L’UMILTA’ DI MARCOS, DAI CHALLENGER AL NUMERO 82

Ripartito dai challenger, Baghdatis ha vinto tre tornei - Nottingham, Vancouver e California - ed è tornato nella top 100. Una resurrezione?
martedì, 12 Agosto 2014

Tennis. Marcos Baghdatis è tornato tra i migliori 100: posizione n. 82. Ha messo in fila 15 vittorie a livello di challenger, dal torneo di Nottingham in poi. Sull’erba inglese, ha sconfitto in finale Marinko Matosevic in due set; a Vancouver, ha ottenuto il torneo al terzo set contro Farrukh Dustov. Ad Aptos, in California, la settimana scorsa, ha raggiunto il match decisivo poi vinto contro Mikhail Kukushkin. Non parliamo di tornei della vita, nemmeno di avversari del blasone di Sampras e Agassi. A proposito: Marcos Baghdatis ha avuto l’onore di comparire in apertura dell’oramai leggendario “Open”. Perché il cipriota classe 1985 ha messo da parte tutto e ha ricominciato da principio, affrontando ora una seconda parte di stagione decisamente in ripresa. E challenger dopo challenger riecco quella Top 100 persa all’inizio dell’anno.

C’era una volta Marcos. “Baghdatis mi vede e sorride. Mi torna in mente che sorride quand’è contento o nervoso, e non sapresti dire quale sia il suo stato d’animo”. Agassi, in quell’autobiografia, l’ha descritto così. Raccontava gli US Open del 2006, stavolta era Marcos ad avere i capelli più lunghi: li sistema prima del match, si riscalda sotto al tunnel, prima di entrare nell’Arthur Ashe Stadium.

Un match storico quello vinto da Agassi al quinto set: tra i crampi alle gambe del cipriota e il dolore alla schiena dello statunitense, nessuno ha intenzione di mollare: i primi due set persi dall’allora ventenne di Cipro, la ripresa nel terzo e nel quarto set, un game infinito nel quinto. Alla fine, la palla lunga di Baghdatis porta i due alla conclusione e al lungo abbraccio che si scambiarono a rete. Tra i tennisti preferiti di Marcos c’è proprio Andre Agassi.

Ragazzo determinato fin da piccolo, costretto a lasciare la sua isola, spinto del padre Christos, per formarsi alla “Mouratoglou Tennis Academy” in Francia. E’ l’unico tennista della sua patria a raggiungere la top 10, proprio nel 2006, dove sale all’ottava posizione del ranking. Prima di quel folle match contro Agassi, conquista la sua prima finale slam agli Australian Open, dove si arrende a Roger Federer; a Wimbledon, invece, perde in semifinale contro Rafael Nadal. Ottiene, in seguito, il suo primo titolo ATP a Pechino.

A causa di tre infortuni, nel 2008, Baghdatis perde posizioni, scendendo al limite della top 100. Come se non bastasse, durante gli Australian Open si ritrova in un vortice di polemiche a causa di un video pubblicato sul web in cui grida “Fuori i turchi da Cipro”.

Riesce a tornare tra i primi 30 solo nel 2010. A inizio stagione arriva il quarto titolo ATP sulla superficie australiana di Sydney, dove supera in finale il francese Richard Gasquet. Buoni risultati arrivano durante la trasferta americana, nei tornei di Washington, Cincinnati e New Haven. Non un’ottima prestazione, invece, nei tornei dello slam che non lo vedono oltre il terzo turno.

Anno da protagonista il 2012: il cipriota sotto i riflettori dentro e fuori dal campo. Durante il secondo turno a Melbourne contro Stanislas Wawrinka (vinto da quest’ultimo in quattro set), il simpatico Marcos si guadagna l’attenzione del pubblico in pochi minuti: dal “magico” borsone tira fuori una racchetta dopo l’altra, in tutto quattro, tutte finite poi nel cestino a bordo campo. Fortuna che ne aveva di nuove, perché il match non era ancora finito…

A luglio, tra un torneo e l’altro, sposa la tennista croata Karoline Sprem. Alla celebrazione delle nozze, tenuta in un castello del tredicesimo secolo, li trasporta una carrozza con cocchiere. I due colleghi, uniti tutt’ora, hanno una figlia di nome Zahara. In seguito, viene scelto come portabandiera di Cipro per le Olimpiadi di Londra. In terra inglese viene però sconfitto al terzo turno da Andy Murray, che aveva già fermato la sua corsa al titolo di Wimbledon qualche settimana prima.

Nella stagione 2013, una serie di uscite ai primi e secondi turni di ogni torneo, lo portano oltre i primi 100 del ranking. In uno stato di forma non proprio ottimale, Baghdatis continua con il suo periodo buio anche all’inizio del 2014. Dunque la svolta, la decisione di riavvolgere il nastro, il bagno di umiltà. Quindi i challenger. Ne ha vinti già tre recuperando un centinaio di posizioni. Ora, Marcos Baghdatis è tutto nuovo.


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