dal suo match di Wimbledon contro la Clijsters. Ad Agosto non gioca e perde tutti i punti guadagnati nell’ultimo anno agli US Open, a Tokyo e a Pechino. Nel 2013 si ritira dagli Australian Open a causa di un infortunio alla spalla abbastanza grave da richiedere un intervento chirurgico.

Il 2014 si annuncia come l’anno della rinascita, ma non è così semplice. Dopo una pausa di circa un anno e mezzo la russa torna ufficialmente in tour allo Shenzhen Apri con una wild card ma non riesce ad impensierire Li Na. Agli Australian Open perde da Casey Dellacqua mentre al PTT Pattaya Open, viene sconfitta al secondo turno da Ekaterina Makarova. Accede ai BNP Paribas Open sempre con wild card ma cede a Peng Shuai al primo turno. A Wimbledon raggiunge il terzo turno dopo aver sconfitto Tara Moore e la stella nascente Donna Vekic ma cede poi alla kazaka Zarina Diyas.

Sarebbe difficile raccontare appieno le vicissitudini della bella Vera, possiamo però riportare le parole che la russa rilasciò qualche tempo fa alla rivista The Body Issue: “Gli infortuni alla schiena, ai piedi e ai polsi che ho avuto nel corso della carriera hanno rappresentato la mia più grande sfida. Più giochi, più sei soggetta e più tempo ci vuole per recuperare. Quando ero più giovane, non mi sono infortunata tanto. Adesso è diventato più difficile rimanere in buona salute, stressiamo troppo il nostro corpo. Quindi bisogna implementare gli allenamenti per la prevenzione degli infortuni, invece di uccidersi. Ho imparato a sostituire i pesi con bande e usare solo il mio peso corporeo o la palla per il Pilates. Inoltre, ho problemi strutturali ai piedi. Quando ho avuto l’intervento, hanno scoperto che avevo due flessori. Quando mi tolgo le scarpe dopo una match, faccio fatica a camminare; i miei piedi rimangono rigidi per 10 o 15 minuti. Devo indossare plantari speciali e fare alcune sessioni di recupero speciali prima di poter tornare in campo. Ognuno ha qualcosa da superare. Non troverete alcun atleta professionista che non ha dolore da qualche parte. Fa parte del nostro lavoro, è parte della nostra vita. Bisogna solo accettarlo.”


2 Commenti per “LA SFIDA INFINITA DI VERA ZVONAREVA”


  1. Matteo ha detto:

    Madonna quanto sei ignorante…

  2. Marco ha detto:

    Brava e fragile, secondo me centra molto l’alimentazione, se non si è smesso di bere latte vaccino o carni varie si è deboli. Poi la preparazione atletica con uso di pesi da giovanissima è deleterio


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