MELBOURNE AGRODOLCE PER GLI AZZURRI

TENNIS – Nel primo Slam stagionale i nostri alfieri hanno alternato luci e ombre: dagli exploit di Pennetta e Fognini alle delusioni di Errani e Vinci, prematuramente eliminate nel singolare. Diamo i voti a tutti loro.
giovedì, 23 Gennaio 2014

Tennis. Melbourne (Australia). Alcune conferme, qualche scivolone inatteso, nel complesso un bilancio positivo. Questa, in sintesi, la valutazione delle prestazioni degli italiani in questo Australian Open 2014. Le premesse non erano state affatto positive: dai tre turni delle qualificazioni non era emerso nessun azzurro. Segnali negativi, confermati dai risultati del primo turno che ha visto l’eliminazione delle nostre due migliori giocatrici. Poi, qualcosa è cambiato. E se l’esito della trasferta australiana non è disastroso lo dobbiamo a Fabio Fognini e Flavia Pennetta che hanno tenuto alto il tricolore con il loro tennis, miscela di grinta e qualità. Potevano fare di più? Forse potevano perdere in maniera diversa. Ma in ogni caso hanno centrato i loro obiettivi.

Fabio Fognini – Voto 8: Gli ottavi a Melbourne rappresentano il miglior risultato nello Slam aussie per il ligure, un giocatore che ormai è lecito considerare un top player. Certamente la netta sconfitta patita contro Novak Djokovic al quarto turno lo ha riportato con i piedi per terra: la differenza con i grandissimi è ancora ampia e chissà se mai potrà essere colmata. Ma l’obiettivo dichiarato all’inizio della stagione, confermare i buoni risultati del 2013 ed entrare nei primi dieci giocatori del mondo, appare oggi più raggiungibile che non due settimane fa. Fognini ha dimostrato di saper giocare bene anche sulle superfici veloci (e quest’anno i campi degli Australian Open erano più rapidi rispetto al passato), requisito necessario se si vuole puntare in alto. Gli exploit dello scorso anno, arrivati tutti sull’amata terra rossa, hanno dato inizio a una trasformazione che, tuttavia, ancora non può dirsi completa. Superati di slancio Alex Bogomolov, Jarkko Nieminen e Sam Querrey, smarrendo solo un set, Fabio si era presentato nella forma migliore alla sfida con l’imbattibile Djokovic. L’esito non è stato quello sperato. Una bocciatura su tutta la linea. Ma una sconfitta, per quanto netta, non può oscurare un percorso positivo e convincente iniziato mesi fa e proseguito in Australia. Le premesse per un grande 2014 ci sono tutte. Sta a Fabio confermarle, evitando deleteri eccessi di rabbia che minano la continuità, di gioco e attenzione, vitale per confrontarsi alla pari con i migliori. Per puntare in alto nell’iper-competitivo circuito maschile, l’Italia può affidarsi solo a lui.

Andreas Seppi – Voto 6: Il mago del quinto set, un lottatore, un grande lavoratore. Tutto vero. Come, purtroppo, è vero che Andreas è un giocatore monotono, piuttosto legnoso nelle movenze, ripetitivo negli schemi. Un difetto di fantasia che pesa quando il piano A non funziona e si rende necessario un cambio di copione per uscire dal campo vincitori. Ancora una volta due partite al quinto, troppe energie sprecate nei primi turni per sperare di prolungare l’avventura. Se la vittoria contro l’idolo locale Lleyton Hewitt è stata salutata come una sorpresa, ma non lo è e vedremo perché, certamente è ingiustificata e ingiustificabile la sconfitta contro l’ex promessa-speranza Donald Young nel turno successivo. Hewitt, dicevamo. La vittoria a Brisbane su Roger Federer, con la quale il combattente aussie ha inaugurato il suo 2014, aveva illuso tutti. In particolare la stampa americana e oceanica e i suoi tifosi, convinti che Hewitt, tornato ai loro occhi quello dei vecchi tempi, sarebbe stato tra i protagonisti di questo Australian Open. Previsione sbagliata, e per smentirla non è servito neanche il miglior Seppi. Federer a Brisbane ha giocato sottotono, alla ricerca del miglior feeling con la nuova racchetta. Perso il primo set della finale, era tornato in completo controllo e solo cinque minuti di totale black-out hanno consentito a Hewitt di fare suo il torneo, dopo un digiuno durato quasi quattro anni. Lleyton è arrivato a Melbourne scarico, prosciugato più che galvanizzato da quella vittoria, maturata contro il rivale di sempre, che tanti dolori gli aveva inflitto in passato. Seppi è stato bravo ad approfittarne, poi ha vanificato tutto perdendo 7-5 al quinto contro un Donald Young tutt’altro che irresistibile. La piena sufficienza è più di stima e incoraggiamento che una valutazione oggettiva del Seppi visto in questi Australian Open.

Filippo Volandri – Voto 5,5: Avremmo potuto anche assegnargli un non giudicato. Sul rapido “Filo”non è mai stato protagonista. Fuori dal rosso, è un pesce fuor d’acqua. Il sorteggio era stato mortifero: Tsonga all’esordio. Il livornese sapeva di non avere alcuna possibilità e così è andato in campo totalmente deresponsabilizzato, sfoderando una prestazione accettabile. Ha perso in tre set con un punteggio più che onorevole: 7-5 6-3 6-3. È riuscito anche nell’impresa di togliere il servizio al gigante francese, eliminato da Federer negli ottavi. Più di questo non era lecito sperare.

Sara Errani – Voto 4,5: Julia Goerges tira forte e quando è in forma centra spesso il campo. Contro la Errani, la giocatrice tedesca ha senza dubbio indovinato la giornata giusta. Qualunque soluzione provasse, le riusciva. Il gioco si dispiegava nella sua mente e il braccio traduceva il pensiero in azione senza alcuna sbavatura. Sarita è sembrata impotente. La superficie rapida, molto più che in passato, non l’ha aiutata. Ma la romagnola è da due anni, stabilmente, una top ten. Ormai è pienamente affermata e siede nell’Olimpo con cristallino merito. Da lei ci si aspettava qualcosa in più. Invece non ha reagito, si è consegnata mani e piedi all’avversaria. Non ha variato il gioco, non ha tentato nulla di diverso, andando incontro a un’eliminazione senza appello. Un brutto passo falso, annunciato dalle scadenti prestazioni delle settimane precedenti. Se vorrà prolungare la sua permanenza all’interno delle top ten, dovrà rispolverare in fretta il suo spirito guerriero e la capacità di non arretrare mai di un centimetro, fisicamente e psicologicamente. Le crepe intraviste in Australia vanno subito riempite con il cemento di buoni risultati che Sarita cercherà di raccogliere in fretta, magari affrontando la stagione sul rosso sudamericano.

Roberta Vinci – Voto 4,5: Le “Cichi” vanno sempre in simbiosi. Vincono insieme (in doppio) e perdono insieme (in singolare). La prestazione offerta dalla tarantina, se possibile, ha evidenziato uno stato di forma ancora peggiore di quello, già opaco, mostrato dalla Errani. “Robertina” si è arresa in due set a Jie Zheng, non un portento della racchetta. Stavolta la monotonia della cinese ha avuto la meglio sulla creatività dell’italiana, le bordate piatte dagli occhi a mandorla hanno soffocato le geniali variazioni di una fiera ragazza del Sud. La sconfitta della Vinci equivale alla sconfitta del tennis e lascia in bocca l’amaro sapore dell’ingiustizia. Roberta non ha sfruttato l’occasione di un tabellone amico, proprio quando l’attacco alle top ten sembrava un obiettivo possibile. L’occasione sicuramente si ripresenterà. La classifica della Vinci è buona e le qualità per fare bene non le mancano. Urge il bisogno di ripartite immediatamente. Le vittorie in doppio non possono sempre bastare.

Francesca Schiavone – Voto 5,5: Chi avrebbe scommesso un euro su Dominika Cibulkova finalista agli Australian Open? Alla Schiavone sono bastati pochi punti per rendersi conto di avere di fronte una giocatrice perfettamente centrata. Quello che doveva essere un esordio difficile ma non impossibile, si è trasformato per la milanese in una missione proibitiva da portare a compimento. La “Leonessa” ha ancora voglia di giocare a tennis. Lo dichiara e lo dimostra in campo. Contro la Cibulkova ha perso ma ha lottato. Lo scorcio finale del 2013 aveva lasciato intendere che la sua carriera non era ancora finita. Francesca ha il talento per togliersi grandi soddisfazioni. I prossimi mesi ci diranno la verità.

Camila Giorgi – Voto 6: La giovane maceratese continua ad andare a intermittenza: un punto giocato bene  e il successivo male, un game fatto di soli vincenti e poi quattro errori in successione. Senza continuità l’élite del tennis è e resterà per lei irraggiungibile. Un peccato, considerando potenzialità molto alte. L’identikit di Camila risponde a quello più in voga nell’attuale panorama del tennis femminile: consistente velocità di palla, bruta potenza e poco pensiero. L’azzurra deve imparare a distinguere i diversi momenti della partita, gestendo in maniera appropriata i punti importanti, gli snodi decisivi. Invece gioca ancora in modo identico il primo e l’ultimo punto, i set point e le palle break. Contro la modesta Storm Sanders ha faticato, contro Alize Cornet ha sprecato, non sfruttando una giornata no della francese. Un peccato, ma la carta d’identità è dalla sua parte.

Karin Knapp – Voto 7: Ha sfiorato l’impresa, le è mancato il guizzo vincente, quel qualcosa che fa la differenza tra un’ottima giocatrice e una campionessa. Ma Karin ci è andata molto vicina e le va dato il merito di avere severamente impegnato Maria Sharapova, costringendola a un rocambolesco 10-8 al terzo set per superare il secondo turno. Sfortuna, minore abitudine rispetto alla russa nel gestire partite di un certo peso e numerosi altri fattori hanno influito sul risultato, determinando una sconfitta che forse evidenzia un bicchiere più vuoto che pieno, perché l’opportunità di battere una top player su un palcoscenico tanto prestigioso non è detto che si ripresenti. La buona notizia è che l’Italtennis ha ritrovato la migliore Karin. Ne avevamo bisogno.

Flavia Pennetta – Voto 8,5: Applausi a scena aperta. Flavia ha mostrato il volto migliore del tennis azzurro, tenendo alto l’orgoglio e il morale degli appassionati, a terra dopo le prime battute. La spedizione italiana in Australia splende grazie alle brillanti prestazioni inanellate da una donna matura, una tennista straordinaria. Spazzate via con irrisoria facilità Alexandra Cadantu, Monica Puig e Mona Barthel, il vero capolavoro Flavia lo ha realizzato battendo Angelique Kerber, sua bestia nera, sanando una ferita aperta dal 2011 quando la tedesca negò all’azzurra la gioia della prima semifinale a New York, traguardo raggiunto due anni dopo. Nei quarti l’ostacolo Li Na era troppo alto anche per una Pennetta tanto sfavillante. Contro la cinese, Flavia è apparsa contratta, in balia delle precise accelerazioni dell’avversaria. Una sconfitta senza rimpianti, maturata contro un’avversaria decisamente più forte che non a caso è arrivata sino in fondo a Melbourne, aggiudicandosi il secondo Slam della carriera. Riagganciato il treno delle prime 20, il 2014 si presenta carico di promesse agli occhi della brindisina. Può tornare nelle prime dieci? Se continua a giocare così, nessun traguardo le è precluso.    


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