MARK PHILIPPOUSSIS, LO SPARTANO DI MELBOURNE

Tennis. L’australiano ricordato per il suo incredibile servizio compie oggi 37 anni. Dalle due Coppe Davis alla carriera di attore, dalle due finali Slam ai presunti flirt con Paris Hilton, Mark è uno che non è passato inosservato sui campi da gioco.
giovedì, 7 Novembre 2013

Tennis. Bello e dannato. Mark Anthony Phillippousis è uno di quei personaggi che raramente si vedono oggi sui campi da tennis. Emblema di quel tennis degli anni 90, quando la potenza dei servizi cominciava a pesare di più dei tocchi di fino e delle volee, l’australiano di padre greco e madre di origini italiane era uno che quando impugnava la racchetta non passava mai inosservato. Destrorso di mano e alto 1,96 metri, Mark venne soprannominato “Scud” per la potenza e la precisione delle sue battute –paragonabili ai missili usati dal regime di Saddam Hussein nella Guerra del Golfo – con i quali “bombardava” i suoi avversari durante i match. Per lungo tempo ha resistito il suo record di velocità di 229 Km/h raggiunto in una partita contro Albert Costa, superato solo anni più tardi da Andy Roddick, ma con racchetta composta da materiali più sofisticati.

Seguito da papà Nick, Mark incomincia a giocare a tennis all’età di sei anni. Entra nel professionismo nel 1994 ed è un ragazzo che brucia decisamente le tappe: a 19 anni è infatti il giocatore più giovane all’interno dei top 50.  La sua voglia di arrivare si intuisce quando, da campione in carica juniores a Wimbledon, si rifiuta di giocare con i suoi coetanei per non aver ricevuto una wild card per il tabellone dei grandi. Dopo aver perso tre finali nel 1995, nell’ottobre del 1996 Mark conquista il suo primo titolo del circuito a Tolosa, sconfiggendo in finale lo svedese Magnus Larsson. Ma, soprattutto, un mese prima fa grande scalpore estromettendo agli US Open il numero uno del mondo Pete Sampras. Lo scrittore David Foster Wallace rimane sconvolto da quel match e fa questo profondo commento: “Sembra brutale, Philippousis, spartano, uno grosso e lento che gioca meccanicamente da fondo campo, con una cattiveria gelida negli occhi. E a paragone Sampras, che non è esattamente un pallettaro, appare quasi fragile, cerebrale, un poeta, saggio e triste allo stesso tempo”.

Nel 1997 Philippousis prende confidenza con la vittoria e solleva altri tre trofei, pertanto su superfici diverse, smentendo chi lo considera solamente uno “sparatutto” dal gioco monotono. Prima supera Richey Renemberg sul cemento americano di Scottsdale, poi sconfigge sulla terra rossa di Monaco di Baviera lo specialista spagnolo Alex Correja, infine in una gara a chi spara più ace beffa Goran Ivanisevic sull’erba del Queens. Ma è l’anno successivo, il 1998, quello della consacrazione, che rimane però incompiuta sul più bello. Mark riesce infatti a centrare la finale agli US Open ma si deve arrendere in tre set al connazionale Patrick Rafter. Scud si consola vincendo il suo primo torneo di rilievo a Indian Wells sei mesi più tardi, superando in una tirata finale al quinto set Carlos Moya, uno desiderato dal pubblico femminile proprio quanto lui. Quel 1999 sarà uno dei suoi anni più movimentati. Dopo il primo “Master 1000” conquistato, Mark incomincia ad avere i primi guai di cartilagine al ginocchio, problema che lo costringe al ritiro nei quarti di finale con Sampras a Wimbledon. Così finisce sotto i ferri, ma grazie al suo forte carattere torna a giocare dopo sette settimane, giusto in tempo per sconfiggere Cedric Pioline e dare un determinante contributo per la vittoria in Coppa Davis della sua Australia in terra francese.

Con il nuovo millennio si separa dal coach Pat Cash, ma i risultati continuano ad arrivare. Mark conquista il titolo di San Jose e disputa un incredibile finale con Marat Safin al Master di Parigi, persa al tie-break del quinto set.  In più, al Roland Garros l’australiano fa un altro scherzetto a Pete Sampras, sconfiggendo l’ex numero uno del mondo al quarto turno.  A Wimbledon raggiunge i quarti di finale per il terzo anno consecutivo ma si deve arrendere ad Andre Agassi. Alle olimpiadi di Sidney, supportato dal pubblico di casa, viene eliminato dal russo  Yevgeny Kafelnikov che conquisterà poi la medaglia d’oro. Mark è stabilmente tra i top 20 da diversi anni ma i problemi al ginocchio si fanno risentire e deve tornare sotto i ferri. Nel 2001 l’unico risultato degno di nota è la vittoria al torneo di Memphis contro l’azzurro Davide Sanguinetti, poi l’assenza dai campi di gioco che nel 2002 lo fanno sprofondare alla 100.ma posizione mondiale. Il recupero a questo punto diventa sempre più difficile e Scud incomincia seriamente a pensare al ritiro. Ma quella sua sana testardaggine gli permette di rialzarsi e tornare da protagonista nel 2003. A Wimbledon si ritrova ai quarti di finale contro l’outsider tedesco Alexander Popp, riuscendo a prevalere 8-6 al quinto con una prova di grande carattere. In semifinale Mark domina il francese Sebastien Grosjean ma, purtroppo per lui, in finale trova un Roger Federer sulla rampa di lancio che conquista quell’anno il primo dei suoi sette titoli all’Old England Club.

Il torneo londinese gli da comunque molta carica e a settembre Mark torna ad alzare un trofeo in quel di Shanghai, demolendo in finale Jiri Novak. Ma la grande rivincita se la prende più tardi, confermandosi protagonista nella Coppa Davis e “zittendo” tutte le polemiche che c’erano state quegli anni. Dai litigi con i compagni di squadra Patrick Rafter e Lleyton Hewitt che si lamentavano dei suoi forfait, ai sempre burrascosi rapporti con Tony Roche  e John Newcombe in panchina. Nella finale di Melbourne contro la Spagna, Philippousis si porta avanti di due set su Juan Carlos Ferrero, quando incomincia ad avere un dolore ai muscoli pettorali. Così perde velocemente terzo e quarto set e le speranze per gli “aussie” incominciano a spegnersi. Ma quando ormai tutti lo danno per spacciato, Scud ritrova gli occhi gelidi di un tempo e torna in campo con un carisma eccezionale che gli permette di sorprendere  il regolarista Ferrero a forza di ace e colpi vincenti, annichilendo lo spagnolo con un netto 6-0. Quella però sarà una delle ultime gioie tennistiche per l’australiano, perseguitato ancora dalle sue ginocchia. Così Mark, sfruttando soprattutto il suo aspetto fisico, si butta nella carriera di attore recitando nella serie televisiva The Age, incominciando a essere nei riflettori del gossip per le sue storie sentimentali. In quell’anno si rompe la sua storia con la cantante Delta Goodrem, motivo una scappatella con l’ereditiera Paris Hilton che esce sui giornali. Forse però quel mondo non gli appartiene e Mark torna a impugnare la racchetta riuscendo a rientrare tra i top 100 e tornando a vincere un torneo a Newport nel 2006. Ma quelle maledette ginocchia non gli permetteranno mai di giocare con continuità ad alti livelli e l’attore-tennista deve abbondonare nuovamente il circuito.

Ma un motivo per riavvicinarsi al tennis l’australiano lo trova sempre. Nel 2009 arrivano infatti i guai finanziari, forse causati dalla sua passione per il poker. Mark si indebita con un prestito di circa un milione di dollari e rischia di perdere la sua casa. Così è costretto a tornare nuovamente a giocare per pagare i suoi debiti ripartendo dal Challenger di Dallas. Il suo servizio d’oro gli permette di racimolare qualche dollaro, ma a 33 anni di età non riesce certo a tornare ai livelli di un tempo, anche perché i giocatori di adesso ti ributtano la palla dall’altra parte della rete con molta più frequenza. Ma oggi lo spartano Mark, gladiatore di un tennis degli anni 90, compie 37 anni. E di lui vogliamo ricordare soprattutto i combattuti match con campioni come Agassi e Sampras, sperando che abbia trovato un po’ di pace nel suo animo travagliato.


1 Commento per “MARK PHILIPPOUSSIS, LO SPARTANO DI MELBOURNE”


  1. christian ha detto:

    bell’articolo, ma ci sono tre errori: 1) nel 1996 philippoussis batte sampras al terzo turno degli AO e non dell’US OPEN; 2) nel 1998 perde la finale da rafter degli US OPEN in 4 set e non in 3; 3) philippoussis batte sampras nel 1 turno del roland garros del 2000 e non negli ottavi ;
    ricordo tutto quanto molto bene visto che era il mio idolo 😉 ciaoooooooo


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