LE PAGELLE DI WIMBLEDON 2013

Tennis - L'edizione maschile2013 di Wimbledon si chiude con il trionfo di Andy Murray. Andiamo ad analizzare le prestazioni dei big.
lunedì, 8 Luglio 2013

Si chiude un’edizione alquanto singolare del torneo maschile di Wimbledon, con il trionfo di Andy Murray che pone fine ad un digiuno britannico durato ben 77 anni. Andiamo ad analizzare le prestazioni dei protagonisti.

Andy Murray, 8,5 – Dopo due anni di tribolazioni (settantasette per gli inglesi), Andy Murray si libera di un fantasma che rischiava di diventare troppo ingombrante. Se da una parte è vero che la sua metà di tabellone ha visto cadere, per varie ragioni, i pezzi più pregiati, bisogna dare credito allo scozzese di una crescita mentale evidente, messa in pratica prima contro il difficile ostacolo rappresentato da Janowicz (non è facile saper interpretare un match contro uno come il polacco) e poi contro un Djokovic sicuramente lontano dal suo migliore stato di forma. I dati di fatto sono inequivocabili: se si esclude il Roland Garros, al quale non ha partecipato, Andy è arrivato in finale negli ultimi quattro Slam giocati, vincendone due. Più le Olimpiadi.

Novak Djokovic, 7 – Se facciamo un’attenta analisi del 2013 di Nole capiamo che, dopo l’Australian Open, c’è stato un calo mentale assai evidente: a Madrid perde da Dimitrov condizionato dai fischi del pubblico per via di quella distorsione alla caviglia con la quale ha continuato a giocare, a Roma impazzisce regalando il match a Berdych, a Parigi esce dalla partita dopo una goffa invasione a rete. E qui, a Wimbledon, un torneo caratterizzato da numerosi errori gratuiti (40 in finale) e da prestazioni non certo irresistibili, lontane da quelle dello scorso anno, senza dover scomodare il suo fantasmagorico 2011. In finale, la nota solidità di Djokovic è venuta fuori raramente, solo all’inizio e alla fine del terzo set, quando per un attimo è sembrato di rivivere i match point annullati a Federer in semifinale di US Open del 2011. Certo, i suoi proverbiali straordinari appoggi non sono efficaci sull’erba come nelle altre superfici, per ovvie ragioni atletiche. Staremo a vedere se si tratterà solo di un comprensibile momento passeggero.

Jerzy Janowicz, 7,5 – La giovane promessa polacca è colui che probabilmente trae maggior vantaggio dall’ecatombe del quarto di Nadal e Federer. Ciò non toglie che la sua ottima esperienza a Wimbledon sia l’ennesima dimostrazione di personalità (che certo andrebbe smussata) di questo ragazzo che saprà dire la sua nei prossimi anni. Certo, il suo è un tennis ancora limitato, troppo legato al servizio che è sicuramente il suo punto di forza, soprattutto sull’erba. Ma contro Andy Murray, fino ad un nastro maledetto che l’ha portato completamente fuori partita con la testa, ha avuto coraggio e forza di giocarsela. Dopo è tornato ad essere un ragazzo che ha ancora molta strada da fare.

Juan Martin Del Potro, 7 – Palito è un giocatore dai grandi limiti: lento e, come Tsonga, con un rovescio non all’altezza del suo devastante dritto. Ma ha tanto, tantissimo coraggio e tanto cuore. Funestato anche lui dalla piaga degli infortuni che ha devastato il torneo, si fa male per una seconda volta al ginocchio ed in modo apparentemente assai doloroso durante il match contro Ferrer, che riesce comunque a vincere in tre set. In semifinale cede, anche a causa di qualche distrazione di troppo, ad un Djokovic tutt’altro che irresistibile, perdendo al quinto set un match che almeno all’inizio poteva vincere se non fosse stato per distrazioni imperdonabili. Il cuore di Palito lo abbiamo visto tante volte, ora sarebbe giunto il momento di vincere.

David Ferrer, 5,5 – Sarà forse la stanchezza accumulata al Roland Garros e i ritmi che lui è abituato a sostenere, ma questo Wimbledon è stato per Ferru una grande sofferenza. Dal secondo set inizia a perdere qualche set di troppo, dimostrando di non essere in forma splendida e ai quarti non ha gioco contro un determinato Del Potro. Nonostante questo guadagna una posizione in classifica, soprattutto grazie al crollo di Federer e giunge alla posizione numero 3, il suo best ranking.

Roger Federer, 4 – La carriera di Roger è evidentemente giunta ad un punto di svolta, è inutile continuare a spendere parole: lo svizzero fin qui ha disputato una stagione pessima, unico torneo vinto il 250 di Halle, peraltro soffrendo più del necessario, con un crollo verticale in classifica che lo porta addirittura in quinta posizione nel ranking. L’unico top ten battuto nel 2013 è Tsonga all’Australian Open, in cinque faticosi set. Sono dati inequivocabili che, dopo sette mesi, non lasciano più spazio ad interpretazioni. Viene eliminato al secondo turno da uno Stakhovsky che esordiente non è ma che piazza la partita della vita, peraltro da perfetto erbaiolo, riuscendo a non far vedere palla a Roger che è apparso più confuso ed impreciso del solito, soprattutto dal punto di vista tattico. E’ grave su ogni superficie, gravissimo sull’erba di casa sua. Il dramma in realtà è un altro: Wimbledon fa perdere a Federer anche una posizione nella Race per Londra, costringendolo di fatto a giocare due tornei sulla terra battuta che non avrebbe giocato per nessun motivo al mondo e rendendo i Masters di fine anno l’obiettivo della stagione. Arrivarci, non vincerli.

Rafael Nadal, 3 – Se l’uscita prematura di Federer è avvenuta nell’ambito di una partita godibile e che, almeno per la prima metà, ha avuto punti di equilibrio, quella di Nadal è stata spietata, senza appello. Rafa perde in tre set contro Steve Darcis, un altro che non si può proprio definire esordiente e con la leggera fama di “ammazzagrandi” (eliminò Berdych al primo turno del Wimbledon olimpico), con una prestazione imbarazzante. Come si possa passare a dominare la stagione sulla terra e subito dopo uscire prematuramente a Wimbledon per due anni consecutivi è uno dei grandi misteri dello sport di questi ultimi anni, insieme alle condizioni del famoso ginocchio che continuano a rimanere oscure. La sua classifica praticamente non ne risentirà, ma certo noi che raccontiamo il tennis avremo ancora un’estate per parlare delle sue condizioni fisiche. O mesi, chissà.

Fernando Verdasco, 7 – Nando è un altro di quelli che trae giovamento dall’ecatombe della parte bassa del tabellone (il ritiro di Tsonga gli porta Gulbis al terzo turno e il ritiro di Cilic lo porta ad incontrare De Schepper agli ottavi) eppure sembra un altro giocatore rispetto a quello che spesso viene, anche ingiustamente, chiamato “Perdasco”, rappresentando il vero, duro ostacolo per Murray verso la finale. Lo scontro tra i due è infatti un match sorprendentemente equilibrato che lo scozzese riesce a mettersi in tasca solo al quinto e per 7-5. Una grande iniezione di fiducia per lo spagnolo che aveva perso terreno negli ultimi mesi.

Tomas Berdych, 6 – Difficile ormai capire cosa passi per la testa del ceco. Fino ai quarti il suo è stato un torneo di tutto rispetto, soprattutto nell’eliminare agli ottavi un Tomic tornato a giocare bene. Ai quarti si trova Djokovic, perde il primo set ma al secondo si porta sul 3-0 con due break. Poi, il buio che si traduce in un secondo set chiuso 6-4 da Djokovic. Una specie di Roma-bis ma al contrario. Eterno incompiuto, capace a Wimbledon di passare dalla finale del 2010 alla doppia eliminazione (torneo regolare e Olimpiadi) dello scorso anno. A livello di classifica comunque, tutto di guadagnato.

Lukas Kubot, 7 – La scuola polacca è stata la vera rivelazione di questo torneo, ed il match tra lui e Janowicz è stato una sorta di “passaggio di consegne”, sugellato dal caloroso abbraccio e dal calcistico scambio di maglia tra i due a fine incontro. La “morte” tennistica di Nadal ed il ritiro di Darcis gli hanno certo spianato la strada ma averlo visto arrivare ai quarti di finale, la sua migliore prestazione in uno Slam, è stata una di quelle piacevoli sorprese che dopotutto questo strano torneo ci ha regalato.

Andreas Seppi, 7 – L’erba si rivela ancora superficie gradita all’altoatesino che giunge per la prima volta agli ottavi a Wimbledon. Si avvantaggia del ritiro di Llodra, gioca molto bene contro un Nishikori piuttosto sottotono e si infrange, prevedibilmente, contro la solidità di Juan Martin Del Potro. Una prestazione importante che solleva una stagione finora non all’altezza delle aspettative.

Fabio Fognini, 4 – Con i “se” e con il senno del poi non si fa la storia, soprattutto nel tennis. Ma se guardiamo la strada fatta dall’avversario contro cui Fabio è uscito al primo turno, Melzer, c’è da mangiarsi i gomiti. Contro l’austriaco vince il primo set, perde il secondo di misura e, come purtroppo è suo marchio di fabbrica, lascia andare la partita all’inevitabile sconfitta. Il talento di Fabio è cristallino. Purtroppo lo è anche la sua scarsa capacità di essere presente in campo.


2 Commenti per “LE PAGELLE DI WIMBLEDON 2013”


  1. Emiliano Severoni ha detto:

    Beh, il dominatore di cinque mesi di tennis che esce al primo turno di Wimbledon e per di più in tre set netti quel 3 se lo merita ampiamente. Anche perché se avessi messo a lui un voto più alto avrei dovuto alzare quello di Federer, che almeno un turno l’ha passato e un set al secondo l’ha vinto.
    Il terrore è una cosa soggettiva, io ho visto solo uno che a cui Darcis non ha fatto vedere palla.

  2. Tati ha detto:

    Non sono d’accordo col 3 a Nadal: ha giocato col terrore di farsi male su una superficie non adatta al suo ginocchio…..il terrore lo ha reso fermo, e Nadal vince sulla mobilità…..forse sarebbe stato meglio non presentarsi…..


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