IL RITORNO DI MARIA

Stagione finalmente positiva per la 24enne russa, capace di riemergere dopo un periodo grigio: sarà il 2012 l’anno del nuovo salto di qualità?

E’ mancata la ciliegina sulla torta – intesa come Slam – forse. Giudizio banale, scontato, quasi irriguardoso se consideriamo che tali parole dovrebbero incorniciare la stagione di una delle atlete più famose del pianeta in cui dimoriamo. Una sportiva meno banale di quanto ci si possa aspettare, nelle dichiarazioni, nei modi e soprattutto nelle motivazioni, quelle che, dopo un decennio netto di carriera e svariati milioni di dollari incassati a destra e a manca, la spingono a sudare su un campo da gioco.

Di Maria Sharapova, in molti, avevano già intonato il “de profundis” sportivo. Troppo limitante quell’infortunio alla spalla che l’aveva appiedata per diversi mesi a cavallo tra le stagioni 2008 e 2009, tanto che il suo rientro, dopo i buoni presupposti parigini, si era perso in un mare di mediocrità poco adatto ad una ragazza abituata a primeggiare in ogni ambito in cui si cimenta. Ad inizio anno non era considerato altamente credibile un suo ritorno, anche solo parziale, a determinati livelli, come poi, invece, è effettivamente avvenuto. Un 2011 apertosi con la nascita di un nuovo sodalizio, quello che portò ad affiancare al sempiterno Michael Joyce, defenestrato poche settimane più tardi, lo svedese Thomas Hogstedt, scelta rivelatasi quasi immediatamente azzeccata, dato che, dopo l’infruttuosa parentesi australiana e un virus contratto in prossimità della sfortunata prestazione in Fed Cup, Maria ha ricominciato ad esprimersi in modo similare a come faceva quando era considerata una top player e, un anno sì ed un anno no, si aggiudicava un titolo Slam.

I momenti da ricordare sono senza dubbio stati i titoli di Roma, sua prima volta in una manifestazione su terra battuta di un certo livello e dove ha colto scalpi eccellenti come quelli di Azarenka, Wozniacki e Stosur, e di Cincinnati, ma anche le prestazioni nei tornei Slam “di mezzo”, con la seconda finale in carriera a Wimbledon, dove questa volta ha dovuto cedere il passo a Petra Kvitova, e la semi a Roland Garros, suo best placement assoluto, in cui si è invece arresa a Na Li, anche lei futura vincitrice della manifestazione Slam in questione. Se si esclude la debacle canadese contro GalinaVoskoboeva, dove i fantasmi del servizio sono tornati a farle visita, tutta la parte centrale della stagione di Sharapova è stata positiva – magari non come un tempo, chioserà qualcuno – mentre le lacune, oltre che nella parte iniziale, si sono manifestate sul calar del 2011, quando un infortunio alla caviglia patito a Tokyo non le ha permesso di essere nelle migliori condizioni al Master di Istanbul, in cui, dopo due incontri incolori, ha salutato la truppa e ha deciso di calare il sipario in vista di un 2012 che la deve vedere protagonista. E dove cercheràdi colmare quella casellina rimasta vuota quest’anno: quella degli Slam vinti.

Il progresso in classifica, dal 18esimo al 4° posto, passando per una puntatina al secondo in virtù dello “strano” U.S. Open, testimonial’ascesa, e alle apprezzabili migliori tecniche apportate da Hogstedt nel corso di quest’annata – soprattutto il servizio tornato solido – va aggiunta una caratteristica fondamentale che Maria pare aver perfettamente integrato nel suo modus essendi: la determinazione e la voglia di vincere. Non a caso, fino alla partita-epilogo del suo U.S. Open, contro la nostra Flavia Pennetta, la russa vantava uno straordinario record al terzo set, dove mai aveva perso nelle 12 occasioni in cui era stata (o aveva) costretto: sintomo di una fame che sembrava aver smarrito nel corso delle precedenti esibizioni post-intervento chirurgico alla spalla.

In definitiva Maria Sharapova, in questo 2011, è tornata: quello che manca, per ratificarlo, sarebbe un bel titolo Slam che portasse a quattro il suo personalissimo palmares nelle competizioni che tutti i bambini del mondo sognano. La russa, inoltre, strizzando l’occhio alla cabala, ha finora vinto tutti i suoi titoli major in annate pari (2004 Wimbledon, 2006 U.S. Open e 2008 Australian Open) ed è andata a segno nelle ultime due stagioni bisestili. Ricorrenze, certamente, ma è sintomatico pensarla nuovamente competitiva e nei panni di un’appetibile Slam-bardata.

Starà a lei, ma non solo. Un’annata ricca di sorprese come il 2011 – tre nuove titolate in materia di major – sarà difficilmente ripetibile, vuoi per l’esplosione di Kvitova e Azarenka, vuoi per il ritorno di Serena Williams e di Kim Clijsters, all’ultimo giro di valzer, per cui l’impegno da profondere sarà superiore a quanto sprigionato fino ad oggi, ma dalla sua c’è sicuramente quella grandissima voglia di primeggiare clamorosamente riemersa nel corso degli ultimi 12 mesi. Un’arma che potrà risultare decisiva se abbinata alle costanti evoluzioni tecniche di cui Maria è stata protagonista, perché potrebbe rompere l’equilibrio in suo favore nei momenti topici. Sarà difficile, per quanto detto sopra, ma dopo aver ammirato la Sharapova-ragazzina, capace di diventare la prima giocatrice al mondo, potremmo assistere all’escalation definitiva di Maria ormai donna, concentrata come non mai per riprendersi quella vetta a cui per attitudine mostra di ambire costantemente. Dura, come già detto, ma senon ce la facesse, anche per i meriti altrui, sarà sempre degna del rispetto frutto della sua incredibile dedizione: non è scontato trovare motivazioni in certe condizioni.


1 Commento per “IL RITORNO DI MARIA”


  1. citto ha detto:

    E’ un articolo decisamente interessante. Da fan di Maria leggere certe frasi ti fanno capire che campionessa è la russa.


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