L’UOMO CHE SCONFISSE LE SORELLE WILLIAMS

Tennis - Nel 1998 Karsten Braasch, un oscuro giocatore tedesco, raccolse la sfida delle sorelle Williams e le sconfisse su un campo periferico dell'Australian Open. Bevendo birra e fumando sigarette
lunedì, 18 Febbraio 2013

Il concetto di “battaglia tra sessi”, ovvero la sfida tra un uomo e una donna, è stato più volte messo in pratica nel tennis. Nella maggior parte dei casi si è trattato di esibizioni legate a opere di beneficenza, eventi di puro divertimento i cui episodi possono essere facilmente reperiti con una semplice ricerca su Youtube. In rete tuttavia non si trovano le immagini di una particolare “battaglia dei sessi”, che niente aveva a che vedere con esibizioni e beneficenza, ma si trattò una sfida fine a se stessa lanciata da due giovani tenniste che di lì a poco avrebbero dominato il circuito femminile, una delle quali, dopo tutti questi anni, è la fresca numero uno del mondo.

Era l’Australian Open del 1998. Serena e Venus Williams (all’epoca rispettivamente diciottenne e diciannovenne) ebbero l’ardire, dopo aver visto dei tennisti uomini allenarsi, di sostenere con orgoglio che sarebbero state in grado di battere facilmente un loro collega uomo piazzato intorno alla posizione numero 200 del mondo. Con un misto di sbruffonaggine giovanile ed eccessiva confidenza nei loro mezzi che col senno (e i trionfi) di poi possiamo in effetti perdonare, le due ragazze lanciarono la sfida che si sarebbe consumata in un campo secondario dello Slam australiano, lontano dalle telecamere e con pochi testimoni. La sorte volle che il prescelto fosse un giocatore non più giovane (31 anni all’epoca), il cui massimo ranking era stato il numero 38 quattro anni prima: il tedesco Karsten Braasch, numero 203 del mondo.

L’evento, come si diceva, non ha purtroppo testimonianze video. Eppure quello che accadde fu estremamente singolare e provò, forse in modo definitivo (se quello fu lo scopo), quanto il tennis maschile e quello femminile siano due sport profondamente diversi, giocati a livelli diversi. Le ragioni sono molteplici e sono quasi tutte dovute a Karsten Braasch. Tennista dal movimento di servizio stranissimo, dagli occhialetti rotondi e barba incolta che lo facevano sembrare  uscito dagli anni ’30, a vederlo alla battuta pareva quasi comico. In quel campo così lontano dai riflettori il non più giovane Karsten giocò due set contro le sorelle Williams, uno con ognuna, come da accordi. Iniziò con Serena: mentre Venus era impegnata nella conferenza stampa successiva alla sua sconfitta ai quarti contro Lindsay Davenport, il buon Karsten s’era già portato sul 5-0. Durante i cambi di campo con disinvoltura fumava sigarette e beveva birra. “Il mio consiglio se vi dovesse capitare una situazione del genere”, disse anni dopo in un’intervista, “è la pazienza. Un match simile va chiaramente preso alla leggera. Quella mattina mi allenai con qualche colpo di golf e un po’ di shandy”. Lo “shandy”, per la cronaca, è una bevanda costituita da birra e limonata o altra bibita gassata. Come la nostra “bicicletta”. Un modo estremamente salutare di prepararsi, quindi.

Sul 5-0 Venus arrivò in campo ma era ormai troppo tardi per sua sorella. Karsten chiuse il set di esibizione con un eloquente 6-1. “E’ stato estremamente difficile”, avrebbe detto dopo l’attuale numero uno del mondo, “non pensavo sarebbe stata così dura. Molti dei miei colpi sarebbero stati dei vincenti nel circuito WTA ma lui è arrivato su tutti”. A Venus andò poco meglio: riuscì a strappare a Braasch un solo game in più di sua sorella, chiudendo 2-6. Un tedesco di 31 anni aveva messo a tacere l’arroganza delle giovani sorelle Williams bevendo birra e fumando sigarette e la “battaglia dei sessi” aveva decretato il suo verdetto. “Serena e Venus sono delle grandi giocatrici ma se hai giocato nel circuito maschile  sai benissimo che ci sono dei colpi che le metteranno sempre in difficoltà, soprattutto quelli con parecchio spin”. A Braasch alla fine fu chiesto se per le Williams potessero esserci davvero possibilità di battere un uomo: “Contro uno tra i primi 500, nessuna. Ed io oggi ho giocato da numero 600.”


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