LAVER: “FEDERER È IL PIÙ GRANDE DELLA SUA ERA”

TENNIS – Spettatore d’eccezione della sconfitta dello svizzero contro Monfils, Laver non si è lasciato sfuggire l’occasione di ribadire ancora una volta la sua predilezione per Roger.
venerdì, 11 Ottobre 2013

Tennis. Shanghai. È possibile stabilire con un criterio oggettivo il famigerato GOAT (Greatest Of All Time)? Si può cioè affermare che un giocatore è il più forte di tutti i tempi senza correre il rischio di essere smentiti? Il dilemma divide da sempre appassionati e addetti ai lavori. Rino Tommasi e Gianni Clerici sono soliti difendere in coro la loro posizione: non si possono paragonare giocatori di epoche diverse. Rod Laver e Roger Federer non sono comparabili. Sono entrambi due grandissimi campioni ma hanno giocato un tennis diverso, con strumenti diversi, palle differenti. Tutto è cambiato e questo rende il raffronto impossibile. Rod Laver sembra essere d’accordo con loro. A margine dell’eliminazione dello svizzero dal penultimo Master 1000 stagionale, Laver ha sottolineato che «Federer è il più grande giocatore della sua era» ma che «non si possono fare confronti con Fred Perry, Don Budge o con me». E poi c’è Paolo Bertolucci. Lui appartiene alla seconda categoria: quella di chi è convinto che, nonostante i cambiamenti introdotti dall’inesorabile scorrere del tempo, in fondo il gioco del tennis sia dominato da un invariabile di fondo che si riscontra nelle gesta dei più grandi. E quell’anima segreta, quel cuore sacro, lui non lo ha mai visto incarnarsi più chiaramente in altri giocatori che in Roger Federer. Clerici, che pure non si è mai spinto a incoronare Roger il più grande di sempre, nella sua opera capitale 500 anni di tennis ha definito Federer «Rincarnazione della Divinità tennistica che segretamente sovrintende al gioco».

Laver può essere considerato il primo fenomeno del tennis moderno. Così lo ha descritto Paolo Bertolucci, che i campi li ha calcati, e noi ci atteniamo alla sua definizione. Ha vinto tutto e più volte, completando addirittura il Grande Slam nel 1962 e nel 1969. Neanche Federer ci è mai riuscito. Ha vinto tre Slam nel 2004, nel 2006 e nel 2007. Secondo Laver, lo svizzero avrebbe meritato il Grande Slam: «Ha mancato il quarto sigillo solo a causa della bravura di Nadal sul rosso». Eppure il grande Rod, nel gioco dello svizzero deve aver colto qualcosa, quel “qualcosa in più” di cui parla il filosofo francese Maurice Merleau-Ponty a proposito della pittura e dell’arte in generale. Solo i veri artisti posseggono quel tratto, e nessuno lo può insegnare. È predestinazione, la capacità di intravedere e saper poi far trasparire nelle proprie gesta l’invisibile che anima il visibile, quell’invariante che “sta sotto” e che rimodella il mondo sensibile. Anche Laver è stato illuminato dai colpi di Federer, che ha reso visibili perle d’invisibilità, gesti che non si credevano possibili. E lo ha fatto ancora e ancora e ancora. E forse per questo, pur non azzardando paragoni con il passato, Laver lascia trasparire la sua sconfinata ammirazione quando definisce Federer «ancora il migliore della sua generazione» includendo in quella generazione «tutti quelli con cui si è confrontato e con cui si confronta».

Anche David Foster Wallace ha visto in Federer qualcosa in più che un semplice tennista. Lo svizzero diventa, secondo lo scrittore americano, un’esperienza estatica, l’incarnazione della perfezione. O forse della continua e patologica ricerca della perfezione. Se Foster Wallace fosse ancora tra noi, certo non potrebbe gioire delle prestazioni di Federer, che poco assomigliano all’“esperienza religiosa” del suo famoso saggio. Ormai Roger è lento negli spostamenti laterali, impreciso con i fondamentali da fondo campo, insicuro quando si approccia alla rete. Durante la partita contro Monfils, che lo ha estromesso da Shanghai, in Roger è sembrato palesarsi di nuovo quel nervosismo che ne ha caratterizzato la pubertà tennistica. Più volte, accigliato, ha urlato tutta la sua frustrazione. Perché lui vede ancora quel “qualcosa”, il gioco si disegna nella sua mente e si dispiega davanti ai suoi occhi, ma quando “impugna” il pennello, i tratti non lo soddisfano. Sono grossolani, sgranati, come quelli dell’ultimo Tiziano. E Federer, teso come un corda di violino nello sforzo di raggiungere quell’irraggiungibile che sente – la perfezione – se ne rammarica. Laver ricorda che il suo tennis è cambiato, superati i 30 anni. Poteva essere strabiliante un giorno, e fiacco il successivo: «Sarà la motivazione o l’emozione? Forse è solo l’adrenalina che in quel momento non scorre nel tuo corpo come dovrebbe. Non so esattamente cosa stia provando Roger. Ma a volte ho notato che gli è mancato qualcosa. Il giorno prima, invece, era stato magnifico. Non c’entrano niente i metodi di allenamento e il fitness, niente a che vedere con il suo corpo. Quindi ci si chiede: è l’adrenalina che manca a Roger durante un match?». Laver suggerisce che sono le motivazioni a fare la differenza, e per quanto Federer ne abbia ancora tante – il suo stesso allenatore, Paul Annacone, paragonandolo a Pete Sampras, ha sottolineato che l’americano superati i 30 era stanco di allenarsi mentre Roger ha la voglia di uno juniores – qualcosa deve essersi rotto lo stesso. Qualcosa è cambiato. Questo non  vuol dire che Roger debba appendere la racchetta al chiodo. Ha dato tanto al tennis e, come ha giustamente detto Martina Navratilova, «finché sente di poter vincere è giusto che vada avanti».


4 Commenti per “LAVER: “FEDERER È IL PIÙ GRANDE DELLA SUA ERA””


  1. mario ha detto:

    Chi osserva il tennis nella sua completezza non può che essere perplesso. Come si fa a dire che Federer è il più grande? E’ stato troppo spesso sconfitto da Nadal, anche a Wimbledon. Sulla terra Nadal lo ha SE MPRE battuto. In ogni caso non è un giocatore normale. Ma non erano normali neanche Kramer (che batteva prima Gonzales e, a 36 anni Hoad), Appunto ancora grandissimi Gonzales e Hoad (molti esperti e hiocatori concordano che il miglior Hoad era assolutamente imbattibile), poi Laver e Borg. Il McEnroe del 1983 (il suo ping-tennis) era inarrivabile. Il giocatore più splendido che ho visto? Rod Laver nella finale del 1977. Sconfisse in tre soli set un Tony Roche in grande forma, tecnica e fisica

  2. roberto ha detto:

    Laver sa bene che federer è il più grande di sempre e nadal secondo dietro Roger,anche se negli scontri diretti è avanti ma questo solo a una straordinaria condizione atletica,Rava è un almeno.

  3. arbe ha detto:

    Credo sia vero. Comunque sia, ora che è più facile di prima, andiamoci ugualmente a vedere i grandi degli anni ’80 e ’90… Leconte, Noah, Mecir, Edberg, Becker, Rafter, McEnroe, ecc. Anche se Federer è stato il più grande di sempre(forse) , trovo sensato il commento che è impossibile paragonare tennisti di epoche differenti…Fino ai 90ties, costruivano racchette, oggi sono armi vere e proprie. 20 anni fa, vedere una stop-volley era una piacevole abitudine, oggi sta divenendo una rarità. Quindi, ok anche paragoni, ma non perdiamo troppo tempo che potremmo usare più proficuamente, ad esempio andandoci a vedere McEnroe-Leconte AO’85, su erba!!! Vi piace la bellezza estetica nel tennis? Lì troverete pane per i vostri denti: 5 set di classe e talento.

  4. Bode ha detto:

    La penso come Bertolucci e come Panatta, cioè credo che nessuno abbia MAI giocato bene a tennis come Federer, che incarna la PERFEZIONE del gesto tecnico.
    Può anche darsi che Nadal a fine carriera avrà vinto più titoli di Federer, però il gesto tecnico di Roger è e sarà penso inarrivabile per chiunque.


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