LE MILLE STRADE PER LA GLORIA

Wild card o qualificate: quando per giungere al successo in un torneo non è assolutamente necessario essere ammesse al main draw per meriti di classifica
martedì, 17 Agosto 2010

Roma – La composizione di un tabellone principale di un torneo, pur variando quantitativamente nelle sue ripartizioni, è pre-fissata a prescindere dal circuito cui fa capo: la maggior parte dei/delle partecipanti vi accede infatti per meriti di classifica, una parte dei posti è invece concessa alle wild card – ovvero gli inviti che gli organizzatori, o la federazione di riferimento, può elargire in base a criteri propri – e un’altra, solitamente più corposa, ai/alle qualificate, ovvero quei/quelle tennisti/e che superano indenni il torneo di qualificazione. Restringendo, come da premessa, il nostro interesse al mondo femminile, notiamo che in un torneo ITF da 10.000$, ovvero la competizione di livello più infimo, il main draw è riservato, di prassi, alle 20 giocatrici, tra le iscritte, con la migliore classifica, a 4 invitate tramite la wild card prima esplicata e a 8 tenniste che provengono dalle qualificazioni. Con l’accrescere del montepremi, pur rimanendo costanti i 32 posti in tabellone, il numero delle qualificate diminuisce a 4, restando immutate quello delle wild card (sono rari i casi in cui il numero varia, non superando però mai le 4, per insindacabile scelta degli organizzatori) ed aumentando, così, i posti liberi per le giocatrici con accesso diretto. Nel mondo WTA, variando anche le composizioni numeriche dei tabelloni, ci sono più specifiche, ma rimane comunque lampante come il numero delle tenniste qualificate, così come delle wild card, non costituisce che una piccola parte rispetto alle giocatrici presenti per il diritto conferito dal ranking. Un gruppo che, di norma, comprende anche la tennista che, a logica, dovrebbe aggiudicarsi le competizioni, perché solitamente le qualificazioni e le wild card sono riservate alle giocatrici con una classifica inferiore. Non è sempre così, per svariati motivi.

Wild card che spadroneggiano nei WTA. Al 15 di agosto le manifestazioni 2010 regolarmente concluse in campo femminile sono state 304, di cui 42 rientranti nel calendario WTA e le restanti facenti parte del circuito ITF. Da questo scaturisce che vi siano state ben 304 vincitrici, e possiamo sin da ora affermare che in 46 casi la tennista che si è aggiudicata il trofeo non rientrava nel novero delle ammesse per diritto di classifica, di cui in 15 casi era una wild card e in 31 una qualificata. Il numero è piuttosto consistente, soprattutto se comparato con le specifiche che sono state discusse nel primo paragrafo, eppure c’è una spiegazione che aiuta a ridimensionare quanto appena scritto. Delle 15 wild card, infatti, ben 6 arrivano dal mondo WTA, che sarebbe un numero assurdo (vorrebbe dire che in 6 occasioni su 42, ovvero 1 su 7, il torneo è stato vinto da una giocatrice invitata) se non andassimo a valutare a chi sono state elargite queste wild card. Troveremo i nomi, non così poco noti, di Yanina Wickmayer (Auckland), Li Na (Birmingham), Justine Henin (Hertogenbosch), Victoria Azarenka (Stanford), Maria Sharapova (Strasbourg) e Samantha Stosur (Stuttgart): tutte tenniste presenti nell’attuale Top-20, che per motivazioni diverse – vedi la squalifica della Wickmayer comminata sul finire della passata stagione – non si erano iscritte alle suddette competizioni, cui poi sono state invitate, in alcuni casi per aumentare il valore dello stesso torneo. Ed hanno finito con il vincerle, queste manifestazioni. Emblematico il caso del torneo Premier di Stuttgart, che da sopra si evince sia stato conquistato dall’australiana Samantha Stosur: in finale la 26enne di Brisbane si è sbarazzata di un’altra wild card, Justine Henin. Differente, ma solo in parte, il discorso riferito alle 9 laureatesi campionesse con la medesima modalità in ambito ITF. Innanzitutto per l’incidenza, perché 9 su 262 è infinitamente minore di 6 su 42, poi perché una tennista in grado di fare la differenza negli ITF, solitamente, si spinge a giocare a livelli superiori, più che prolungare il proprio dominio, per cui le giocatrici forti a questo livello cambiano nel giro di pochi mesi. Eppure le peculiarità ci sono anche in quest’ambito.

Ritorni e strane affinità. Casey Dellacqua, tennista australiana che due anni fa, in questo periodo, bazzicava il 50esimo posto della graduatoria femminile, ha saltato per infortunio quasi per intero la stagione 2009, rientrando nella pre-season australiana di quest’anno. Al suo ritorno nel mondo ITF, da cui era assente per merito dal 2007, la 25enne di Perth ha centrato il titolo sull’erba di Mildura, nello stato del Victoria, nella sua Australia, non dando però seguito adeguato a questo titolo. Un altro ritorno, ancora più clamoroso, è stato quello di Myriam Casanova, anche lei 25enne, di Alstatten, in Svizzera, ed anche lei ex top-50, ma ben 5 anni prima, quando era ancora diciottenne e sembrava poter dare seguito alle ambizioni elvetiche dopo i tentennamenti di Martina Hingis, prima di essere tradita anche dal fisico giunonico. Myriam, che dal 2004 frequenta saltuariamente il circuito, ha preso via quest’anno alla competizione da 10.000$ di Davos, aggiudicandosela, e facendo poi capolino solo questa settimana, nel pari categoria di Innsbruck, dove però è passata attraverso le qualificazioni. Di prassi, le vincitrici con wild card negli ITF sono tutte tenniste di casa, con una sola eccezione: é il caso della canadese Melanie Gloria, discreta giocatrice che in età adolescenziale sembrava promettere benino, come testimonia il quarto di finale colto da 17enne nel WTA di Quebec City, con lo scalpo prestigioso di Daniela Hantuchova. La carriera universitaria, come studentessa a Fresno State, ha però preso il sopravvento sulle sue mire da professionista, che ormai da qualche stagione a questa parte si limitano alla partecipazione ad alcune manifestazioni estive in Portogallo, dove spesso e volentieri si erge a protagonista. Dopo i successi delle passate stagioni, quest’anno la 23enne di Montreal si è aggiudicata il 10.000$ di Amarante, torneo che ha inaugurato la sua annata, seguito solo dal secondo turno di Montemor-O-Novo e dalla semifinale di Alcobaca: e poi più il nulla. Due vincitrici che non necessitano di troppe spiegazioni sono state Romina Oprandi nel 100.000$ di Cuneo e Sofia Arvidsson nel 25.000$ di Ystad: per l’azzurra sono stati punti d’oro nella sua scalata alle prime cento posizioni del ranking Wta, per la svedese un facile successo in una competizione a lei cara. Interessanti da un punto di vista futuro, invece, le rimanenti quattro.

Giovani. Tian Ran,
cinese nata l’8 gennaio del 1994, è infatti la più giovane vincitrice di questo gruppo – e tra le più “verdi” in generale – grazie al successo ottenuto nel mese di aprile a Ningbo, mentre due 18enne di lingua spagnola, l’iberica Laura Arruabarrena-Vecino e l’argentina Paula Ormachea, hanno fatto propri i 10.000$, rispettivamente, di Badalona e Buenos Aires. Chiude la lista la polacca Magda Linette, anch’ella classe 1992, che ha ottenuto il suo primo alloro da professionista nella città di Stettino: una vittoria tanto netta che nei mesi successivi avrebbe avuto modo di confermare in altre competizioni, che avrebbero definitivamente lanciato la tennista dell’est-Europa come una delle migliori dell’estate. Ed è proprio grazie a lei che ci allacciamo all’altro gruppo di vincitrici “inattese”, ovvero le trionfatrici giunte direttamente dalle qualificazioni. Un gruppo ben più nutrito, come abbiamo già scritto, grazie alle 31 occasioni in cui tale evenienza si è manifestata; e con proporzioni ben più ragionevoli, se non addirittura più sbilanciate nel senso opposto, visto che soltanto in una delle 42 competizioni WTA la vittoria è andata ad una tennista qualificata. L’episodio risale allo scorso mese di giugno, quando a fare piazza pulita ci pensò la russa Ekaterina Makarova, che meravigliò tutti nel torneo su erba di Eastbourne. Una competizione di grado Premier, che Ekaterina si aggiudicò dopo aver vinto ben otto battaglie. Non è un caso, inoltre, che le tenniste di questa categoria si debbano sobbarcare delle vere e proprie imprese. Basti pensare alle 9 partite vinte dalla croata Dijana Banovec, classe 1992, per fare propria la competizione da 10.000$ di Bol, emulata poi a Sibenik dalla rumena Madalina Gojnea, la rientrante 23enne rumena.

Altri ritorni, ma non solo. Un capitolo a parte lo merita la tennista di Ploiesti, che ricopre il secondo posto nella graduatoria concernente le giocatrici col maggior numero di vittorie all’attivo in questo 2010 – dietro alla connazionale Liana Gabriela Ungur – a cui è giunta anche tramite le numerose volte in cui è dovuta passare attraverso le qualificazioni, visto il numero finora limitato di prove cui ha preso parte (11). Eppure le sue vittorie sono già 51, un rendimento da record, su cui hanno inciso, oltre ai 9 successi menzionati pocanzi, anche gli 8 di Hvar, altro 10.000 in Croazia, e i 7 di Aschaffenburg (25.000$ tedesco). L’atleta rumena è stata l’unica in grado di ripetersi, peraltro in ben 3 occasioni: le restanti 28 vittorie “qualificate” spettano ad altrettante tenniste. Tra queste, come lasciato intendere in precedenza,  c’è anche Magda Linette, che nella prima settimana di agosto si è tolta lo sfizio di aggiudicarsi il 25.000$ di Hechinghen, in Germania, da qualificata, prima di completare il tris perfetto ottenendo un nuovo titolo, questa volta senza alcun accesso particolare, in un nuovo torneo da 25.000$, sempre in Germania, a Versmold. E poi tante altre storie da raccontare, in molti casi col comune denominatore del ritorno dopo una lunga assenza dal circuito. Ad esempio Zuzana Zalabska, classe 1985, rientrata nel mese di luglio nelle competizioni ITF dopo oltre 3 anni di assenza, andando subito a segno a Piestany, in Slovacchia: i risultati successivi lasciano intendere che la ceca abbia idea di fare sul serio. Sfruttando anche lei l’onda lunga del ritorno, la 21enne del Queensland Shayna McDowell si è laureata campionessa a giugno nel 10.000$ di Cantahede, Portogallo, dopo un turno di qualificazione, mettendo piede nel circuito dopo quasi 2 stagioni, sorte analoga alla 23enne Gabriela Polito, impostasi nel torneo di Torino del mese scorso. Rientri col botto, quindi, come quello di Jelena Pandzic – ne avevamo già parlato qui –  giocatrice che era riuscita a raggiungere la soglia della top-100 Wta due anni fa, prima di crollare anche a causa di diversi infortuni e di abbandonare per oltre 16 mesi fino allo scorso maggio, quando ha colto il titolo alla prima occasione, a Sumter, nel South Carolina.

E nuove speranze?
Per chiudere, qualche nome di giovane giocatrice che, vincendo con le medesime modalità appena esposte, si è meritata un po’ di gloria: a partire dalle 1994, ovvero la tedesca Annika Beck (10.000$ di Kaarst, Germania) e la tunisina Ons Jabeur (10.000$ di Antalya, Turchia), per passare alle 1993, la serba Alekandra Krunic (50.000 di Quanzhou, Cina), la croata Ajla Tomljanovic (25.000$ di Plantation, Florida), l’ucraina Valentyna Ivakhnenko (10.000$ di Antalya, Turchia), la portoricana Monica Puig (10.000$ di Torrent, Spagna) e la rumena Diana Stomlega (10.000$ di Melilla, Spagna) e concludendo con le 1992, tra cui, oltre alle già citate Linette e Banovec, compare anche l’azzurra Martina Caregaro, vincitrice nel 10.000$ di Pomezia. Ritorni o successi adolescenziali, questo il tratto comune delle tenniste che compongono le due categorie. E tra gli uomini? Lo scopriremo presto, preannunciando sin da ora la presenza di una figura qui mai palesatasi: il vincitore lucky loser.


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