L’OPPRIMENTE CAMMINO DI SHUAI PENG

Autrice di grandi risultati come doppista, Shuai Peng ha deciso di concentrarsi sul singolare. Dopo il ritiro di Li Na sono tante le pressioni cadute sulle sue spalle. Oggi compie 29 anni.
giovedì, 8 Gennaio 2015

preda ai crampi, i muscoli del suo corpo talmente rigidi che i medici faticano a sollevarla per adagiarla su una carrozzella, la maschera di dolore che devasta il volto della cinese mentre lascia il centrale di Flushing Meadows, è probabilmente la sequenza più agghiacciate, più toccante, verificatasi su un campo da tennis. Molti hanno sottolineato come quell’incontro andasse interrotto sul 7-6 4-3 a favore di Carolina Wozniacki, quando Shuai Peng ha iniziato ad accusare forti crampi, prontamente “camuffati” in infortunio in modo da rendere possibile un MTO nella speranza di scongiurarne il ritiro. L’importanza del contesto “una semifinale slam”, la consapevolezza che quel match poteva rappresentare “l’occasione della vita”, ha forse indotto la cinese a chiedere a se’ stessa quel qualcosa in più mettendo a repentaglio la propria salute.

Ma forse c’è dell’altro. Forse nella mente di Shahi Peng aveva preso forma un’ombra che, sempre più ossessiva aveva iniziato ad avvolgerla: Li Na, assente a New York, prossima al ritiro, eppure sempre presente. Li Na, la connazionale sulle cui spalle hanno sempre gravato gli oneri e gli onori dei suoi record: prima cinese a disputare finali slam, poi a vincerne, non una bensì due, prima cinese a scalare la classifica, dalla top 20 fino via, via toccare il secondo gradino del ranking. In tutto questo marasma, per anni Shuai Peng si è forse sentita rilegata al valore di “orpello”, triste protagonista semmai di sei fallimentari tentativi che l’hanno vista incapace di mettere le mani su un titolo WTA. E non è finita. Non ha dovuto “difendersi” solo da Li Na, anche Jie Zheng ha rappresentato per anni una minaccia con i suoi quattro titoli riposti in bacheca e le semifinali raggiunte a Wimbledon 2008 ed all’Australian Open 2010. Paragoni, numeri, aspettative o mancanza di tali, che hanno probabilmente reso la crescita emotiva e tennistica di Shuai Peng macchinosa, sofferta.

Nata ad Hunan l’8 gennaio del 1986, è stato lo zio a metterle per la prima volta in mano una racchetta quanto aveva otto anni. Affidandosi all’impugnatura bimane e al pressing è diventata professionista nel 2001, anno in cui si è aggiudicata i $10.000 di Baotou e Tianjin. Se un altro $10.000 vinto a Mumbai nel 2002 ed  il $25.000 su cui ha messo le mani a Jackson nel 2003 non hanno smosso più di tanto la classifica della Peng, affacciatasi sul 2004 come n° 326 del mondo, i successi al $50.000 di Shenzhen e dei $75.000 di Dothan e Prostejov hanno spinto Shuai Peng tra le top 100. Al che la cinese ha galleggiato per circa sette anni nei piani medi della classifica, tra il 75esimo ed il 40esimo posto, per quindi toccare un picco come n°14 del mondo nell’agosto 2011 e nuovamente ridiscendere per appianarsi intorno alla 40esima posizione. Una dimensione la sua dalle quale emerge tramite alcuni picchi, come la vittoria su Elena Dementieva, Dinara Safina e Kim Clijsters a San Diego 2005, su Jelena Jankovic e Maria Sharapova al China Open 2009, su Li Na a Indian Wells 2011, o su Svetlana Kuznetsova agli ottavi di Auckland e al secondo turno di Miami sempre nel 2011. Un limbo nel quale si dissolvono le finali di Strasburgo 2006 dove cede a Nicole Vaidisova, a Forest Hills 2008 dove viene sopraffatta da Lucie Safarova, a Canton 2008 dove nulla può contro Vera Zvonareva, a Brussels tanto nel 2011 quanto nel 2013 dove viene battuta prima da Caroline Wozniacki poi da Kaia Kanepi ed a Shenzhen 2014 dove si inchina a sua maestà Li Na. Corsi e decorsi che incollano addosso a Shuai Peng la poco gratificante etichetta di “mina vagante”, seppure pronta a perdere ogni qualvolta sale la posta in gioco e da outsider diventa una papabile aspirante a un titolo.

Risultati alla mano, tra il 2005 ed il 2013 Shuai ha alzato le braccia al cielo solo nel $100.000 di Taipei. Ricca di successi è semmai la sua carriera come doppista. Dopo otto titoli WTA, tra cui spiccano tre centri agli Internazionali d’Italia (2009, 2011, 2013), il 6 luglio 2013 Shuai Peng e Su-Wei Hsieh si sono imposte a Wimbledon. Ironia della sorte, nemmeno in questo caso Shuai è stata la prima cinese capace di mettere le mani in uno slam di specialità, nel 2006 Yan Zi e Zheng Jie avevano infatti vinto sia l’Australian Open che Wimbledon. Il palmares della Peng è però diventato quello più carico di tornei di prestigio tra le connazionali grazie ai trionfi al Master nel 2013, al Roland Garros nel 2014, nonché alle affermazioni nei tornei di Cincinnati (2013), Doha (2014), Indian Wells (2014) e Pechino (2009, 2014). Risultati coronati dal primo posto del ranking, stretto in pugno il 17 febbraio 2014. E questa volta Shuai può vantare il primato di essere stata la prima cinese a tagliare un simile traguardo.

L’arrampicata fino al 22esimo posto in classifica, frutto dalla straordinaria semifinale all’U.S Open, dalla finale disputata a Shenzhen, degli ottavi raggiunti a Wimbledon, ma anche dal primo titolo WTA in quel di Nanchino, evento modesto ma che ha finalmente permesso a Shuai di prendere confidenza con la vittoria, hanno probabilmente spinto la nuova n°1 della Cina ad accantonare il doppio per concentrarsi sulla sua carriera da singolarista. L’uscita di scena di Li Na, preceduta dal declino di Jie Zheng, ha trasfigurato l’ingombrante presenze della due volte campionessa slam in una sorta di opprimente assenza. Sarà quanto mai arduo per Shuai accontentare le aspettative, gestire le pressioni, di un paese immenso e “viziato” dai record di Li Na. Un’impresa titanica, un cammino che si preannuncia forse troppo articolato ed impervio per una donna di ventinove anni, cresciuta nella penombra e, tutto d’un tratto, buttata in prima linea, abbagliata da esigenti riflettori, perennemente oppressa dall’ombra di un fantasma impossibile da dimenticare.


3 Commenti per “L’OPPRIMENTE CAMMINO DI SHUAI PENG”


  1. Samantha Casella ha detto:

    Ha perfettamente ragione Luca, mi scuso ho commesso un errore nella stesura, volevo scrivere che prima di battere le altre elencante nel 2005 al Roland Garros aveva impegnato la Davenport. Ma scrivi, cancella, riordina, è saltato fuori l’errore. Mi scuso con lei e con tutti i lettori, mea culpa.

  2. marley ha detto:

    questa cinese e’ scarsa. na li almeno ha vinto qualcosa. meglio che lasci il tennis. perdere con misaki doi dice tutto.

  3. Luca ha detto:

    Ma che cosa dice Sig.ra Samantha Casella !!!???
    Lindsay Davenport, nel Roland Garros 2005, è stata sconfitta da Mary Pierce nei quarti di finale, ma non ha sicuramente perso da questa Shuai Peng.
    Rilegga bene la storia prima di raccontarla !


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