MASHA CONTRO IL TABÙ, SERENA PER IL MITO

La finale femminile dell’Australian Open mette di fronte le prime due giocatrici del mondo. La Williams va a caccia di uno storico diciannovesimo slam, mentre Sharapova cercherà di battere l’americana per la prima volta dopo 10 anni di sconfitte

Melbourne (Australia). Il torneo femminile dell’Australian Open si concluderà domani mattina alle ore 9.30 italiane con la miglior finale possibile, tra la numero uno del mondo Serena Williams e la tennista che la insegue più da vicino in classifica, Maria Sharapova. La Rod Laver Arena sarà il teatro perfetto per il diciannovesimo atto di una delle rivalità più accese degli ultimi anni nel circuito Wta.

In realtà, qualche osservatore potrebbe storcere il naso sentendo parlare di rivalità, dato che la Williams, dopo aver perso due dei primi tre confronti con la tigre siberiana, ha sempre imposto la sua superiorità nelle successive quindici circostanze in cui si è ritrovata ad incrociare la sua racchetta con quella della 27enne nativa di Njagan. Gli unici successi della Sharapova risalgono addirittura al 2004, quando, appena diciassettenne, Masha fece irruzione nel gotha del tennis, strapazzando Serenona nella finale di Wimbledon, prima di ripetersi qualche mese più tardi alle Wta Finals. Come se non bastasse questo dato, è importante notare che 12 delle 15 vittorie ottenute successivamente da Serena, sono arrivate in soli due set e l’ultima partita che la russa è stata veramente vicina a vincere contro l’americana, risale addirittura alla semifinale dell’Australian Open 2005, conquistata dall’attuale numero uno del mondo con il punteggio di 2-6 7-5 8-6.

Una superiorità così netta, a questo livello, francamente è anche difficile da spiegare. Sicuramente Serena è una giocatrice più forte e completa rispetto alla russa, ma quest’ultima è una grandissima lottatrice con una fortissima personalità ed è strano quindi che abbia sofferto in questa maniera un’avversaria, per quanto eccezionale, indipendentemente dalla superficie di gioco, dalle condizioni di forma e dalle circostanze ambientali. Dopo la vittoria in semifinale contro la connazionale Ekaterina Makarova, Masha ha provato a spiegare ai giornalisti il motivo delle sue immense difficoltà contro la Williams: “Penso che la sua potenza e la sua aggressività, ti spingano ad essere sempre un po’ più aggressiva del normale e forse a fare qualcosa di più di quanto realmente necessario. Lei ha la grande dote di costringere le sue avversarie a cercare di fare sempre qualcosa in più, magari qualcosa di troppo. Ti porta sempre a giocare sulle righe e per questo è difficilissimo affrontarla per me”.

Di sicuro una lottatrice indomabile come la Sharapova non si sentirà già sconfitta a causa della tradizione sfavorevole e forse da un punto di vista psicologico si trova in una posizione migliore rispetto alle passate sfide con la Williams. Il suo torneo infatti avrebbe potuto concludersi al secondo turno, quando per due volte si è ritrovata ad un solo punto dalla sconfitta contro la connazionale Alexandra Panova. Una situazione di difficoltà che avrebbe potuto abbattere la maggior parte delle giocatrici, ma non certo Maria, che da quella vittoria colta per un pelo ha trovato nuova linfa per andare avanti nel suo torneo, mostrando un livello di tennis che forse non raggiungeva da molto tempo. Dopo la grande paura infatti, la tigre siberiana non solo non ha più lasciato per strada un singolo parziale, ma ha perso al massimo tre game a set nei successivi impegni. E probabilmente avere davanti Serena e l’occasione di sfatare un tabù che la accompagna ormai da più di dieci anni può essere una motivazione ulteriore per spingere la numero due del mondo fino alla conquista del sesto slam in carriera.

Tuttavia, purtroppo per la Sharapova, il destino della finale di domani, non è totalmente nelle sue mani. Al contrario, è Serena Williams, una delle giocatrici più forti di ogni epoca, a poter indirizzare maggiormente il match per un verso o per un altro. L’americana ha la storica chance di conquistare il 19esimo slam della carriera e staccarsi dalle connazionali Chris Evert e Martina Navratilova, per diventare la tennista più vincente della storia americana, nonché la ghiotta possibilità di avvicinarsi al record assoluto di Steffi Graf, vincitrice di 22 major nell’era open.

Quello di Serena non è stato un grande Australian Open. Nel corso del suo cammino, per due volte è stata costretta a rimontare lo svantaggio di un set (contro Muguruza e Svitolina) ed ha dovuto convivere per tutte le due settimane con una brutta influenza, che anche oggi l’ha costretta a sospendere l’allenamento e a rimandarlo al pomeriggio, quando le cose sono andate leggermente meglio. Tuttavia, contrariamente a quanto accaduto nelle ultime tre edizioni dello slam down under alle quali ha preso parte (2012,2013 e 2014),  Serena è riuscita a superare l’ostacolo dei quarti di finale e la storia della 18 volte campionessa slam ci insegna che nelle cinque circostanze in cui è riuscita a spingersi oltre quello stadio del torneo, ha poi sempre messo le mani sulla Daphne Akhurst Memorial Cup.

Una premessa non certo confortante per la Sharapova, la quale già deve fare i conti con il pessimo bilancio degli H2H, che però non può spingersi a considerare già decisa la finale di domani. Del resto, proprio in questo torneo abbiamo assistito alla conclusione di una striscia aperta di successi ancor più lunga, come quella di 17 vittorie consecutive di Rafael Nadal contro il ceco Tomas Berdych. E un episodio come quello capitato ai quarti di finale del torneo maschile, deve far riflettere sull’imprevidibilità di uno sport come il nostro, nel quale nulla può essere dato per scontato, anche e soprattutto nel circuito femminile. Indipendentemente dai pronostici chiusi o meno quindi, quella di domani sarà una finale indubbiamente interessantissima, nella quale Serena cercherà di scrivere un’altra straordinaria pagina di storia, mentre Maria Sharapova proverà ad abbattere finalmente quello che è stato fino ad oggi il più duro e insormontabile ostacolo della sua eccezionale carriera. Una carriera che spiccò il volo una decina di anni fa, proprio in un match contro la Williams, nel quale, come oggi, Masha sembrava essere destinata al ruolo di vittima sacrificale.

Nella foto esultanze a confronto tra Maria Sharapova e Serena Williams (foto Associated Press)


1 Commento per “MASHA CONTRO IL TABÙ, SERENA PER IL MITO”


  1. Mario ha detto:

    Non concordo minimamente il giudizio che Serena Williams sia una giocatrice più forte e più completa di Maria. Si tratta di un’affermazione che non rispecchia le qualità della russa, che fra l’altro è migliorata moltissimo anche nel gioco a rete. la sudditanza di Maria è solo, in qualche modo, psicologica e niente affatto di natura tecnica.


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