MARIA SHARAPOVA DICE ADDIO AL TENNIS GIOCATO

La campionessa russa ha archiviato definitivamente la sua carriera attraverso una lunga ed emozionante lettera

TENNIS – Maria Sharapova lascia il tennis. Dopo una carriera lunga e ricca di soddisfazioni, costellata da cinque Slam e 36 tornei titoli complessivi, la tennista russa ha detto basta. Le ultime stagioni, a partire da quel maledetto gennaio del 2016 quando incappò nell’ormai famosa squalifica per aver assunto una sostanza proibita che risponde al nome di “meldonium”, sono state difficili. E allora Masha ha preso la decisione di appendere la racchetta al chiodo, tramite una lunga ed emozionante lettera pubblicata da Vogue.

“Come fai – si legge nel testo condiviso dalla Sharapova – a lasciarti alle spalle l’unica vita che tu abbia mai conosciuto? Come ti allontani dai campi su cui ti sei allenata da quando eri una bambina, il gioco che ami, che ti ha portato lacrime indicibili e gioie indicibili, uno sport in cui hai trovato una famiglia, insieme ai fan che si sono radunati dietro di te da più di 28 anni? Lo so questo, quindi per favore perdonami. Tennis, ti sto dicendo addio.

Prima di arrivare alla fine, però, vorrei iniziare dall’inizio. La prima volta che ricordo di aver visto un campo da tennis, ci giocava mio ​​padre. Avevo quattro anni a Sochi, in Russia, ero così piccola che le mie minuscole gambe pendevano dalla panca su cui ero seduta. Così piccola che la racchetta che ho raccolto accanto a me aveva il doppio delle mie dimensioni. Quando avevo sei anni ho viaggiato in tutto il mondo, ed anche in Florida, insieme a mio padre. All’epoca il mondo intero sembrava gigantesco. L’aereo, l’aeroporto, l’ampia distesa americana: tutto era enorme, così come il sacrificio dei miei genitori.

Quando ho iniziato a giocare, le ragazze dall’altra parte della rete erano sempre più vecchie, più alte e più forti; i grandi del tennis che ho visto in televisione sembravano intoccabili e fuori portata. Ma a poco a poco, allenandomi ogni giorno, questo mondo quasi mitico è diventato sempre più reale. I primi campi su cui ho mai giocato erano in cemento non uniforme con linee sbiadite. Nel tempo, sono diventati prima terra battuta e poi l’erba più bella e curata su cui i tuoi piedi possano mai camminare. Ma mai nei miei sogni più sfrenati ho mai pensato di vincere sui palcoscenici più importanti dello sport e su ogni superficie.

Wimbledon sembrava un buon punto di partenza. Ero un’ingenua diciassettenne, collezionavo ancora francobolli e non capivo l’entità della mia vittoria fino a quando non sono diventata più grande, e sono contenta di non averlo fatto. Il mio vantaggio, tuttavia, non era mai quello di sentirmi superiore alle mie avversarie. Si trattava di sentirmi sul punto di cadere da una scogliera, motivo per cui tornavo costantemente in campo per capire come continuare a salire. Gli Us Open mi hanno mostrato come superare le distrazioni e le aspettative. Se non potevi gestire la confusione di New York, beh, l’aeroporto era accanto. Dosvidanya.

L’Australian Open mi ha portato in un posto che non aveva mai fatto parte di me prima, dandomi un’estrema sicurezza che alcune persone chiamano l’essere “in the zone”. Non riesco davvero a spiegarlo, ma era un buon posto dove stare. La terra all’Open di Francia ha rivelato praticamente tutte le mie debolezze, a cominciare dalla mia incapacità di scivolarci sopra, e mi ha costretto a superarle. Due volte. È stato bello.

Questi luoghi hanno rivelato la mia vera essenza. I servizi fotografici e i bei vestiti da tennis hanno esposto le mie imperfezioni: ogni ruga, ogni goccia di sudore. Hanno testato il mio personaggio, la mia volontà, la mia capacità di incanalare le mie emozioni grezze in un luogo in cui hanno lavorato per me anziché contro di me. Tra le loro linee, le mie vulnerabilità si sono sentite al sicuro. Quanto sono fortunata ad aver trovato una specie di terreno su cui mi sono sentita così esposta eppure così a mio agio?

Una delle chiavi del mio successo è che non ho mai guardato indietro e non ho mai guardato avanti. Credevo che se avessi continuato a macinare e macinare allenamenti, avrei potuto spingermi in un posto incredibile. Ma non c’è padronanza del tennis: devi semplicemente continuare a soddisfare le esigenze del campo mentre cerchi di calmare quei pensieri incessanti nella parte posteriore della tua mente. Hai fatto abbastanza per prepararti al tuo prossimo avversario? Ti sei preso qualche giorno libero, il tuo corpo sta perdendo quel vantaggio.

Quella fetta di pizza in più? Meglio rimediare con una fantastica sessione mattutina. Ascoltare questa voce così intimamente, anticipandone ogni flusso e riflusso, è anche il modo in cui ho accettato quei segnali finali quando sono arrivati.

Uno di questi è arrivato lo scorso agosto agli Us Open. Trenta minuti prima di entrare in campo, avevo un trattamento per non sentire dolore alla spalla, in modo da poter giocare l’incontro. I problemi alla spalla non sono una novità per me: nel tempo i miei tendini si sono sfilacciati come una corda. Ho avuto diversi interventi chirurgici: una volta nel 2008, un’altra volta l’anno scorso e ho trascorso innumerevoli mesi in terapia fisica. Scendere in campo quel giorno sembrava una vittoria, quando ovviamente avrebbe dovuto essere solo il primo passo verso la vittoria. Condivido questo non per pietà, ma per dipingere la mia nuova realtà: il mio corpo era diventato una distrazione.

Ne vale la pena? Non è mai stata nemmeno una domanda, ma alla fine lo è sempre stata. La mia forza mentale è sempre stata la mia arma più forte. Anche se il mio avversario era fisicamente più forte, più sicuro, anche semplicemente migliore, avrei perseverato con tutte le mie energie.

Non mi sono mai sentita davvero obbligata a parlare di lavoro, sforzo o grinta: ogni atleta comprende i sacrifici non detti che deve compiere per avere successo. Ma mentre mi imbarco nel mio prossimo capitolo, voglio che chiunque sogna di eccellere in qualsiasi cosa sappia che il dubbio e il giudizio sono inevitabili: fallirai centinaia di volte e il mondo ti guarderà. Bisogna accettarlo. Credete in voi stessi. Prometto che prevarrete. 

Nel dare la mia vita al tennis, il tennis mi ha dato una vita. Mi mancherà ogni giorno. Mi mancheranno l’allenamento e la mia routine quotidiana: svegliarsi all’alba, allacciare la scarpa sinistra davanti alla destra e chiudere il cancello del campo prima di colpire la mia prima palla della giornata. Mi mancherà il mio team, i miei allenatori. Mi mancheranno i momenti seduti con mio padre sulla panchina del campo di allenamento. Le strette di mano, vincenti o perdenti, e le avversarie, che lo sappiano o no, mi hanno spinto a fare del mio meglio.

Guardando indietro ora, mi rendo conto che il tennis è stata la mia montagna. Il mio percorso è stato riempito di valli e deviazioni, ma i panorami dalla sua cima erano incredibili. Dopo 28 anni e cinque titoli del Grand Slam, sono pronta a scalare un’altra montagna, per competere su un diverso tipo di terreno. Quella voglia incessante di vittorie però Non diminuirà mai. Indipendentemente da ciò che mi aspetta, ci metterò la stessa attenzione, la stessa etica del lavoro e farò tesoro di tutte le lezioni che ho imparato lungo la strada. Nel frattempo, ci sono alcune cose semplici che non vedo davvero l’ora di fare: prima di tutto trovare un senso di tranquillità con la mia famiglia. Poi rilassarmi davanti a una tazza di caffè mattutina. E magari fare qualche fuga inaspettata nel fine settimana, oltre ad allenamenti fatti in base alla mia volontà (ciao, lezione di danza!).

Il tennis mi ha mostrato il mondo e mi ha mostrato di che pasta sono fatta. È ciò che mi ha permesso di mettermi alla prova e di capire come ho potuto misurare la mia crescita. E così qualsiasi sarà la cosa che sceglierò per il prossimo capitolo della mia vita, per la mia prossima montagna, continuerò a spingere. Continuerò ad arrampicarmi. Continuerò a crescere”.

(Nella foto Maria Sharapova – www.zimbio.com)


Nessun Commento per “MARIA SHARAPOVA DICE ADDIO AL TENNIS GIOCATO”


Inserisci il tuo commento


Articoli correlati

Dalla prima pagina » Ultima ora

Desideri ricevere in anteprima tutte le notizie? Iscriviti alla Newsletter di Tennis.it

TENNIS OGGI: nel numero di Febbraio 2020

  • Chi è Sonya Kenin?
    La storia della 21enne americana di origini russe che è esplosa a Melbourne.
  • Next Gen ancora immatura.
    Dall'Australia arriva un segnale forte e chiaro: i "Big Three" resistono agli attacchi dei nuovi talenti, che perdono l'ennesima occasione di effettuare il sorpasso.
  • Gastronomia Agonistica
    Le Olimpiadi Gastronomiche hanno chiuso con successo la loro VII edizione, a dimostrazione che questo nuovo sport sta appassionando i Circoli.