LEITGEB, L’ULTIMA SCOMMESSA DI QUINZI

Il coach e manager austriaco ha seguito Lendl, ha allenato Muster e Gaudenzi. Ha saputo tirar fuori il meglio da tutti. Saprà realizzare il potenziale di Gianluigi Quinzi?
martedì, 19 Aprile 2016

TENNIS – Quinzi cambia ancora. Stavolta si affida a Ronnie Leitgeb, andrà nell’accademia che l’ex coach di Muster e Gaudenzi gestisce con un altro ex tennista, Michiel Schapers dove si allena anche il giovane austriaco Lucas Miedler. Negli ultimi due anni, dopo la separazione con Medica, Quinzi ha alternato, come guida tecnica, Tomas Tenconi, Marc Gorriz, Federico Torresi, Mariano Monachesi, Giancarlo Petrazzuolo e di nuovo Medica, senza uscire dalla confusione e da una spirale di sfiducia e risultati sotto le aspettative.

Preoccupa, nella sua mancata esplosione, l’assenza di un progetto tecnico di medio-lungo periodo, più che i suoi risultati. Preoccupa una gestione poco lungimirante in una fase cruciale per la carriera di qualunque giocatore, quel delicato passaggio da una fase junior di successo alla transizione da professionista, quel momento in cui spesso bisogna ripartire da zero, reinventare modelli, obiettivi e routine.

Sarà una sorta di deja-vu per Leitgeb, che già ha rinvigorito la carriera di Andrea Gaudenzi, campione del mondo juniores a 18 anni. Andrea che si era perso e non sapeva tornare, anche perché affidato dalla Federazione a Bob Hewitt, “un coach-maestro” scriveva Daniele Azzolini sull’Unità, “noto già da giocatore per avere la grazia e la sensibilità di un facocero”. Ma Gaudenzi ci ha messo anche del suo, per rispecchiare il profilo del figlio di mamma anni Ottanta. Leitgeb fissa allenamenti e tabelle personalizzati, porta Andrea a Vienna e conduce “con abilità montessoriana la sua ricostruzione psocologica. (Assegna) al giovanotto 50 mila lire al giorno e una raccomandazione: La sera porta la nota delle spese. Basta alberghi a cinque stelle e basta soprattutto con la nomea di campioncino ad honorem”.

Così Andrea è diventato un tennista. Quel che, si spera, potrà tornare Gianluigi Quinzi, col maestro che inventò la panca per far allenare Muster nonostante la gamba ingessata dopo l’incidente, che ricostruì ancora il tennis di Gaudenzi dopo il tendine lasciato alla patria.

Mosso dall’ambizione e dall’amore per la competizione, ispirato dalla madre, comincia a praticare pattinaggio di figura. Arriva terzo ai campionati austriaci mentre il padre, psicologo, si mette sugli spalti a studiare gli spettatori. “Mi ha insegnato che l’aspetto mentale è il più importante” ha spiegato Ronnie, atleta diventato manager, capace di affinare l’arte della gestione economica e la conoscenza della competizione. “Devi essere lì per loro e presentare soluzioni immediate”.

È lui che, nel 1995, fa in un certo senso esplodere la polemica nella squadra italiana di Coppa Davis per i premi vittoria, che vede Gaudenzi portavoce dell’insoddisfazione. Sarà lui nel 2014, una volta diventato presidente della Federazione austriaca, il destinatario del malcontento di Dominic Thiem, che chiedeva un trattamento economico migliore per accettare di indossare la maglia della nazionale. Eppure, memore del passato e nonostante l’ostilità nei suoi confronti di Bresnik, lo storico coach di Thiem, ora le parti sono più vicine, anche se i risultati del miglior austriaco della nuova generazione in Davis non migliorano.

Leitgeb è uno dei primi a riconoscere il talento di Ivan Lendl. Diventa il suo manager quando il ceco è ancora un talento da svezzare, costretto a giocare in Nigeria con i checkpoint militari sulle strade di Lagos. La scommessa paga. Dal 1985, Leitgeb vive a Montecarlo, anche se non ama gli yacht, preferisce i campi da golf o al massimo qualche giro al volante di un aereo.

Ha attraversato stagioni e generazioni. Ha seguito, preparato il 1995 di Muster e aggirato le polemiche di Montecarlo. Allena sia l’austriaco sia Gaudenzi che inizia il suo torneo in maniera perfetta, 62 62 a Petr Korda (n.43 del mondo) e 62 64 all’altro ceco Rikl (n.149). In ottavi piega 16 75 75 Kafelnikov, quarto nel ranking e terza testa di serie, che era sempre arrivato ai quarti in tutti i tornei che aveva disputato dal novembre precedente. Ai quarti l’azzurro non fallisce la prova del nove. Anzi. Di fronte c’è Bruguera, due volte vincitore del torneo e campione del Roland Garros, che però è rientrato da un paio di settimane dopo un mese di stop per un infortunio al ginocchio. I 46 errori non forzati dello spagnolo non possono nascondere i meriti dell’azzurro, che nel primo ha avuto un set point sul 5-4 (salvato da Bruguera con una perfetta palla corta), ha servito per il set sul 6-5 ma chiude solo al tiebreak 7-4. Il colpo tramortisce lo spagnolo, che finisce per cedere 76 62.
In semifinale c’è di fronte proprio Thomas Muster. L’austriaco sembra sempre sul punto di ritirarsi, ma alla fine vince 63 76. Gaudenzi esce infuriato, nemmeno gli stringe la mano ma i due si chiariscono presto.

In finale, Becker vive una delle sue giornate più amare sulla superficie che meno gioie gli ha dato, quella terra rossa su cui più di ogni altra avrebbe voluto primeggiare. Muster chiude 60 al terzo, dopo 3 ore e 20, sull’ennesimo errore di Becker: lascia andare la racchetta e va a stringere la mano a Ronnie Leigteb. “Non credo alla magia” dirà Becker. “Due giorni dopo la finale mi sono sottoposto volontariamente a un test antidoping, quindi Becker può chiedere l’esito delle analisi all’ITF. Io lotto da tempo contro l’uso degli anabolizzanti, Becker dovrebbe essere multato e squalificato” contrattacca Muster. Becker sarà multato di 20.000 dollari. “Io e Thomas abbiamo preso al massimo la vitamina C. Ma mi fa ridere l’ argomento doping: il tennis è uno sport troppo mentale e tecnico. Puoi prendere tutto quello che vuoi, ma se non tiri lì, all’incrocio delle righe, il punto non lo fai” spiega Gaudenzi due anni dopo.

Di tempeste e turbolenze ne ha viste tante, Leitgeb. Ha aiutato Davydenko dopo il “caso Sopot”, e lo rinvigorisce fino al trionfo al Masters. Segue il nuotatore Markus Rogan, scoperto ubriaco e coinvolto in una rissa durante i Mondiali di Roma.

Ora, per la prima volta dopo Muster, Leitgeb torna in campo in prima persona. È l’ultimo, prezioso, tentativo di stupire del ventenne Quinzi. Chiamare un coach con le idee chiare, che ha estratto il massimo da tutti. Convinto che solo il lavoro porta al successo. E che una storia, un giocatore, si giudica e si ama solo per le vittorie.


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