LAHYANI, LA STAR SUL SEGGIOLONE

È un giudice di sedia, quindi inevitabilmente un comprimario del tennis, ma per il successo che riscuote tra i fan e il suo stile unico di arbitraggio, Mohamed Lahyani è anche lui una star del circuito, come nessun altro dei suoi colleghi
venerdì, 8 Maggio 2015

TENNIS – (Da Madrid). La nostra irrimediabile italianità, che sfocia inevitabilmente in un’esasperata calciofilia, ci impone di guardare con sospetto alla figura dell’arbitro. Il giudice di gara, per noi si identifica sempre con la figura dell’uomo nero, frustrato, talvolta “cornuto”, messo in campo solo per rovinare i sogni di gloria della nostra squadra o del nostro giocatore preferito. Ovviamente il tennis dista anni luce dal pianeta calcio e della malafede che impera al suo interno, però a noi italiani riesce comunque molto difficile guardare al giudice di sedia, senza pensare alle tanto odiate camicette nere calcistiche. Per questo motivo, osservare la figura di Mohamed Lahyani ci stupisce come se avessimo di fronte quella di un alieno che si avventura in un mondo sconosciuto.

L’arbitro svedese, in questi giorni, gira nel villaggio della Caja Magica di Madrid come fosse un’autentica star. Viene continuamente fermato dai fan, che vogliono un selfie o una foto con uno degli eroi dell’epico Isner-Mahut di Wimbledon 2011, con il giudice di sedia più originale, istrionico e appariscente, che la storia del tennis ricordi. Addirittura ieri, prima del match tra Andy Murray e Marcel Granollers, un nutrito gruppo di tifosi ha improvvisato in onore del giudice di sedia svedese, uno di quei cori che solitamente vengono dedicati soltanto ai calciatori. Alla fine, oltre a Murray, anche lui si è dovuto fermare vicino alle gradinate, perché un nutrito capannello di fan gli chiedeva un autografo, oppure una foto.

Lahyani è diventato un autentico divo fuori dal campo, quasi al pari dei giocatori di cui dirige le partite, grazie al suo stile unico di arbitraggio. Chiamare il punteggio, fare overrule o semplicemente segnalare un net. Quando sulla sedia c’è lo svedese, è sempre uno show. “Non importa su quale campo tu sia, potrai sempre sentire Lahyani chiamare il punteggio”, ha detto di lui Neil Harman, uno dei più importanti corrispondenti del New York Times.  Già perché la voce di Lahyani ha qualcosa di unico, un tono profondo, quasi baritonale, che lo accomuna più a Barry White che non ai suoi colleghi. Inoltre Lahyani cambia il tono e l’intensità della sua voce anche a  seconda della fase del match: “La voce non dovrebbe essere monotonale”,  ha spiegato più volte durante le interviste. “Si deve variare a seconda della fase della partita, alzandolo ed abbassandolo”.

La leggenda narra, addirittura, che una volta, durante il torneo indoor di San Pietroburgo, un overrule di Lahyani è stato in grado di fermare il gioco su un altro campo. E la decisione che utilizza per cambiare una decisione di un giudice di linea ed interrompere il gioco, è tale che anche questa storia, che potrebbe sembrare una classica leggenda metropolitana, diventa facilmente credibile.

L’ atteggiamento sopra le righe del giudice di sedia di origine marocchina potrebbe facilmente essere tacciato per semplice protagonismo, di un comprimario dello spettacolo tennistico, che cerca di diventare attore principale, pur sapendo benissimo di non poter mai esserlo. Tuttavia, la sua simpatia, la sua cordialità, anche nei confronti di giudici di linea  e raccattapalle, solitamente ringraziati o confortati con un occhiolino o un sorriso dopo una decisione giusta o sbagliata, fanno di Lahyani un personaggio amato in tutti i tornei del circuito. Uno di quelle figure che trascendono il ruolo che rivestono, per ergersi a simbolo universale dello stesso.

Nella foto Mohamed Lahyani durante un match alla Caja Magica di Madrid

 

 


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