MARA SANTANGELO: TE LO PROMETTO

Dall’olimpo del tennis mondiale, raggiunto per mantenere una promessa fatta a sua madre, fino all’incontro con la fede avvenuto dopo il viaggio a Medjugorje. Mara Santangelo racconta attraverso un libro, il suo difficile percorso, fatto di dolore e sofferenza che oggi le regala una nuova vita ancora all’insegna dello sporte e dei valori essenziali per l’esistenza stessa.
lunedì, 25 Novembre 2013

Tennis – Da ragazzina innamorata del tennis a protagonista in quel mondo meraviglioso che l’ha vista gioire, con il dolore nel cuore, fino al suo addio allo sport. Una storia fatta di grandi emozioni e successi caratterizzati dalla voglia di mantenere una promessa fatta alla persona più importante della sua vita: sua mamma Patrizia.

Mara Santangelo, campione del mondo nel 2006 nella prima storica Fed Cup della nazionale azzurra femminile,  dopo aver lasciato il tennis giocato a causa della malformazione al piede che l’ha accompagnata per tutta la carriera condizionando negativamente le sue prestazioni, ha cambiato vita trovando nella fede quell’equilibrio e quella serenità che spesso nei 12 anni di professionismo sono venuti a mancare.

Attraverso un libro, commovente e scritto direttamente con il cuore, Mara ha voluto raccontare il suo percorso, partito da quella frase che dà il nome al testo stesso e che nella sua semplicità racchiude tutto un mondo: “Te lo prometto”.

Una parola data che diventa un libro, che narra di una carriera sportiva breve ma intensa e che oggi Mara, per noi di tennis.it, ha ripercorso partendo proprio dall’inizio.

Tutto nasce da una promessa che io feci tra le braccia di mia mamma, quella di diventare una tennista professionista. Da li sono andata contro tutto e tutti per mantenere questo impegno, con ancora più convinzione dopo che mia mamma è venuta a mancare. Da quel 23 novembre 1996, la data della sua “nascita in cielo” ho lottato ancora di più contro la sofferenza per la sua mancanza e per la malformazione del mio piede per portare avanti quello che era il suo sogno, il nostro sogno.

Il tennis era nel destino di quella ragazzina che muoveva i primi passi con la racchetta in mano sul campo in cemento nell’albergo di famiglia?

Credo proprio di si. E’ vero ho iniziato a giocare sul cemento e qualche anno più tardi in Australia proprio su una superficie simile mi sono messa in mostra nel tennis mondiale.

Dal duro di casa al soffice e vellutato terreno di Wimbledon, un sogno divenuto realtà?

Nel mio libro parlo proprio del raggiungimento di un sogno,  quello di giocare sul centrale di Wimbledon che era parte della mia promessa e che nel giugno del 2005 contro Serena Williams ho realizzato. Purtroppo di quel match ho un ricordo amaro. Stavo giocando molto bene nel primo set, ero riuscita a starle avanti anche all’inizio del secondo fino a quando ho iniziato a sentire quella fitta al piede che ha caratterizzato quell’incontro ed un po’ tutta la mia carriera agonistica.

 

La malformazione, il dolore per la perdita di tua madre, dove hai trovato la forza per andare avanti?

Non è stato facile per me giocare con il dolore, all’epoca ero molto diversa e molto chiusa non riuscivo a relazionarmi con il prossimo. La forza la trovavo nell’obiettivo  che mi ero prefissata e nella voglia a tutti i costi di arrivare. Non avevo però quell’energia che ora fa parte della mia vita: la fede

Una vita, la tua vita che cambia dopo l’esperienza fatta con il viaggio a Medugorje. Se avessi incrociato prima la fede, sarebbe stata diversa anche la tua carriera sportiva?

Sicuramente avrei vissuto meglio, accettando molto di più quello che mi accadeva. Io detestavo tutte le mie sofferenze e nel centrale di Wimbledon sono andata contro Dio chiedendogli perchè di tutta questa sofferenza. Sicuramente avrei approcciato diversamente ma ora mi rendo conto che è un percorso e tutto è servito per la mia crescita. Probabilmente se non fosse successo tutto quello che mi è successo, non avrei sentito il bisogno di togliermi la maschera sulla collina di Medugorje e scoprire veramente chi è Mara.

I successi e la popolarità non ti completavano, ora con la fede sei cambiata e migliorata ma senti ancora il bisogno crescere?

È la mia filosofia di vita. Bisogna sentirsi umili, cercare sempre di imparare e migliorare. È per questo che sono voluta ripartire da zero cercando di mettermi di nuovo in gioco. Prima con la scrittura del libro, ora con nuovi progetti con la FIT e con il Coni, dove cerco di portare sia la mia esperienza di tennista professionista, sia quei valori che mi sono stati tramandati dalla mia famiglia che ora ho coltivato con questo percorso di fede che oggi mi porta in giro per l’Italia a raccontare la mia storia dell’incontro con Dio. Sono molto cambiata, prima la racchetta era tutto, oggi la fede e la preghiera sono fattori di grande importanza nella mia vita.

Una visione della vita meravigliosa, come splendida è stata la tua carriera. Qual è il ricordo più bello che ti porti dietro legato al tuo tennis giocato?

Sono stati tanti i momenti bellissimi nella mia carriera. La Fed Cup, ma anche le vittorie nel doppio al Roland Garros ed al Foro Italico. Non so scegliere un momento particolare, li ricordo tutti perchè tutti mi hanno dato qualcosa, mi hanno fatto crescere, anche le sconfitte che, se prese con intelligenza, servono a costruire le vittorie più importanti.

Sei consigliera del Coni e della FIT, ma il tennis lo segui a prescindere dalle tue cariche, per semplice piacere personale?

Il tennis è uno degli sport più belli al mondo, guardo le partite in televisione e mi piace molto seguire dal vivo tutti gli eventi principali legati ad esso. Vorrei continuare a vivere lo sport in maniera diversa, dietro le quinte, dando un contributo al mio mondo in base a quella che è stata la mia esperienza. Mi piace parlare ai giovani che sono il nostro futuro.

Hai raggiunto molti obiettivi, come atleta prima e come donna poi, ma hai ancora qualche sogno da realizzare?

Non si deve mai smettere di sognare ed è bellissimo farlo. Di sogni ne ho tantissimi e prego Dio ogni giorno che si realizzino. Siamo nelle sue mani quindi sia fatta la sua volontà.


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