LI NA + CARLOS RODRIGUEZ DA 10 E LODE

Un Australian Open da 10 e lode per la campionessa di questa edizione Li Na. Onore e meriti anche a Dominika Cibulkova ed Eugenie Bouchard. Deludono le big, mentre la maggior parte delle nuove leve non graffia.
domenica, 26 Gennaio 2014

Tennis. Prima di archiviare questa 88esima edizione degli Australian Open, almeno per quanto riguarda le signore dato che i colleghi maschietti sono arrivati al numero 102, proviamo ad assegnare qualche valutazione, forse non sempre oggettiva, ma che tiene in vita un torneo ricco sì di colpi di scena quanto altrettanto privo di pathos.

LI NA: 10. La sua vittoria a Melbourne sembra una di quelle storie che faticano a risultare credibili persino nelle favole. Alla soglia dei trentadue anni; dopo due finali andate in fumo, una di esse al limite dell’inconcepibile, in quanto anno scorso a fermare la cinese più dell’allora numero uno del mondo Victoria Azarenka è stato un duplice infortunio, Li Na, ha potuto finalmente alzare al cielo la Daphne Akhurst Memorial Cup. Sono tanti i ‘sottotesti’ che accompagnano il trionfo di Li Na: dal battere al primo ed al secondo turno quelle che sembrano avere tutte le carte in regola per diventare le tenniste del futuro, Ana Konjuh e Belinda Bencic, annullare un match point a Lucie Safarova al terzo turno, schiacciare agli ottavi l’eterna incompiuta Ekaterina Makarova, respingere ai quarti respingere la coetanea Flavia Pennetta, interrompere la corsa della ‘giovane realtàEugenie Bouchard ed infine superare la tennista ideale da incontrare in una finale Slam, una Dominika Cibulkova meritevole del traguardo raggiunto quanto, sprovvista delle armi idonee per contrastare lavincitrice designata dal destino’.

LI NA + CARLOS RODRIGUEZ: 10 E LODE. L’uomo che ha creato Justine Henin ha modellato pure Li Na e dieci anni dopo il trionfo della belga a Melbourne Park, è giunto anche il momento della pupilla cinese. Sotto alle ruvide mani del coach argentino Li Na è diventata una tennista più solida, i cui punti deboli appaiono ora meno vulnerabili, più ‘coperti’, fragilità mentali comprese. In fondo basta rivolgere uno sguardo ai box, verso Carlos Rodriguez, e si può davvero pensare di poter conquistare il mondo.

DOMINIKA CIBULKOVA: 9. Un torneo fantastico quello disputato dalla ventiquattrenne di Bratislava. Dati alla mano, se si escludono i tre set affrontati contro Maria Sharapova, almeno fino alla finale, la slovacca è stata impegnata solo da Francesca Schiavone che è stata capace di strapparle un 6-4 6-3. Per il resto: un game concesso sia Stefanie Voegele che a Carla Suarez Navarro, tre game lasciati sia Simona Halep che ad Agnieszka Radwanska. Tanta grinta, un tennis consistente che, a differenza delle sporadiche performance che la portarono a battere la Sharapova e Vika Azarenka in due differenti annate del Roland Garros, si è mantenuto costante fino alla finale. Qui si è inceppata, o meglio, qui è stata battuta dalla sola possibile vincitrice dello Slam aussie, visto come si erano messe le cose..

EUGENIE BOUCHARD: 7,5. Approfittando di un corridoio simile a una passerella che pareva ideata per lei sola, sotto alle abbaglianti luci dei ‘riflettori mediatici’, più oppressivi del caldo torrido che ha afflitto il torneo; ‘Genie’ non ha deluso e sempre ha sorriso ed esultato composta, finché giunta alla ‘prova del novecontro Ana Ivanovic, ha dimostrato di essere fatta di una ‘certa pasta’. Si è fermata in semifinale, sconfitta dalla futura campionessa, ma ugualmente la quasi ventenne di Westmount ha  continuato ad essere considerata la ‘nuova Maria Sharpova’. Paragone un po’ azzardato se si pensa che, alla sua età Masha aveva già posizionato in bacheca 16 titoli WTA tra cui due Slam e un Master ed era già salita sul primo gradino del ranking.

AGNIESZKA RADWANSKA: 7. La ragnatela di Aga ha tirato fuori il peggio del già pessimo carattere di Yulia Putintseva al primo turno, ha ingarbugliato la perennemente ignara dell’esistenza di una tattica Olga Govortsova, ha procurato un fatale calo di pressione ad Anastasia Pavlyuchenkova, ha esposto il cartellino rosso a una brillante Garbine Muguruza, per poi soffocare l’ululante Victoria Azarenka. Sarà stato lo shock per essere riuscita finalmente a vendicarsi dell’ormai ex amica che, in semifinale contro Dominika Cibulkova, si è presentata in campo spenta come un casinò privo di corrente. E così addio traiettorie raffinate, addio acume, addio sogno Slam.

FLAVIA PENNETTA: 7. Impeccabile fino a quanto ha potuto. Dopo le vittorie in due set su Alexandra Cadantu, Monica Puig e Mona Barthel, la brindisina ha avuto ragione in tre manche sulla numero nove del mondo, la tedesca Angelique Kerber. Trovatasi sullo stesso binario del treno Li Na, poteva scegliere se mettersi da parte, come aveva fatto il turno prima Ekaterina Makarova, o rischiare di essere travolta. Ha scelto la seconda opzione, mettendosi in gioco, lottando, confermandosi dopo New York la migliore azzurra anche a Melbourne.

SIMONA HALEP: 6,5. La rumena se ne va da Melborne da top ten dopo aver raggiunto i quarti di finale. Senza mai convincere in pieno Simona Halep si è ritrovata agli ottavi opposta ad una Jelena Jankovic delirante, masochista al punto tale da far di tutto pur di perdere il primo set e che, forse credendo di fare un dispetto al fratello Marko, le ha offerto su un piatto d’argento la tornata decisiva. Tutti i nodi sono venuti al pettine contro la Cibulkova.

ANA IVANOVIC: 6,5. Tanto incolore contro Kiki Bertens quanto devastante contro Annika Beck, tanto intermittente contro Samantha Stosur quanto micidiale contro Serena Williams. Tra alti e bassi, tra pugnetti e ‘ajde’, tra promesse da marinaio e patemi vari, ai quarti Ana ci è arrivata. A rovinarle la cavalcata ci hanno pensato un lieve infortunio ed una massiccia Eugenie Bouchard.

MARIA SHARAPOVA: 6. Per irremovibile stima. Dopo un primo turno al cardiopalmo contro Karin Knapp, al secondo round ha rischiato di trovarsi trascinata al terzo set da Alize Cornet, finché Dominika Cibulkova le ha fatto fare le valigie. Contro la sua ‘giustiziera’ Maria aveva vinto il primo set ma, dopo aver recuperato uno svantaggio da 0-5 a 4-5 si è bloccata, ha ‘tirato indietro il braccio’, abbandonata proprio da una delle sue armi che più la contraddistinguono: il coraggio.

SERENA WILLIAMS: 5,5. Ha preso la sua sconfitta con filosofia e già questo rende doppia la sorpresa. La numero uno del mondo ha confessato che, era stata tentata di non scendere nemmeno in campo contro Ana Ivanovic a causa di un problema alla schiena. Poi però c’è entrata, ha messo a segno 13 ace, non ha resistito dal polemizzare con il giudice di sedia, un po’ contrariata s’è fatta prendere a pallate dal diritto della serba per infine arrivare ad ammettere che la sua avversaria aveva giocato meglio. Non era la solita Williams, questo è fuori dubbio. Ma era quella del Master. La differenza è che ad Instanbul Jelena Jankovic e Li Na non l’hanno azzannata, a Melbourne invece l’Ana degli ottavi era assetata di sangue.

SARA ERRANI-ROBERTA VINCI: 7. Un misto tra singolare e doppio. Alla fine ci stavano le sconfitte al primo turno contro Julia Goerges e Jie Zheng. Contro la tedesca la romagnola ha dovuto indossare l’elmetto, contro la cinese  la tarantina non è riuscita ad essere incisiva. Poi è arrivato il doppio a ridonare il sorriso alle due. Ad un passo dal baratro contro Sania Mirza e Cara Black, in semifinale hanno battuto due ‘pezzi da 90’ come Kveta Peschke e Katarina Srebotnik, per poi accogliere di buon grado il regalone finale che le hanno riservato Elena Vesnina ed Ekaterina Makarova, ufficialmente già in aereo verso Pattaya dal 5-2 in loro favore nel terzo set.

ELENA VESNINA-EKATERINA MAKAROVA: 7. Anche loro ‘meritano’ il voto unito. Elena Vesnina aveva male alla schiena, Ekaterina Makarova aveva la spalla sinistra incerottata e il polso destro fasciato. Come se non bastasse, a rendere più grave il momento sono arrivate pure le (non) convocazioni in Fed Cup. Da un bel match lottato e vinto contro Venus, la Makarova è passata al totale assenteismo contro Li Na. Non pervenuta in singolare, in doppio la Vesnina si è dimostrata l’indiscussa leader, sempre pronta a spronare la sua compagna, a cui spesso basta una parola, un incitamento, per dar vita al suo talento. Un torneo sotto il segno della sofferenza, il loro, con tante rimonte e pure due match point annullati contro Andrea Hlavackova e Lucie Safarova (sempre lei). Fino al disastro in finale.


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