LE LACRIME DI DJOKOVIC, I SORRISI DI DELPO, IL TRIONFO DELLO SPORT

Djokovic lascia il campo in lacrime, Del Potro si gode lo spettacolo dopo la vittoria più importante della sua carriera. "Con la maglia albiceleste è tutta un'altra cosa". L'argentino, che ha aperto il tabellone, si è sbarazzato anche di Sousa. Il tennis raggiunge una delle sue espressioni più alte con le Olimpiadi, un caso?
martedì, 9 Agosto 2016

TENNIS – Il Re piange, è distrutto. Non basta essere il numero uno, non basta essere il favorito, non basta essere il migliore. Non basta, forse non basterà mai. Novak Djokovic, nell’anno della vittoria al Roland Garros, paga la gloria nella peggior maniera possibile: soffrendo. Poco conta, nell’ottica del serbo, la vittoria nel Masters 1000 di Toronto: i tonfi a Wimbledon e Rio raccontano di un periodo estremamente delicato della sua carriera. Il Re è finalmente nudo, finalmente umano.

Ci eravamo lasciati a Pechino, nel 2008, con uno smash scaraventato fuori ed una valle di lacrime. Ci eravamo ritrovati a Londra, dove a casa di Andy Murray non era riuscito battere l’idolo di casa e nemmeno lo stesso Juan Martin Del Potro nella finalina per il bronzo. Ci siamo incontrati nuovamente a Rio. Tutto torna a galla, la vita dà e la vita toglie. Delpo, che da casa sua ha visto Djokovic spazzare la concorrenza e trionfare ovunque, ha interiorizzato ed è diventato più forte, ha lasciato in Argentina i brutti ricordi e ha giocato col sorriso, determinato a vincere e compiere una delle più grandi imprese della storia del tennis: battere il numero uno, a caccia della medaglia d’oro, probabilmente nel periodo più importante.

Ma c’è qualcosa di più, forse, perché se si dovesse scegliere il momento più toccante di questa prima settimana di giochi, non si potrebbe che scegliere l’uscita dal campo dei due giocatori che hanno dato vita alla battaglia più che incredibile che il centrale di Rio si potesse aspettare. La passione di Del Potro, le lacrime di Djokovic, la gioia, la disperazione, il tutto riassunto in attimi di struggente bellezza. Il boicottaggio, che alla luce dei fatti appare ingiustificabile, rende ancora più grande la dedizione con la quale il numero uno del mondo, portavoce incredibilmente sincero del tennis, si è presentato a Rio. L’uomo Novak Djokovic, prima del tennista, ha dimostrato qualora ce ne fosse bisogno perché sentiremo la sua mancanza quando annuncerà il ritiro.  Del Potro, d’altra parte, con il suo prepotente ritorno e il suo ancor più prepotente sorriso ha dato un segnale fortissimo a tutti: adesso ha voglia di fare sul serio. Il mondo del tennis non potrebbe essere più felice, anche se ci ritroviamo di fronte ad un bivio. Come reagirà il numero uno del mondo a quella che ha già definito una delle sconfitte più brucianti della sua carriera? Il tempo è galantuomo, intanto il tabellone si apre.

Il tabellone si apre e Del Potro, dopo l’impresa, continua a vincere: “Penso che la vittoria contro Djokovic sia stata ancora più bella di quella contro Federer a New York nel 2009” – ha confessato – “Perché? Perché adesso ho la maglia albiceleste addosso.” E allora non sorprendono le lacrime di Djokovic, non sorprendono i sacrifici di Nadal per essere presente, non sorprende nemmeno l’incredibile voglia di Del Potro di riscattare il passato e mettere nuovamente una medaglia al collo dopo quella, di bronzo, vinta a Londra nel 2012. Vincere, per l’Argenina, vincere per ripartire, vincere per dare un senso ad una carriera spezzata dagli infortuni.


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