UNA SOLUZIONE PER JUAN MARTIN DEL POTRO: LA RIPROGRAMMAZIONE NEUROMOTORIA

Il preparatore atletico Paul Dorochenko è sicuro che il suo metodo innovativo aiuterà il tennista argentino a riconquistare la fiducia nel suo rovescio.
mercoledì, 9 Agosto 2017

Tennis – Siamo tornati ad apprezzarne le gesta in campo. Siamo stati felici di vedergli alzare al cielo la Coppa Davis e mettere al collo l’argento olimpico. Ma siamo anche consapevoli del fatto che Juan Martin Del Potro non è più lo stesso tennista che vinse gli Us Open 2009, soprattutto dal lato del rovescio. Il suo ritorno ai campi e alle vittorie è stato infatti caratterizzato da un cambiamento radicale del gioco dalla parte sinistra. Il diritto è tornato a essere devastante, ma il rovescio del gigante di Tandil ha subito un notevole ammorbidimento, passando dal top spin bimane allo slice a una mano. In sostanza, è diventato un colpo di manovra, utile a rallentare il gioco e ad aprire il campo per entrare con il poderoso diritto di casa Delpo.

Il progresso tattico è stato evidente e i suoi effetti concreti, ma solo nel breve periodo. Non a caso, in questo 2017, il tennista argentino non ha ancora alzato al cielo nessun trofeo e non ha mostrato lo smalto della passata stagione, in cui – ricordiamo – aveva battuto i più forti giocatori del pianeta. Non è facile, evidentemente, giocare a certi livelli con una sola freccia al proprio arco. Il rovescio del Del Potro prima edizione non era certo devastante quanto il diritto, ma portava in cascina tanti punti ed era un colpo incisivo e profondo. Lo slice resta un colpo affilato, ma non assicura certo un importante bottino di punti. Il problema dal lato sinistro è dunque chiaro. E adesso potrebbe esserci una soluzione: la riprogrammazione neurologica.

È qui che entra in gioco la figura di Paul Dorochenko, preparatore atletico, fisioterapista ed esperto di biomeccanica già volta al servizio di un giovanissimo Roger Federer e di Rafael Nadal. Si dice che i due si siano incontrati a Palermo per parlare di questo innovativo metodo di guarigione. Lo staff del tennista attualmente al numero 31 del ranking Atp si è affrettato a smentire l’avvenuto incontro, ma c’è chi è pronto a sostenere che tra i due ci sia stato un colloquio. Secondo quanto riportato dal quotidiano argentino La Nacion il metodo Paul Dorochenko potrebbe essere decisivo per Juan Martin Del Potro.

Si tratta di una terapia molto innovativa di cui lo stesso Dorochenko è il massimo esperto mondiale. La riprogrammazione neurologica interviene sui meccanismi cerebrali e motori, impedendo al cervello dell’atleta di identificare certi movimenti come dannosi e pericolosi. Di fatto, considerato il fatto che il polso di Del Potro è definitivamente guarito, il problema non è più organico, ma di percezione. Per dirla in soldoni, la riprogrammazione neurologica potrebbe liberare Del Potro dallo spettro di un nuovo infortunio e permettergli di giocare il rovescio bimane in top spin senza patemi d’animo.

È chiaro che il rovescio dell’argentino non sarà mai più quello di una volta. Questo lo sostiene anche il guru francese: “Un giocatore che ha subito infortuni di questo genere non è mai tornato ad altissimi livelli – dice Dorochenko a La Nacion – ma Del Potro ha bisogno di ritrovare fede nel suo rovescio. Quello che propongo è semplice. La riprogrammazione neuromotoria permette al cervello di tornare a puntare sul rovescio”.

Il meccanismo sembra semplice, ma ha a che fare con la propriocezione e con la percezione di se stessi nello spazio. Quasi un concetto metafisico: “Bisogna lavorare su informazioni propriocettive. I giocatori di tennis colpiscono con la racchetta e senza racchetta, con gli occhi aperti e chiusi. Visualizzano il colpo, lo vedono con la propria mente. Nel passo successivo entrano in gioco i suoni a bassa frequenza che attivano aree di abilità motorie”. In questa fase, senza entrare troppo nel merito, avviene il passaggio dalla fase teorica a quella pratica. L’atleta viene sottoposto a una terapia che sintetizza suoni, immagini e psicologia. L’obiettivo è quello di riprogrammare l’attività cerebrale, riabituando il cervello a certe sensazioni.

Il risultato non è affatto scontato, ma il metodo del dottor Dorochenko potrebbe avere una sua valenza se analizzato alla luce di un’ultima variabile. Il Del Potro del 2016 ha compiuto un vero e proprio exploit. Ma non lo ha fatto giocando solo il diritto. Chiunque avrà notato come nei momenti di massima tensione, nei momenti più delicati dei tanti match vinti dall’argentino, il rovescio in slice abbia lasciato spesso spazio a quello in top. Tutto questo è accaduto perché nelle fasi meno concitate di partita il tennista ha sempre ricordato di avere un polso non proprio al cento per cento, ma nei momenti di massima intensità, laddove l’obiettivo era quello di portare a casa un determinato punto del match, tutta questa paura veniva meno. Alla luce di questa considerazione, le teorie suggestive di Paul Dorochenko potrebbero concretizzarsi e aiutare l’argentino a tornare ai livelli pre-infortunio?

Foto: Juan Martin Del Potro (www.zimbio.com)


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