MASHA UMILIA SERENA…MA NON IN CAMPO

La siberiana vince un quarto rispetto all’americana, ma i suoi guadagni sono doppi rispetto alla numero 1 del mondo. Forbes cerca di spiegarne il perché.
mercoledì, 10 Giugno 2015

Tennis – Venti titoli del Grande Slam, numero 1 della classifica Wta, dominatrice incontrastata del tennis mondiale, eppure Serena Williams guadagna meno, anzi la metà rispetto a Maria Sharapova.

Forbes, che i conti in tasca agli atleti li sa sicuramente fare, ha stimato i guadagni di Serena Williams per il 2014 in 11 milioni di dollari. Peccato che Maria Sharapova, che di slam ne ha vinti 5 e che in classifica Wta si trova al numero 4, di milioni di dollari ne ha guadagnati 22.

Lecito chiedersi cosa faccia la differenza. Ci sono molti fattori che concorrono in questo senso. Il successo nello sport, il numero di titoli, la personalità, la bellezza, l’empatia e la cosiddetta “corporate bias”, che può tradursi con “corporativismo”. Questa ultima variabile appare decisiva nel mondo del tennis, uno sport i cui legami con il mondo delle sponsorizzazioni non sembrano proporzionate al numero di titoli che un atleta consegue.

Negli sport individuali, come golf o automobilismo, e in alcuni sport di squadra come il calcio, sono gli atleti di maggior successo a detenere il maggior numero di contatti con gli sponsor. Tiger Woods, ad esempio, è stato una stella del golf per un decennio ed è riuscito a guadagnare cifre vicine ai 100 milioni di dollari all’anno nei momenti di maggior successo della sua carriera. Ora che il golfista di maggior prestigio del circus è Rory McEllroy lui a guadagnare cifre vicine ai 30 milioni di dollari annui.

Roger Federer e Rafael Nadal sono stati – e sono tutt’ora – punto di riferimento essenziale per il mondo del tennis maschile. La loro grandezza, la loro longevità e il loro look sono come magneti che attirano quattrini. Ma Novak Djokovic, solidissimo numero 1 del mondo e vincitore di quattro Masters 1000 e uno Slam in stagione, vede il suo “valore” aumentare progressivamente agli occhi degli sponsor.

Kobe Bryant è stato il cestista più pagato della Nba e del mondo prima dell’avvento di LeBron James, così come Jaff Gordon e Jimmie Johnson sono stati i piloti più pagati negli ultimi anni.

Fin qui tutto regolare. Ma esistono anche delle anomalie che ribaltano l’equazione “maggiori successi=maggiori guadagni”. È il caso di Dale Earnhardt Jr, uno che di gare ne ha vinte meno dei piloti sopracitati ma che beneficia dell’eredità del marchio Earnhardt costruito dal padre.

Anomalie anche nel mondo del tennis. Come Li Na, vincitrice di 2 Slam (Roland Garros 2011 e Australian Open 2014) ma non certamente blasonata come Serena Williams. La cinese ha guadagnato 15 milioni di dollari nel 2014 attraverso contratti di primo livello con aziende del calibro di Babolat, Rolex, Taikang Insurance, Kunlun Mountain e chi più ne ha più ne metta. Tuttavia, alla base dei suoi guadagni stellari c’è il fatto di essere stata la prima cinese a vincere un major. Una motivazione più che valida.

Dunque, perché Maria Sharapova guadagna il doppio rispetto a Serena Williams? Non certo per i risultati sportivi. La siberiana rappresenta l’anomalia più clamorosa nel mondo dello sport. È vero, Masha è una delle 6 donne dell’Era Open ad aver completato il Career Grand Slam, ma ha vinto un quarto degli Slam di Serenona. E il divario si accentua se si prendono in considerazione i titoli di doppio.

Alla base di tutto potrebbe esserci forse il fattore fisico. Ma è solo un’ipotesi non supportata da indagini sociologiche e scientifiche. Potrebbe trattarsi allora della personalità. Cristiano Ronaldo guadagna 27 milioni di dollari, 6 in più rispetto a Lionel Messi nonostante l’argentino abbia vinto di più rispetto al portoghese. Li Na, Peyton Manning e Phil Michelson, infine, hanno raggiunto grandi successi nello sport, ma si sono sempre distinti per ironia, simpatia e fattori che esulano dall’aspetto fisico.

Anche Martina Navratilova non peccava quanto a personalità. Ma non ottenne tutto quello che i risultati sportivi avrebbero potuto farle guadagnare, probabilmente per la difficoltà che la società del tempo ebbe nell’accettare gli atleti gay.

Dunque la ricetta favorevole a Maria Sharapova dovrebbe contenere l’aspetto fisico e la personalità. Ma è possibile che queste due variabili possano avere un’incidenza tale da far guadagnare alla siberiana il doppio dei quattrini rispetto alla statunitense?

Tale spiegazione non sembra la esauriente. Ciò che fa la differenza, in realtà, è la cosiddetta “corporate bias”, che in italiano letterale significa “pregiudizio aziendale”, ma che può essere tradotto con “corporativismo”. In sostanza, le aziende che vogliono sponsorizzare un atleta cercano di trovare il testimonial che si collegherà in maniera più diretta con il target di riferimento dei loro prodotti. E il tennis, nonostante gli sforzi per uscire dalla condizione di sport di nicchia, è ancora concepito come una disciplina da country club in cui la tifosa/giocatrice/consumatrice è bionda e bianca. E anche ricca. Dunque, a Serena Williams i titoli del Grande Slam, a Maria Sharapova le sponsorizzazioni e i quattrini. 

Foto: Serena Williams e Maria Sharapova (www.zimbio.com)


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