L’ARMA SEGRETA DI ROGER E STAN

Dietro il successo della Svizzera di Federer e Wawrinka in Coppa Davis, c’è anche l’australiano David Macpherson, coach dei gemelli Bryan e consulente per il doppio degli elvetici nella finale di Lille
lunedì, 8 Dicembre 2014

Tennis. Roger Federer, Stan Wawrinka, ma non solo. C’è un altro importante nome dietro la conquista della prima Coppa Davis della Svizzera. E non stiamo parlando di Severin Luthi, Michael Lammer o Marco Chiudinelli, bensì dell’australiano David Macpherson. Alla maggior parte di voi, questo nome dirà poco o niente, ma se la squadra elvetica è riuscita a portare a casa la prima insalatiera della sua storia il merito va anche a questo 47enne nato nella sperduta città di Launceston, in Tasmania, ex mestierante della racchetta in singolare, con un best ranking da numero 293, ma grande doppista,  capace di vincere 16 titoli Atp e di centrare la semifinale all’Australian Open del 1998, oltre che una serie di quarti di finale tra Wimbledon e Us Open. La vera gloria però Macpherson l’ha raggiunta come storico coach di una delle migliori coppie di ogni epoca, quella composta dai gemelli americani Mike e Bob Bryan.

L’allenatore australiano, è stato chiamato, poche settimane prima della finale di Coppa Davis, come consigliere di Federer e Wawrinka per la fondamentale partita di doppio contro la squadra francese, match che metteva in palio un punto, già alla vigilia della sfida ritenuto di cruciale importanza. “È una grande sensazione, la consapevolezza di aver contribuito a qualcosa di così importante”, ha raccontato Macpherson a Fairfax Media. “Una Coppa Davis per Roger e Stan, in uno scenario incredibile, con 27.000 persone che andavano in estasi dopo ogni punto”.

Una collaborazione nata per caso, nel corso di una seduta di allenamento, durante il torneo di Parigi Bercy, quando i Bryan si stavano allenando nella sessione precedente a quella prenotata da Roger Federer e dal suo coach Severin Luthi (che è anche capitano di Davis svizzero). È stato proprio Luthi ad avvicinare l’allenatore dei mitici gemelli per chiedere consiglio, in vista dell’imminente partita tra gli elvetici e la Francia. “Ho pensato ‘certo, qualsiasi cosa per Roger”, ha raccontato ancora Macpherson. “Tutti noi lo amiamo e lo rispettiamo enormemente, quindi, quando vuoi, per me possiamo sederci e parlare”. Successivamente, sono stati i Bryan a suggerire a Luthi di “assoldare” il loro allenatore, durante le Atp Finals di Londra: “Se vuoi fare le cose per bene, chiedi a David di venire a Lille con voi”.

Dal lunedì successivo Macpherson ha cominciato a lavorare con la squadra svizzera. Inizialmente, il coach australiano si è concentrato su Lammer e Chiudinelli, perché fino al giovedì, la presenza di Federer in finale è rimasta in dubbio. Dopo il sorteggio, la preparazione per il doppio è continuata tramite sessioni tattiche, con discussioni e sedute di visione di video. L’allenatore australiano ha voluto anche sottolineare lo splendido rapporto tra Roger e Stan, dopo gli spiacevoli episodi capitati a Londra durante la semifinale, che li ha messi uno di fronte all’altro: “Sapevo che c’erano state delle tensioni e quindi mi chiedevo che tipo di atmosfera avrei trovato. Ma loro hanno davvero uno splendido rapporto, molto genuino. Hanno seppellito le loro divergenze e nell’aria non si avvertiva la minima tensione”.

La decisione di giocare il doppio, Federer l’ha resa nota nella serata di venerdì, dopo la deludente prestazione nel primo incontro di singolare contro Gael Monfils. C’è stata così un’ultima sessione di preparazione insieme a Macpherson, prima del match di doppio, vinto poi facilmente in tre set contro Julien Bennetau e Richard Gasquet: “Penso che abbiano giocato veramente una grande partita”, ha detto l’allenatore dei Bryan. “Avevamo elaborato un piano specifico, come servire, come rispondere, quando cambiare formazione e come interpretare ogni singola fase di una partita di doppio così importante, nella quale ci si giocava un punto fondamentale”. Nel corso dell’incontro, Luthi, più volte è andato a chiedere consiglio a Macpherson, che ha sottolineato però il ruolo di leader di Federer, all’interno della coppia: “Era lui il capitano della squadra. Era lui che parlava, decideva le tattiche. Penso che abbia interpretato l’incontro in maniera perfetta. Una delle cose che ricordo con maggiore piacere è stato quando, alla fine della partita,  Roger è venuto da me e mi ha detto ‘non pensavo ci fosse così tanta strategia dietro ad una partita di doppio’”.

E dopo quella fondamentale vittoria nella specialità di coppia, anche Roger Federer ha riconosciuto l’importanza della collaborazione con Macpherson: “Abbiamo avuto delle lunghe conversazioni. Non solo ieri ed oggi, ma anche nelle giornate precedenti. Personalmente, penso che siamo stati preparati alla grande, anche se poi ovviamente bisogna saper mettere in pratica i consigli ricevuti e noi ci siamo riusciti al meglio”. 


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