LE ULTIME CARTUCCE DI LLEYTON

Dopo essere sprofondato oltre la 200.ma posizione dopo un’operazione chirurgica che ha condizionato le sue ultime stagioni, Hewitt vuole tornare protagonista nel 2013, conscio di potersi togliere ancora qualche soddisfazione. La Coppa Davis in cima alla sua lista.
giovedì, 20 Dicembre 2012

Sembrava agli sgoccioli la carriera di Lleyton Hewitt dopo che, per colpa di un infortunio al piede, era sprofondato oltre la 200.ma posizione mondiale. Ma, complici un passato da ex numero 1 del mondo e un carattere da duro combattente che sempre lo ha contraddistinto, il  tennista classe 1981 inizierà il 30 dicembre a Brisbane la sua 17° stagione consecutiva sui campi australiani. L’ultimo 2012 non è stato un anno semplice per Lleyton, il quale ha dovuto centellinare al meglio la programmazione per tutelate le sue condizioni fisiche dopo l’operazione al dito del piede avvenuta nel marzo del 2011 che lo ha condizionato per lungo tempo. Sono stati solo 13, infatti, i tornei giocati dall’ex compagno di Kim Clijsters, che ha privilegiato la presenza negli Slam riuscendo anche a ben figurare nell’Australian Open( sconfiggendo Andy Roddick e Milos Raonic, per poi piegarsi a Novak Djokovic) e agli US Open, insieme all’ottima prestazione nel torneo olimpico. Il tennista di Adelaide, che oggi preferisce le calde spiagge delle Bahamas, dove risiede, tenterà la risalita sotto gli occhi vigili del coach Tony Roach, ha rilasciato un’intervista per un sito australiano.

Arrivato a 31 anni d’età, come hai pensato di programmare la nuova stagione?

L’obiettivo è riuscire ad arrivare al massimo della forma negli Slam e, se devo essere sincero, quelli a cui tengo di più sono gli Australian Open davanti al pubblico di casa e Wimbledon, dove vinsi nel 2001.

In cima ai tuoi desideri di fine carriera cosa collochi?

Sicuramente la Coppa Davis, anche se è un’impresa per l’Australia poterla vincere. Ma prima del ritiro spero vivamente di riuscire a giocare una partita nel World Group, ma innanzitutto bisogna rientrarci. E’ una cosa a cui tengo molto e so che anche il capitano Patrick Rafter ci tiene particolarmente. La vittoria in Davis manca all’Australia dal 2003.

Tra tante difficoltà, quale è stato il tuo momento migliore del 2012?

Le olimpiadi di Londra, decisamente. Da sfavorito ho battuto Marin Cilic e poi sono stato a pochi punti dal battere Novak Djokovic. In quel momento mi sono sentito in grado di giocare anche contro i più forti.

Dopo l’operazione ti senti più tranquillo?

Senza ombra di dubbio. Mi sono scacciato di dosso tutte le preoccupazioni e ora posso pensare solo a giocare. Sono riuscito a scalare la classifica fino alla posizione 84 e penso ancora di poter essere competitivo anche contro i migliori al momento. Spero già di partire bene nelle prime 5 settimane della stagione e di onorare la causa in Australia.

Chissà se l’ex numero uno del mondo, che attualmente vanta 28 titoli, tra cui due prove dello slam  (Wimbledon e Us Open 2001) riuscirà da arricchire la sua bacheca con un’ultima ciliegina sulla torta. L’ultimo trofeo è arrivato nel 2010 sull’erba di Halle e lo scorso giugno a Newport è stato sconfitto in finale da John Isner. Da far pensare però è l’ultimo anno vissuto nel segno degli over 30: il ritorno prepotente di Roger Federer, la Coppa Davis di Radek Stepanek e la risurrezione di Tommy Haas. Quest’ultimo, classe 1978, è sicuramente il miglior esempio da prendere come riferimento per Hewitt, che dopo essere caduto nel dimenticatoio ora è risalito alla posizione 83 del ranking. Come saranno sparate, quindi, le ultime cartucce dal biondo ragazzo che portava il cappellino all’indietro?


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