MELDONIUM, 99 CASI NEL 2016: UN PROBLEMA ETICO E POLITICO

Il governo russo parla di "provocazioni". Head mantiene il contratto con Sharapova. "Prendeva il meldonium in dosi troppo basse per essere dopanti" dicono. La vicenda mette in discussione tutto il sistema di controlli antidoping.
domenica, 13 Marzo 2016

TENNIS – Una nuvola scura di meldonium adombra l’orizzonte dello sport mondiale. Sono 99 i casi di positività accertati dalla Wada dal primo gennaio, da quando il mildronato è stato dichiarato proibito, come conferma a Newsweek Ben Nichols, portavoce dell’agenzia mondiale antidoping. “Questi casi” sottolinea, “sono stati analizzati da numerosi laboratori accreditati dalla WADA e riportati da federazioni internazionali e agenzie antidoping nazionali”. Nichols ha anche indicato come “la lista delle sostanze vietate è aggiornata annualmente dopo una serie di approfondite consultazioni con esperti in materia”. Una sostanza, conclude, viene inserita nell’elenco dei principi dopanti, delle performance-enhancing drugs, se risponde a due di questi tre criteri: “migliora le prestazioni, mette a rischio la salute dell’atleta, è contrario allo spirito dello sport”.

Il meldonium, ha spiegato David Howman, direttore generale della WADA, “è stato messo nella lista delle sostanze vietate perché viene usato ed è stato usato per migliorare le prestazioni, motivo per cui è stato inizialmente monitorato 12 mesi nel 2014. Dunque gli atleti che ne facevano uso hanno avuto tutto il tempo per dire: ehi, dobbiamo stare attenti. Ma non l’hanno fatto”.

Tuttavia la Head, sponsor di Sharapova dal 2011 che ha deciso di non interrompere i rapporti con Masha, ha messo in discussione la decisione della WADA. “Ho esaminato attentamente il caso, ma non ho parlato direttamente con Maria Sharapova” ha detto il CEO Johan Eliasch in un’intervista telefonica al New York Times, “ma in base alle circostanze che conosciamo, non ho assolutamente dubbi che sia stata trasparente al 100%. Credo che Maria stesse prendendo il meldonium in dosi molto inferiori a quelle che servono per migliorare le prestazioni sportive. In ogni caso, sarebbe stato meglio” ha concluso, “che la WADA avesse imposto soltanto un limite al dosaggio consentito per scopi terapeutici”. Anche se, ha spiegato Howman, sono pochissime le sostanze, tra cui la marijuana e i glucocorticosteroidi, che prevedono una soglia di assunzione consentita.

Secondo uno dei due studi che ha attirato l’attenzione sul farmaco nel 2015, una ricerca guidata dal professor Christian Görgens del Centro sulla ricerca preventiva sul doping dell’istituto di biochimica all’università tedesca dello sport a Colonia, il meldonium ha effetti dopanti se preso per 0,5-2 grammi al giorno per cicli di 2-3 settimane, normalmente 10-14 giorni prima della competizione. Considerata l’emivita che, a seconda della concentrazione giornaliera nel sangue, varia tra le tre e le sei ore e mezza, una dose di 500 mg viene smaltita in circa 2 giorni e mezzo: un’assunzione di questo tipo prolungata per due settimane resta in circolazione nell’organismo per più di un mese.

È questa la difesa dello schiacciatore della nazionale russa di volley Alexander Markin. “Hanno trovato il meldonium nel campione A delle mie urine che presero al controllo antidoping successivo alla semifinale giocata contro la Germania nel torneo europeo di qualificazione alle Olimpiadi 2016. Un mese dopo, il 10 febbraio, ho ricevuto i risultati e sono stato temporaneamente sospeso da tutte le competizioni” ha spiegato. “E’ frustante. Perché ho tenuto tutto nascosto? Gli avvocati mi hanno detto che non avrei dovuto dichiarare nulla, ma è stata solo una questione di tempo prima che la stampa lo scoprisse. Il Meldonium è stato bannato dal 1° gennaio 2016, ma io l’ho presto tra il 3 e il 13 dicembre. E’ stata una decisione tra me e il club, la Dinamo Mosca, che in quel periodo ha sostenuto un vero e proprio tour de force tra coppa nazionale, campionato e Champions League. “I dottori dissero che la sostanza sarebbe rimasta nel mio corpo per una ventina di giorni. Ma ovviamente c’è rimasta di più…”. La squalifica di Markin potrebbe portare all’esclusione definitiva della Russia di volley maschile dalle Olimpiadi di Rio: la Germania, battuta dai russi e poi finita quarta, fuori dal preolimpico internazionale in Giappone in programma dal 26 maggio al 5 giugno, e la Francia, battuta dalla Russia in finale di quel torneo, sperano.

Tuttavia, la squalifica di Markin e il caso Sharapova, fanno individuare il secondo livello del problema meldonium: è più una questione di etica, di sistema dei controlli antidoping. È un’epifania di un sistema pieno di domande senza risposta, di falle, di dubbi, di asimmetrie.

L’esistenza di 99 atleti che in qualche caso hanno ignorato alla fine del 2015 gli avvisi sul nuovo regolamento WADA e hanno continuato ad assumere il meldonium proibito da quest’anno, o in qualche altro avranno consapevolmente continuato a correre il rischio sapendo che la sostanza era proibita e sarebbe stata in cima alla lista delle sostanze cercate nei campioni di urina, testimonia quanto il sistema dei controlli sia fallibile.

Certo, tutti gli atleti, compresi i 99 positivi al meldonium, sono responsabili di quello che assumono e devono sapere cosa possono e cosa non possono prendere: la legge, anche nello sport, non ammette ignoranza. Ma questo non basta a salvare un sistema di controlli sotto-finanziato, e soprattutto troppo dipendente dal punto di vista economico dalle federazioni sportive internazionali, una relazione pericolosa che mette l’anti-doping in una posizione di subalternità nei confronti delle organizzazioni che più di tutte pagano il conto, in termini finanziari e di reputazione, di positività diffuse e ad alto livello.

Un sistema che, al di là delle affermazioni di principio, non riesce a definire chiaramente cosa sia doping e cosa no. Certo, da una parte è impensabile ritenere che si possa fissare l’asticella, il confine tra il lecito e l’illecito, una volta e per sempre, considerati gli inarrestabili e continui progressi della scienza. Ma dall’altro, appare difficile comprendere perché, per esempio, il meldonium sia proibito da quest’anno ed era lecito fino a tre mesi fa, perché il meldonium è vietato e la camera ipobarica sia consentita, e perché, se la camera ipobarica non viene considerata dalla WADA contraria allo spirito dello sport, sia comunque proibita in alcune nazioni.

E lo stesso meldonium, creato in Lettonia e distribuito in Russia, non è commercializzato negli Stati Uniti, perché non ha ottenuto la licenza della Food and Drug Administration, ma può essere importato in casi particolari per uso personale, in quantità sufficienti per tre mesi di assunzione. “Maria ha sempre rispettato le linee guida della FDA” ha scritto il suo avvocato John Haggerty in un’email al New York Times, aggiungendo che ha assunto il farmaco in dosi molto ridotte, insufficienti per avere un effetto sul livello delle prestazioni.

Ma sono ancora troppe le zone grigie in cui chi vuole barare può inserirsi. Senza contare che, nel “caso Sharapova”, esiste anche un terzo livello, un livello politico-sportivo, una contingenza temporale con la terza puntata dell’inchiesta della tv tedesca ARD sul nuovo “doping di Stato” russo che non può essere casuale, al di là della fin troppo energica difesa del primo ministro Arkady Dvorkovich. “Il meldonium è stato vietato per ragioni politiche” ha detto all’agenzia R-Sport, “esamineremo ogni singolo caso per verificare se l’atleta sia effettivamente da incolpare o se si tratti di una provocazione da parte di ignoti. Dopo che la portavoce del ministro degli esteri, Maria Zakharova, ha parlato di una campagna di propaganda anti-russa, il governo ha annunciato che richiederà ufficialmente alla WADA i risultati dei test sul meldonium.

In questa nuvola di dubbi e di bruttezza, è stato tirato in ballo anche Alexander Zverev, apparentemente accusato da Niki Pilic di aver preso anche lui il meldonium per problemi di diabete. Il tedesco, però, ha smentito tutto sul suo profilo Facebook. “Viviamo in un mondo in cui tutti possono dire tutto su chiunque per sentirsi importanti” ha scritto. “Ma l’aspetto più preoccupante è che la gente tende a credere a quello che ascolta o legge, e immediatamente sparge la voce senza conoscere i fatti reali, senza nemmeno chiedere alle persone coinvolte. Dovete sapere che Pilic ha spiegato al mio staff di non aver mai detto che prendo il meldonium. E poi, se davvero io avessi commesso qualcosa di illegale, ci sarebbe stato qualcosa di più che un piccolo ‘articoletto’ (piece of shit) in bosniaco. Spero che la prossima volta le persone riflettano un po’ più quando leggono una storia assurda come questa e smettano di fidarsi di tutto quel che leggono, soprattutto se vogliono diventare giornalisti. Ma credo sia solo l’inizio, perciò gli haters dovranno solo aspettare un po’: gli darò ancora molti motivi per odiarmi ancora di più”.


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