SUPER-SABINE E KIRILENKO VOLANO

La tedesca Lisicki non lascia alcuno scampo ad Irina Falconi e vola agli ottavi di finale dello U.S. Open 2011, emulata in serata dalla russa: per lei al prossimo turno Sam Stosur
venerdì, 2 Settembre 2011

New York (U.S.A.) – Sabine Lisicki, vista l’antifona recitata in queste prime giornate di U.S. Open tra sconfitte inattese e sorprese spesso siglate da giocatrici a stelle e strisce, ha preferito evitare ogni problema e non ci ha pensato due volte a riservare alla giovane Irina Falconi una lezione che ricorderà a lungo. Il risultato finale, 6-0 6-1, evidenzia più di ogni altra statistica, peralto mai pleonastica come in questo caso, il regime di dominio totalitario imposto dalla fresca tennista ormai da tempo stabilitasi in Florida, capace di migliorare, alla quarta partecipazione, il suo record newyorchese, che fino al 2010 l’aveva sempre vista abbandonare la truppa al secondo turno.

Premesse smentite. Già, in questa edizione 2011 della manifestazione tradizionalmente ospitata a Flushing Meadows – che si temeva potesse venir ricordata per gli strascichi lasciati dall’uragano Irene – la quasi omonima Irina era stata tra le protagoniste della mini-rivoluzione yankee che ha cosparso di vera gloria le giovani tenniste statunitensi, dopo la vittoria su Dominika Cibulkova (numero 14 del tabellone). In quel giorno la sua avversaria odierna, Sabine Lisicki, non era nemmeno scesa in campo, dato il prematuro abbandono di Venus Williams, e le ore di riposo le hanno permesso di prepararsi in maniera ottimale per questo terzo turno, mentre Falconi non è parsa completamente ristabilita dalle fatiche dei primi due turni. E se ne avesse ancora avuta, di benzina, Irina ben sapeva che dall’altra parte della rete si trovava una di quelle giocatrici che, negli ultimi tre mesi, ha mostrato i maggiori progressi, all’interno di un’edizione Slam in cui, Sua Maestà Serena Williams a parte, non ci sono avversarie realmente intoccabili. Così, invece di un teatro dei sogni, il Grandstand di Flushing Meadows si è trasformato in breve in uno scenario da tregenda.

Troppo più forte coi suoi fondamentali, a tal punto potenti da esserle valse il soprannome di Boom Boom Bine, la tedesca di origine polacca, che, come detto, è partita subito spedita e ha provato a distruggere nel morale le residue velleità di Falconi, giunta a fine primo set senza giochi in proprio favore, nonostante alcune chances di macchiare la casella del tabellone – come nel terzo gioco, dove sul proprio servizio si era trovata avanti per 40-0. Però Sabine non ne ha voluto sapere, di regalare pertugi, perchè, come si è evinto in questi giorni, queste ragazzine terribili non aspettano altro per infilarsi. Avrebbe necessitato di nove giochi, Falconi, per aggiudicarsi il primo punto della partita, che drammaticamente sarebbe rimasto anche l’ultimo, visto che, dopo una palla break fondamentale per pareggiare i conti nella seconda partita (sull’eventuale 2-2), la statunitense è crollata piuttosto evidentemente, lasciando ad una Lisicki riposata di approdare al quarto turno, dove se la vedrà con Vera Zvonareva. Contro la russa, una delle big sopravvissute, la tedesca vanta tre confronti, di cui il primo svoltosi proprio qui lo scorso anno e di cui i restanti, più veritieri, si sono tenuti negli ultimi mesi. Nella memoria di molti sarà rimasto l’incontro del Roland Garros, dove Lisicki, ad un passo dal successo, fu superata, prima che dall’avversaria, dai crampi. C’è aria di rivincita.

Fuori anche la McHale. Termina anche lo U.S. Open di Christina McHale che non ha saputo reggere il sagace gioco di Maria Kirilenko. La tennista russa, 29esima nel ranking mondiale, non ha vissuto una stagione entusiasmante, ma ciò non le ha impedito di dirigere le operazioni in campo con la consueta calma e con apparente tranquillità, nonostante fossero diverse le insidie disseminate lungo il percorso verso il 6-2 6-3 finale. Innanzitutto la grandissima verve di McHale, assolutamente non intimorita dall’idea di poter correre chilometri pur di fare un punto, poi l’ardua lotta che si è instaurata tra le due sin dal primo scambio, quando i presupposti lasciavano intendere che l’incontro sarebbe potuto protrarsi fino a tarda ora. Non è stato così, però, perchè tra le varie qualità che la Kirilenko manifesta (e non stiamo parlando di estetica) ce ne sono due che stasera hanno avuto un peso fondamentale: la russa è una delle rare tenniste che a rete sa giocare per davvero (e consiglieremmo a Maria Sharapova di intensificare l’amicizia con la connazionale e coetanea proprio per questo motivo) e non c’è rimedio migliore per porre fine ai punti teoricamente infiniti affrontati da Christina. E poi è difficile vedere Kirilenko giocare punti che non celino un’idea di fondo, una trama di gioco che abbia come fine ultimo il conseguimento del punto. Tutto questo è stato troppo, per una tennista come McHale, che per quanto sia lottatrice nell’animo, pecca ancora di esperienza.

Dopo i primi tre giochi, durati un’eternità, senza però che l’ordine dei servizi subisse scossoni, la russa ha scavato il primo divario necessario per il successo: da 2-1 a 5-1 e servizio, e prima che il break della statunitense giunto a quel punto aizzasse la folla, eccola togliere per la terza volta consecutiva la battuta all’avversaria, incamerando la prima frazione sul 6-2. Più regolare l’andamento nella partita successiva, dove non si sono verificati break fino al 4-3 in favore di Kirilenko, momento in cui la russa trovava l’allungo decisivo, nonostante avesse appena beneficiato dei servizi del fisioterapista per un problema al piede che però non l’ha limitata nei giochi a seguire. Perchè come si muove la russa lo sanno fare davvero in poche, ed anche questa è stata una delle chiavi di volta per venire a capo di Christina McHale, fighter statunitense che presto troveremo a difendere i colori americani anche in turni ben più nobili di manifestazioni come questa.

Lotta estenuante. Ci sono volute più di 3 ore a Samantha Stosur per avere ragione di Nadia Petrova, al termine di un incontro ricco di capovolgimenti di fronte. La prima frazione, infatti, andava all’australiana, che pur non sfruttando 3 set point consecutivi sul 5-3, chiudeva al tie break per 7 punti a 5, dopo essersi trovata sotto 5-4. Punteggio analogo, ma in favore della russa, nel secondo set, ma le recriminazioni per Stosur erano evidenti: sul 5-4 non ha concretizzato ben tre palle match, di cui due consecutive, consentendo così all’avversaria di pareggiare i conti. All’inizio della terza frazione era Petrova a portarsi avanti di un break, ma il vantaggio è durato fino al 4-2: da quel momento Nadia ha palesato i sintomi della stanchezza accumulata e Stosur è tornata a comandare. Dopo un altro match point sprecato sul 5-4, la quinta occasione risultava quella giusta sul punteggio di 6-5. Ora per Stosur ostacolo non facile, vista anche la maratona odierna, contro la già citata Kirilenko. E pensare che nei cinque precedenti match, di cui quattro erano stati vinti da Petrova, l’atleta sconfitta non aveva mai colto più di 6 giochi: è proprio vero che ogni partita è una storia a sè.


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