MARAT SAFIN: “VINCERE ORA È MOLTO PIÚ FACILE CHE AI MIEI TEMPI”

L’ex numero uno del mondo, vincitore degli Us Open 2000 e degli Australian Open 2005, emette la sua sentenza sul tennis attuale: “Quando giocavo io il livello era molto più alto”. Poi attesta la sua stima per Federer: “È il giocatore con più talento. Ma Djokovic mi ha stupito”.
mercoledì, 28 Ottobre 2015

Tennis – Non è mai stato uno banale Marat Safin. Ha sempre fatto notizia quando vinceva e non è mai passato inosservato nemmeno quando perdeva. E adesso che sono passati un po’ di anni dal suo ritiro, avvenuto dopo il Master di Parigi Bercy nel 2009, il suo colloquio con quell’altra testa calda della storia del tennis che risponde al nome di John McEnroe non può lasciare indifferente nemmeno chi al tennis si è appassionato da poco.

Così il vincitore di 15 tornei Atp ripercorre le tappe della sua carriera, confessando ai microfoni di Tennis Podcast che i suoi inizi sono stati parecchio tormentati: “Essere un giocatore di tennis non era facile. Non riuscivo a trovare uno sponsor e non sapevo dove allenarmi. Così provai a iscrivermi senza successo all’accademia di Nick Bollettieri e poi mi spostai in Spagna”. I problemi non erano solo di natura infrastrutturale, ma anche economici: “Non avevo soldi e ho dovuto imparare a gestire la pressione di dover vincere per sopravvivere. Non avevo altra scelta”.

Il tennista nato a Mosca il 27 gennaio 1980 una scelta non l’ha avuta nemmeno quando, causa infortuni, ha dovuto dire addio alla racchetta: “Sono dovuto andare in pensione a 29 anni perché i problemi fisici mi impedivano di competere. Non riuscivo a correre bene e quando affrontavo giovani come Djokovic o Murray non ero in grado di essere alla loro altezza. Mi era impossibile persino rientrare nella top 10 e stare tra i primi 30 o 40 tennisti per me non era abbastanza. Avrei continuato a giocare se il mio fisico fosse stato al 100%”.

Una carriera finita presto quella del talentuoso russo, che però non gli ha impedito di togliersi grandi soddisfazioni. Momenti da ricordare per tutta la vita: “I ricordi più belli sono facili da trovare. Si tratta delle vittorie agli Us Open e in Australia. Ho avuto più possibilità di vincere dei tornei del Grande Slam. Come in Australia, dove ho giocato un’altra finale, al Roland Garros e Wimbledon, dove ho raggiunto le semifinali. Ma ho sempre messo troppa pressione su me stesso” dice l’attuale membro del Comitato Olimpico Russo nonché deputato alla Duma di Mosca.

Non possono mancare alcune riflessioni sul tennis contemporaneo. E sono posizioni destinate a fare discutere perché il tre volte vincitore del Master di Parigi Bercy è convinto che il livello di gioco era più alto quando era lui a girovagare per i campi di tutto il mondo: “Nella top 20 c’erano nomi pesanti come Ivanisevic, Krajicek, Sampras, Agassi, Kuerten, Norman, Kafelnikov. Il livello era più alto di adesso. Tutti erano in grado di vincere uno Slam. Invece, dal 2009 a oggi hanno vinto solo in sei. Attualmente ci sono solo quattro o cinque giocatori che possono dominare. Tutti gli altri sono lontani”.

Infine c’è spazio per un attestato di stima. Secondo Marat Safin il maggior talento della storia del tennis ha un nome e dovrebbero essere pochi dubbi in proposito: “Senza dubbio costui è Roger Federer. È un giocatore molto completo. Ha molte armi e può fare quello che vuole con la palla”. Ma il nuovo membro della Hall of Fame del tennis spende belle parole anche per novak Djokovic: “Non mi aspettavo potesse raggiungere un livello così alto. Quando ho giocato contro di lui in Australia, quando era più giovane, ho visto che aveva talento e che sarebbe potuto diventare un ottimo giocatore, ma non pensavo potesse vincere addirittura dieci Slam. Certo – ribadisce – vincere un major adesso è molto più facile che ai miei tempi. Novak è un giocatore completo, con grande capacità di concentrazione e che ama lavorare sodo. Sono sorpreso del modo in cui riesce a vincere”.

Foto: Il servizio di Marat Safin (www.zimbio.com)

 


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