ROAD TO THE FINALS: FISH

A quasi trent’anni Mardy Fish gioca la sua miglior stagione e conquista l’ultima poltrona utile per il Masters di Londra. Difficile che possa arrivare in fondo. Domani sera subito il suo esordio contro Rafa Nadal
sabato, 19 Novembre 2011

Roma – Ci siamo. Domani comincia il Masters 2011 e a Londra è ormai tutto pronto per accogliere i primi otto della classe, pronti a darsi battaglia per il titolo di Maestro. Puntiamo l’attenzione su Mardy Fish dal Minnesota, che solo al recentissimo torneo di Bercy ha avuto la certezza matematica di poter disputare, per la prima volta in carriera dopo 11 anni di circuito pro, il torneo che chiude l’interminabile stagione tennistica.

Ranking (8). Numero 16 del mondo ad inizio anno, Fish ha vissuto un 2011 pieno di buoni risultati e tanti piazzamenti (una vittoria, due finali e cinque semifinali) che lo hanno aiutato a lanciarsi alla conquista di questo traguardo così prestigioso e, per certi versi ormai inaspettato. Intendiamoci, l’americano da anni è ormai un giocatore competitivo, ma solo quest’anno (e in parte lo scorso) ha vissuto il definitivo salto di qualità, soprattutto mentale, tanto da riuscire a sfondare il muro dei top-10 e conquistare il best ranking, numero 7, a quasi trent’anni. L’ennesima dimostrazione che, quando, in presenza di qualche qualità, si investe seriamente su sé stessi, nonostante limiti precisi e qualche guaio fisico di troppo, non è mai troppo tardi per raggiungere certi traguardi.

Titoli stagionali (1). L’unico successo dell’anno, il sesto della carriera, Fish lo ha colto a luglio nell’ATP 250 di Atlanta, sul cemento amico, un torneo non certo irresistibile per campo di partecipazione che tra l’altro aveva conquistato anche lo scorso anno. In Georgia Mardy, partito come prima testa di serie, ha superato facilmente uno dietro l’altro Mahut, Devvarmann ed Harrison, prima di rischiare grosso contro l’amico e connazionale Isner, superato solo per 3-6 7-6 6-2 dopo aver avuto due match point nel tie-break del secondo set. Proprio da Atlanta, però, è cominciata la calda estate dello statunitense che, pieno di fiducia ed integro fisicamente, ha cambiato marcia rispetto all’altalenante primo semestre, inanellando una serie incredibile di risultati positivi che gli hanno permesso di vincere la US Open Series e di accumulare i punti necessari ad agguantare i vertici della classifica.

Finali stagionali (2). Subito dopo il successo casalingo, infatti, Fish ha raggiunto la finale sia a Los Angeles, dove è stato sconfitto dal balzano lettone Gulbis, che al Master 1000 di Montreal in cui, dopo un cammino convincente, è stato superato solo dall’imbattibile Novak Djokovic versione 2011, ma solo per 6-4 al terzo dopo aver venduto cara la pelle. Il momento positivo di Mardy è poi proseguito anche a Cincinnati dove si è permesso il lusso di battere piuttosto nettamente Rafael Nadal nei quarti di finale, lo scalpo più prestigioso, prima di essere fermato in semi da Andy Murray. Prima di questa serie di acuti estivi, Fish aveva agguantato altre tre semifinali: a Memphis (fermato da un Raonic indiavolato), Delray Beach (sconfitto da Del Potro) e soprattutto al Master 1000 di Miami dove, dopo aver superato David Ferrer nei quarti, era stato fermato ancora una volta da Djokovic. Negli Slam, infine, l’americano ha colto il suo miglior piazzamento a Wimbledon dove è stato fermato da Nadal nei quarti dopo aver sconfitto il finalista del 2010 Tomas Berdych al quarto turno. Nadal lo avrebbe poi sconfitto in semifinale anche a Tokio.

Titoli indoor (1). Amante del cemento all’aperto, Fish non ha mai ottenuto risultati troppo brillanti nei tornei al coperto. L’unico successo indoor, infatti, Mardy lo ha colto nel lontano 2003, a Stoccolma, che è stato anche il suo primo torneo del circuito maggiore messo in bacheca. È stato poi sconfitto due volte nell’atto conclusivo di San Josè, nel 2004 e nel 2009, poi poco altro. Ad influire negativamente sul suo rendimento al coperto è stata probabilmente una condizione fisica non sempre impeccabile nel corso della sua carriera, oltre che una manualità non propriamente raffinata. Le caratteristiche tecniche invece, con un buon servizio, un gioco da fondocampo che si è piuttosto irrobustito nel corso degli ultimi anni ed una certa predilezione ad andare avanti, potrebbero tutto sommato consentirgli di ottenere buoni risultati anche al coperto, anche se la mancanza di un colpo davvero risolutivo certamente finisce per condizionarlo negativamente.

Titoli ATP Finals (0). Alla sua prima apparizione al Masters di fine anno, Mardy ha tutto da guadagnare e niente da perdere e può vivere questa esperienza davvero a cuor leggero. Le sue ultime dichiarazioni rispecchiano questo stato d’animo da vera matricola senza alcuna pressione addosso.

Condizione Fisica (???). Le ultime apparizioni di Fish, per la verità, non sono state particolarmente incoraggianti. Dopo la sconfitta patita contro Jo-Wilfried Tsonga negli ottavi di finale dello US Open (un gran match, tra l’altro), Mardy deve aver accusato la stanchezza per questa stagione così intensa e, nei quattro appuntamenti successivi, ha vinto solo 4 incontri e per due volte ha abbandonato le sue partite per ritiro, a causa di un fastidio alla coscia. Nonostante, dunque, l’americano si vanti di avere un buon bilancio contro i primi dieci, bisognerà valutare il suo reale stato di forma, capire se sia riuscito a recuperare pienamente da questi recenti fastidi. Ad ogni modo, diciamola tutta, anche al massimo della forma il nostro “Pesce” pare destinato per forza di cose a recitare un ruolo di comprimario in un appuntamento nel quale tutti, raschiando dal fondo del barile le ultime stille di energia, vogliono vincere. Come dire: il classico vaso di creta…

Gli approfondimenti precedenti:
ROAD TO THE FINALS: NOVAK DJOKOVIC
ROAD TO THE FINALS: RAFAEL NADAL
ROAD TO THE FINALS: ANDY MURRAY
ROAD TO THE FINALS: ROGER FEDERER
ROAD TO THE FINALS: DAVID FERRER
ROAD TO THE FINALS: JO-WILFRIED TSONGA
ROAD TO THE FINALS: TOMAS BERDYCH


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