MARTINA HINGIS E I GRANDI RITORNI, TRA TONFI E TRIONFI

TENNIS - Tra meno di 24 ore rivedremo Martina Hingis impegnata in una competizione ufficiale: scenderà in campo a Carlsbad in doppio con Daniela Hantuchova. In passato tanti i ritorni eccellenti: da Bjorn Borg a John McEnroe, da Tracy Austin a Martina Navratilova fino a Kim Clijsters e Justine Henin; alcuni fallimentari, altri densi di successi.
mercoledì, 31 Luglio 2013

Tennis. L’attesa è quasi terminata. Tra meno di 24 ore sui campi in cemento di Carlsbad rivedremo impegnata in una competizione ufficiale Martina Hingis; colei che più di chiunque altro potrebbe essere considerata una sorta di “Wolfgang Amadeus Mozart della racchetta”, l’ex numero uno del mondo capace di battere qualsiasi record di precocità, la fuoriclasse che ha conquistato 43 titoli WTA tra cui 5 prove del Grande Slam in singolare; addirittura il Grande Slam in doppio. Martina Hingis, il genio contorto, la grazia discesa su un campo da tennis. Martina, lo sguardo indecifrabile da bambina quanto da donna. Perché sì, quell’undicenne aliena che nel maggio del 1992 si impose al Trofeo Bonfiglio per poi, appena sedicenne beatificare la sacra erba di Wimbledon con il suo tennis sinfonico, questo 30 settembre compirà trentatré anni. Martina Hingis, non solo l’ex campionessa, anche una donna che decide di tornare sui suoi passi. Che decide di rimettersi in gioco, di riprovarci.

Non è la prima volta. Il primo addio avviene nel febbraio del 2003. “Il mio fisico non mi permette più di mantenere uno standard di gioco per poter essere competitiva ai vertici e siccome non potrei sopportare il dolore di competere ad un livello inferiore, non mi resta che ritirarmi”, questo disse l’elvetica che assediata dalla potenza delle sorelle Williams ma soprattutto da una miriade di spettri provenienti dal passato, lei, ormai ex numero uno del mondo, ex bambina prodigio, ex “futuro del tennis” a soli ventidue anni inizia a sentirsi vecchia. Si eclissa Martina, finché il 2 gennaio del 2006, riappare al torneo di Gold Coast. A maggio è regina a Roma, in autunno si impone a Calcutta, a fine anno è top ten mentre l’anno dopo trionfa a Tokyo per infine essere schiacciata dagli infortuni, dalle insinuazioni, ma forse prima ancora da una catena nodi interiori che non è mai riuscita a sciogliere. L’1 novembre del 2007 l’annuncio del secondo ritiro, quello “definitivo”. Immortale Martina Hingis lo era già la “prova scritta” però la ottiene il 12 luglio di quest’anno quando entra ufficialmente nella Hall of Fame. Tempo pochi giorni la decisione di tornare alle competizioni in occasione del Premier di Carlsbad, seppure solo in doppio, in coppia con Daniela Hantuchova.

Un ritorno quello della Hingis che, in attesa della conferma di un ritorno alle gare in singolare, appare quanto mai simile al rientro che ha compiuto Martina Navratilova nel 2000 quando, dopo il ritiro stabilito nel 1994, ha partecipato a innumerevoli tornei di doppio, vincendo tra l’altro “in misto” agli Australian Open e a Wimbledon in coppia con Leander Paes nel 2003, e gli US Open nel 2006 insieme a Bob Bryan. Prima di lei “ci ha ripensato”, l’ex fenomeno del tennis a stelle a strisce Tracy Austin. Salutata la compagnia ad appena ventuno anni con due titoli agli US Open in bacheca, la Austin si ripresenta sei anni dopo, per disputare sette tornei. Non vince un match, ma permette a Steffi Graf di infliggerle un impietoso 6-0 6-0 sul cemento di San Diego. Pare che la tedesca, di ottima memoria, non avesse mai digerito di essere stata definita esattamente cinque anni prima “una delle tante ragazzine che giocano bene”. E’ stato uno stand-by prolungato più che un ritiro l’assenza “post-accoltellamento” di Monica Seles. Ad Amburgo il 30 aprile del 1993 Gunther Parche diventa determinante per la storia del tennis. Nonostante nell’agosto del 1995 la serba si ripresenti in campo a Toronto, tra l’altro vincendo a man bassa, e negli anni seguire conquisti oltre agli Australian Open una ventina di tornei, non è più la “belva” di due anni e mezzo prima. Quindici mesi di inattività precedono il “riscattodi Jennifer Capriati. Tra periodi eccellenti e ricadute la statunitense sfiora una parvenza di pace interiore agli inizi del nuovo secolo e riesce là dove non era arrivata nella prima carriera: a vincere tre prove del Grande Slam consistenti in un Roland Garros nel 2001 e due Australian Open nel 2001 e nel 2002.

Nel settembre del 1996 si ritira l’ex numero 4 del mondo Kimiko Date. Nel 2008 però, a 38 anni, forse annoiata di guardare il tennis in tv, decide di riconsiderare la decisione presa e due stagioni più tardi si prende pure la soddisfazione di battere Maria Sharapova. Abbandona a suo dire “senza rimpianti”, si sposa, diventa mamma, perde il padre e decide di ributtarsi nella mischia, se non più forte più vincente di prima, la belga Kim Clijsters. Due titoli agli US Open, uno agli Australian Open e un Master; questo il bottino nell’arco della sua seconda carriera durata quattro anni, per lo più caratterizzati da infortuni che l’hanno tenuta lontana dalle gare per lunghi periodi. Non resiste al richiamo delle “sirene” nemmeno l’eterna amica-rivale di Kim, la connazionale Justine Henin. Dopo aver chiuso improvvisamente i battenti nel maggio 2008, la Henin, si rivede a Brisbane nel 2010 dove raggiunge la finale piegandosi proprio al cospetto della Clijsters. Pur raggiungendo la finale, persa contro Serena Williams agli Australian Open 2010, Justine “la regina di Francia” non afferrerà mai più uno Slam e, oltre ad andarsene da Stoccarda in Porsche, non riuscirà a fare.

Vistosi usurpare il proprio regno da John McEnroe dentro a quel meccanismo perfetto che anima Bjorn Borg qualcosa si incrina, irrimediabilmente. Praticamente assente dal Circus per l’intero 1982, l’anno dopo Borg si presenta al torneo di Montecarlo e, dopo aver superato José Luis Clerc, si arrende ad Henri Leconte. E’ l’ennesima conferma che l’Orso Svedese non è più lui. E tanto meno tornerà ad essere “Ice Borg” quando nel 1991  deciderà di tornare sullascena del crimine”, proprio sulla terra battuta di Montecarlo, armato di racchetta di legno per perdere malamente contro il modesto Jordi Arrese. Un ritorno quello di Borg che si rivela un fiasco totale. Un po’ meno disastroso, ma di tutt’altra pasta rispetto al ingegnere” di un tempo sarà il Mats Wilander che rientra dopo uno stop di un anno e nove mesi. Fermo dal giugno dal 1991 fino all’aprile del 1993, lo sveese giocherà altre tre stagioni, non andando mai oltre il 45esimo gradino del ranking con un apice toccato in occasione degli Open del Canada nel 1995 quando batte Stefan Edberg, Wayne Ferreira ed Evgenij Kafelnikov. Non può essere considerato un vero e proprio ritiro l’anno sabbatico, anzi i nove mesi di stop che si concesse John McEnroe nel 1986. E’ però un ritorno a tutti gli effetti quando nel febbraio del 2006, all’età di 47 anni, Supermac ha giocato il torneo di doppio a San Josè in coppia con Jonas Bjorkman. Ovviamente John McEnroe tornò a modo suo: vincendo il 78esimo titolo di specialità.

Cosa attenderci da Martina Hingis? “Sono cinque anni che penso di rientrare, ma non ho mai avuto il coraggio”; ha ammesso l’elvetica. Già, il coraggio. O forse, più che il coraggio, quella sicurezza, quella padronanza che a poco, a poco, si era frantumata insieme alla finale persa al Roland Garros nel 1999, al termine di una guerra dichiarata e persa contro Steffi Graf, contro l’arbitro, contro il pubblico, forse un po’ anche contro l’universo mondo. Una ferita che l’ha scavata dentro facendo sì che quel trionfo mancato, in una Parigi dove mai era stata regina ed in cui mai lo sarà, rappresentasse la parabola discendente della sua prodigiosa epopea. Una serenità che non troverà nella vita privata, delle soddisfazioni che non la ripagheranno della dedizione con cui ha allenato una giocatrice che è tutto il suo opposto, una Anastasia Pavlychenkova incapace di seguirla. O forse, chissà, è stata proprio Martina a non riuscire a farsi comprendere. Martina Hingis che mentre allenava la russa a Roma si esprimeva più a gesti che non a parole, che non la mollava un attimo mentre giravano indisturbate per il Foro Italico. Eppure la sensazione che ho avvertito è che sempre vivesse in un mondo tutto, distante anni luce da tutto il resto. Una Martina Hingis sola, come in fondo sola lo è sempre stata con le sue vittorie tanto quanto con le sconfitte. A Carlsbad la vedremo insieme a Daniela Hantuchova. La speranza è che se ritornerà in campo, da sola, sia veramente lei, Martina Hingis, e non il suo fantasma.


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