MARDY FISH-ING FOR A DREAM, IL RITORNO A INDIAN WELLS

Dopo una carriera piena di stop forzati, problemi di ogni tipo e tanta sfortuna, l'americano vuole ricominciare da dove aveva lasciato: l'Olimpo del tennis
giovedì, 29 Gennaio 2015

Tennis. Sarà capitato a tutti, a chi prima e a chi dopo, di sentirsi sopraffatti da qualcosa, soli contro il mondo intero, senza forze dinanzi ad un destino avverso che appare impossibile da combattere e soprattutto da sovvertire. Le dodici (o più) fatiche di Mardy Fish, tennista americano ormai da tempo relegato fuori dal circuito ATP, sono state questioni di tempo, lunghe convalescenze, paura di viaggiare e di starsene da solo, oltre a quelle situazioni che un comune tennista può mettere in conto di dover affrontare nella sua carriera.

Mardy nasce a Edina, cittadina della fredda regione del Minnesota negli States, con l’influenza di papà Tom, insegnante di tennis professionista, che si fa sentire da subito, visto che una stazione televisiva locale, la “Minneapolis TV”, menda in onda un profilo di Mardy che a soli due anni già aveva mandato dall’altra parte della rete una pallina da fondo campo. Parlare di futuro roseo del tennis sarebbe stato quantomeno azzardato, visto che si trattava più di un servizio di costume che altro, però la vita spesso riserva sorprese inaspettate, e quello che può attenderci in fondo al percorso non possiamo saperlo fino alla fine.

Il tennis non riesce a lasciare la vita di Mardy, neanche dopo che la famiglia tutta aveva deciso di trasferirsi a Vero Beach, nei più miti climi della Florida, visto e considerato che le sue scelte sarebbero state molto chiare per un futuro verso quella direzione: la high school la svolge a Boca Raton, da sempre fucina di giovani talenti per l’USTA, ed è proprio in quegli anni che Fish fa la conoscenza di Andy Roddick, compagno ed amico fedele che lo ospiterà nella sua famiglia nel ’99 condividendo con lui anche la passione per il basket, passatempo graditissimo da entrambi.

Sarà proprio il connubio con Roddick a regalargli appena 3 anni dopo la prima vittoria tra i professionisti, con il titolo del torneo di Houston conquistato insieme all’amico nel doppio maschile. Da quel momento, da quella vittoria che lo ha illuminato per la prima volta sotto i grandi riflettori del tennis, sarebbe iniziato un percorso assolutamente unico nel suo genere, il quale avrebbe segnato per sempre il tennis moderno grazie ad una storia tanto difficile da descrivere ed affidare ai curiosi occhi di un appassionato quanto da vivere in prima persona, con gli spettri di presente e passato uniti indissolubilmente al talento puro ed alla tenacia propria solo dei più irriducibili guerrieri.

La vittoria a Stoccolma del 2003 in quella finale contro Robin Soderling gli regala la prima soddisfazione in singolare della carriera, e se di finali perse fino al 2004 ce ne saranno ben 6, una di quelle gli varrà una magnifica medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atene 2004, dopo che aveva perso solo al quinto set nella finale contro il cileno Nicolas Massù. Le due operazioni subite al polso sinistro, tuttavia, lo mettono fuori gioco, costringendolo a disputare solamente 17 incontri in tutta la stagione, prima del (primo) grande rientro della sua carriera datato 2006: scivolato in basso, fino alla posizione N.341 del ranking mondiale, Fish sfrutta la wild card ottenuta per il torneo di Houston aggiudicandosi la vittoria finale, riuscendo infine a chiudere l’anno al N.47 dopo una splendida rincorsa, con la speranza di una definitiva consacrazione per l’anno successivo.

Non sarà solo un anno, ma sarà un periodo tanto lungo quanto positivo per Mardy, il quale riesce a raggiungere i quarti agli Australian Open, fermato sempre e solo dall’amico Andy Roddick, va vicino a centrare l’impresa nel “mille” di Indian Wells nel 2008 dopo un percorso strabiliante fermato solo da un superiore Novak Djokovic nell’atto finale, ed agguanta il terzo titolo in carriera a Delray Beach, fino ad un nuovo stop forzato a fine 2009 a causa di problemi ad un ginocchio, motivo per il quale Fish uscirà nuovamente dai primi 50 del mondo.

Sarà nel biennio 2010-2011 che la carriera del gigante statunitense raggiungerà il suo picco più alto: due trionfi a Newport ed Atlanta, una nuova finale raggiunta a Cincinnati, persa stavolta da Roger Federer, e la Top20 nel 2010, semifinali a Miami quarti di finale a Wimbledon, finale a Montreal e nuovamente semifinale a Cincinnati, con un ingresso da N.7 in Top10 che gli varrà la partecipazione, seppur sfortunata, alle ATP Finals nel 2011.

Il 2012 è l’anno dell’inizio del calvario vero e proprio, come se già di infortuni non ne avessimo parlato, visto che gli viene diagnosticata un’aritmia cardiaca che richiederà un intervento chirurgico subìto a Los Angeles.

Da quel momento gli arrivederci e i ritorni nel circuito sono stati molti, grazie alla tenacia che ha dimostrato come Mardy fosse tanto attaccato alla sua passione più grande, non rinunciando mai alle salite da percorrere per tornare tra i grandi e lottando incondizionatamente anche con i suoi frequenti attacchi d’ansia che gli impedivano di viaggiare e dormire da solo, oltre che di giocare senza pensieri cupi nella testa.

Il 2014 poteva rappresentare un doloroso addio, lasciandosi finalmente alle spalle quella sfortuna che lo aveva sopraffatto in tutti questi anni, eppure per chi vuole davvero lottare nulla sembra ancora chiuso per sempre, e anche se sarà necessario soffrire e lottare come e più di prima, gli obiettivi sono vita, e il dolore è carburante per controvertere qualcosa di apparentemente già scritto.

Mardy Fish tornerà a Indian Wells, dove il suo tennis ha toccato i suoi livelli più alti, cercando di riportare la magia sui campi di cemento americani, come già aveva fatto in passato, perché il presente si tramuti finalmente in un futuro sereno e capace di regalare solo grandi soddisfazioni a chi, come lui, di certo se le merita.

 

Foto: Mardy Fish (guardian.com)

 

 


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