L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE… UN DJOKOVIC

Il nipote di Marian Vajda batte il fratello di Novak Djokovic nel primo turno del Challenger di Poprad. Il curioso episodio, però, evidenzia ancora di più le difficoltà dei fratelli Djokovic ad "arrivare" al Top. Cosa non va?
martedì, 16 Giugno 2015

TENNIS – A Poprard, nel Challenger slovacco da 42.500$ in corso questa settimana, è andato in scena un curioso primo turno che ha visto affrontarsi Peter Vajda e Djordje Djokovic. Chi sono? Rispettivamente, il nipote e il fratellino di Marian Vajda e Novak Djokovic. I due, premiati da un Wild Card, si sono affrontati in un match a senso unico, che ha visto il tennista slovacco trionfare con un perentorio 6-2 6-3.

Buon sangue non mente? Non è proprio il caso di Djordje, ma nemmeno di Marko. Novak, esploso nel 2006, dopo una carriera Juniores non proprio lunghissima e costellata, piuttosto, da partecipazioni di un certo spessore nel circuito ITF, aveva preso ritmo nel circuito maggiore riuscendo immediatamente a vincere, conquistando qualche anno dopo anche il primo Slam in carriera. Una crescita spaventosamente precoce, che l’ha portato, oggi, a dominare le classifiche del tennis mondiale.

Appunto, non sembra essere successa la stessa cosa ai due fratelli minori. Marko, fatto l’esordio tra i professionisti nel lontano 2007, ha appena quattro anni in meno di Novak. Negli ultimi otto anni, però, ha collezionato solo tante brutte sconfitte. A partire dal circuito ITF, fino ad arrivare ai tornei ATP dove non ha ancora vinto un match. Tante sono state le occasioni nella quale è riuscito ad ottenere Wild Card, purtroppo per lui mai sfruttate. Ha vinto un Futures a Belgrado nel 2012, ma ad oggi si aggira intorno all’800esima posizione. Non proprio una splendida carriera se si considerano le aspettative con la quale aveva iniziato.

Non è messo meglio Djordje che, come appena detto, è uscito sconfitto dal “derby” disputato contro l’amico Peter, classe 1996, giocatore all’esordio in un tabellone principale di un Challenger. Il “piccolo Djokovic” ha giocato poco e male nel circuito Juniores, e tra Futures e Challenger ha collezionato 6 vittorie e 36 sconfitte, statistiche poco esaltanti per un tennista che Novak definiva: “Più talentuoso di me”. Dello stesso parere era (è?) anche Nick Bollettieri, che in più situazioni aveva avuto modo di esprimersi sul più giovane della famiglia Djokovic, ammettendo “convinto” che sarebbe arrivato tra i grandi molto presto. Djordje, che ha sicuramente bruciato le tappe, si ritrova a quasi 20 anni con pochi risultati e sicuramente scarsa fiducia nei propri mezzi.

Di sicuro, c’è che i due hanno disperatamente tentato di eguagliare il fratello. Poca gavetta, troppa convinzione e, soprattutto, tante aspettative addosso. Djordje in paticolar modo, visto il grande potenziale messo in mostra da piccolissimo, non è riuscito a gestire la pressione.
Non possiamo dire che senza quel cognome, Djordje e Marko, sarebbero entrati in Top 50 a vent’anni, ma certo è che avrebbero giocato con più tranquillità. Il cognome, soprattutto nello sport, conta troppo.. E loro ne sono l’esempio più lampante.


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