LA VIA DELLA NATURA, LA VIA DELLA GRAZIA

TENNIS - Scegliere quale via prendere, se la via della Natura o la via della Grazia, è l'anima di un film di Terrence Mallick. Un pomeriggio a Roma, non assistere ad un incontro per guardare allenarsi Serena Williams, Roger Federer e Martina Hingis. La via della Natura è Serena Williams. In bilico tra Natura e Grazia è Roger Federer. La Grazia discesa sulla terra è Martina Hingis.
martedì, 14 Maggio 2013

Tennis. Internazionali BNL d’Italia – Roma.“Ci sono due vie per affrontare la vita: la via della Natura e la via della Grazia. Tu devi scegliere quali delle due seguire”. Il sipario di “The tree of life” si apre con queste parole che, simili ad un passo biblico danno vita ad un’opera molto più simile ad una tragedia greca, a un elegia, che ad un film. E’ possibile essere a Roma, vivere un giorno di Internazionali BNL d’Italia e non provare il minimo interesse per gli incontri che si stanno disputando. Può accadere di estraniarsi. Di dimenticarsi del tempo. Di essere catturati. Di chiedere, di supplicare il proprio “aguzzino” di non liberarci mai più. E’ possibile lasciare un pezzo del proprio cuore in un campo d’allenamento. Può succedere, se su quel campo hanno camminato, hanno danzato, Serena Williams, Roger Federer e Martina Hingis.

Ci sono due vie per affrontare il tennis: la via della Natura e la via della Grazia. Serena Williams ha scelto la via della Natura. Il coro di “Funeral Canticle” accompagna queste parole, simili a note scritte sul marmo: “La natura vuole compiacere se’ stessa, le piace dominare, le piace fare a modo suo”. Serena Williams è la Natura. Imponente, orgogliosa, all’apparenza imbattibile. In Serena Williams la Natura è il peso del corpo che diventa un tutt’uno con il braccio, con il cuore, con la testa; per generare, per sprigionare una potenza talmente pulita che è sinonimo di talento ma che, non appagata, finisce con il cibarsi del proprio stesso talento, con il divorare la grazia. La pallina non parte dalle racchetta di Serena Williams, fugge, esplode al pari di un lampo che squarcia una nube. Serena è un terremoto di emozioni trattenute pronte far tremare la quiete con un boato, Serena è un vento carico di sabbia, è uno tsunami implacabile, pronto a sommergere qualsiasi cosa osi ostacolare la sua marcia.

David Foster Wallace ha scritto che veder giocare a tennis Roger Federer, poter ammirare l’essenzialità dei suoi gesti, la pulizia dell’impatto che la pallina esala al contatto con la sua racchetta, sia quanto di più vicino ad un’esperienza religiosa. Prima di vedere Federer nell’atto di colpire una pallina si è portati a credere che la dose poetica uscita dalla penna dello scomparso scrittore americano, suicidatosi nel settembre del 2008 cinque giorni dopo che Roger Federer aveva vinto il suo quinto titolo agli US Open, sia superiore alla cruda meccanica tennistica. Perché se pure il termine “meccanica”  appaia quasi un oltraggio nei confronti dello svizzero, pur sempre di una dinamica i suoi colpi, come quelli di chiunque altro, seppure con estetismi differenti, si avvalgono. Nonostante ciò, seppure non mi intendo di esperienze religiose, dopo aver visto Federer in campo non si può evitare di constatare che Wallace non si è lasciato trasportare dall’enfasi, non ha mirato al cuore del “caso letterario”: aver modo di osservare Roger Federer mentre colpisce, mentre accarezza una pallina, è indubbiamente espressione di splendore, di completezza universale. E questo perché Roger Federer ha scelto di praticare insieme la via della Natura e la via della Grazia. In lui si sono fuse, dentro di lui interagiscono costantemente, si alternano, quasi si sfidano l’un con l’altra.

A parte un costante velo di tristezza sugli occhi, Martina Hingis non è cambiata molto. In lei tutto è Grazia. Il senso di smarrimento, la commozione che può suscitare un dipinto di Michelangelo, è possibile ritrovarla negli attimi in cui Martina incontra di rovescio. E’ come se gli Dei del tennis, sentendosi in dovere  verso l’umanità, avessero fatto scendere sulla terra Martina Hingis e il suo rovescio. Martina dà riposo allo spirito perché lei è splendore, purezza, luce. Qualcosa al limite dell’indefinibile, che fa male al cuore tanto è intriso di bellezza. Mentre la osservo allenarsi è come se la mia devozione per Martina, un sentimento che ritengo debba essere universale, venisse pugnalato una, dieci, cento volte. In molti, più di quanti si possa pensare, non la riconoscono e credono sia la sparring partner di Anastasia Pavlyuchenkova. Altri sanno chi è e sostengono sia stata avversaria della Graf agli inizi degli anni 90’. Altri ancora ritengono che invece no, la Graf non l’ha mai incontrata, è stata rivale solo delle sorelle Williams, di Justine Henin e Kim Clijsters. Finché una schiera di bambini, cacciatori indiscriminati di autografi, si avvicinano e uno di loro si fa portavoce per chiedermi: “ma chi sono queste due?”. Rispondo che sono Anastasia Pavlyuchenkova e Martina Hingis. La delusione nei loro occhi, indecisi se attendere che escano dal campo oppure allontanarsi con le loro palline zeppe di scarabocchi, mescolati tra loro. “Martina Hingis ha contribuito a scrivere la storia del tennis”. Lo sguardo di supplica è evidente: chi è tra le due? Gliela indico e così si passano la voce, vale la pena aspettare. “La Grazia accetta di essere disprezzata, dimenticata, sgradita. Accetta insulti e oltraggi”. Si ferma Martina Hingis, firma autografi agli ignari bambini che spero un giorno, quando saranno cresciuti, apprenderanno, capiranno chi era quella donna minuta che accetta di firmare il proprio nome su palline scarabocchiate. Mi perdo nel Foro, con ancora negli occhi il rovescio di Martina Hingis. Anima mia, fa che io sia in te adesso. Guarda attraverso i miei occhi. Guarda le cose che Martina Hingis ha creato. Tutto risplende.


2 Commenti per “LA VIA DELLA NATURA, LA VIA DELLA GRAZIA”


  1. stefre ha detto:

    Parlando di bellezza, eleganza e potenza nel tennis mi sembra che in questo articolo ci sia un’omissione grave …..

  2. Maurizio ha detto:

    Veramente bello questo articolo, ribadisco che dovresti collezionarli in un libro!


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