MELDONIUM, HEAD E NIKE NON LASCIANO SHARAPOVA

"La WADA ha preso una decisione sbagliata, il meldonium non ha effetti dopanti" dice la Head. Può essere questa la strategia vincente nell'appello al TAS di Losanna.
venerdì, 10 Giugno 2016

Tennis – Maria Sharapova come Justin Gatlin. Nike, che aveva sospeso il suo contratto con la siberiana dopo l’annuncio della positività dello scorso marzo, ha deciso di sostenere Sharapova. Una politica che ricorda da vicino la strategia applicata con lo sprinter Usa, sospeso per quattro anni nel 2006 e ora nuovamente sotto contratto in vista delle Olimpiadi di Rio. “Il tribunale della federazione internazionale ha stabilito che Maria non ha violato intenzionalmente le sue norme” si legge in un comunicato. “Maria ha sempre chiarito la sua posizione, si è scusata per i suoi errori e ora sta facendo ricorso sulla lunghezza della squalifica. In base alla decisione di ITF e di quanto da essa scoperto, speriamo di rivedere Maria in tribunale e continueremo a lavorare con lei”.

Sharapova, che rischia di perdere contratti commerciali per una cinquantina di milioni nei due anni di squalifica, ha ricevuto anche il sostegno di Head, che resterà dunque il fornitore di racchette di Masha. La squalifica imposta dall’ITF, ha dichiarato il CEO dell’azienda Johan Eliasch, “è il risultato di una “decisione errata” da parte della WADA che secondo la compagnia non avrebbe dovuto inserire il meldonium nell’elenco delle sostanze proibite dal 1 gennaio. Secondo l’azienda, non ci sono abbastanza prove scientifiche che abbia effettivamente effetti dopanti.

Perché una sostanza sia considerata proibita deve rispondere ad almeno due di questi tre criteri: migliora le prestazioni, mette a rischio la salute dell’atleta, è contrario allo spirito dello sport. Il meldonium, secondo il parere della WADA, ha effetti benefici sulle prestazioni e non obbedisce all’idea di fair play. Secondo Eliasch, però, “la WADA avrebbe disobbedito alle sue stesse regole nel momento di definire il meldonium una sostanza dopante”, perché la decisione, sostiene, sarebbe stata “determinata più dall’alto numero di atleti positivi che dalle evidenze scientifiche dei suoi effetti”.

Una posizione che potrebbe costituire la posizione di Sharapova e dei suoi avvocati nell’appello al TAS di Losanna, la tesi con la maggiore possibilità di portare a uno sconto o a una cancellazione della pena. Sulla questione, è intervenuto con un lungo saggio Nikita Taparia che su Medium ha raccolto saggi accademici e pareri medici. Nell’articolo sottolinea come il “caso meldonium” sia esploso ai Giochi Europei di Baku, con 66 casi di positività su 762 campioni analizzati, in un momento in cui, è bene ricordarlo, assumere il meldonium è giuridicamente lecito (se sia anche moralmente giusto non è compito dei tribunali stabilirlo).

Il Meldonium è un anti-ischemico che riduce la produzione di carnitina, una proteina che aiuta l’organismo a trasformare gli acidi grassi in energia. Così facendo, il meldonium permette di produrre più energia con un minore consumo di ossigeno. Ma che benefici può avere sugli atleti?

Secondo il professor Kalvins che ha inventato il Mildronate, il farmaco prodotto dalla lettone Grindeks che contiene meldonium e veniva già somministrato ai soldati sovietici in Afghanistan, “viene assunto dagli atleti in dosi che variano da 0.5 a 1 grammo due volte al giorno per cicli di 10-14 giorni prima dei tornei, 14-21 nei periodi di allenamento, quando si riduce il flusso di sangue, e di conseguenza di ossigeno, ai muscoli, che devono produrre energia attraverso la glicolisi. Ma la glicolisi rilascia acido lattico. Se invece gli atleti prendono il mildronate, le cellule dei muscoli non hanno bisogno di molto ossigeno per reggere la fatica e l’allenamento si può allungare”.

Il problema, però rimane. Non esiste innanzitutto una vera letteratura scientifica che analizzi l’effetto del meldonium sulle prestazioni sportive. Le poche prove presentate negli studi disponibili appaiono al massimo circostanziali. Secondo il dottor Michael Joyner, professore di anestesiologia alla Mayo Clinic di Londra, l’effetto benefico del meldonium è poco più di una leggenda metropolitana. “Sarei molto sorpreso se scoprissimo che ha un effetto superiore alla creatinina o alla caffeina” ha detto alla rivista Forbes, sottolineando anche che inserirlo tra le sostanze dopanti potrebbe avere un effetto addirittura contrario a quello desiderato. “Soprattutto nelle nazioni e nelle aree dove i controlli sono meno, l’assunzione di meldonium potrebbe addirittura aumentare. Anche con poche prove a sostegno, il solo fatto che sia proibita rischia di essere interpretato, de facto, come una dimostrazione della sua efficacia”.

E di certo la WADA non ha aiutato a fare chiarezza con il comunicato di aprile in cui ha ammesso di non conoscere esattamente i tempi dell’eliminazione del meldonium che “tende a variare significativamente da individuo a individuo, anche in relazione al dosaggio e alla durata dell’assunzione”. Più di qualche ragionevole dubbio, insomma, rimane, e qualche spazio di manovra in appello Masha sembra averlo. Intanto la WADA ha annunciato di voler riesaminare le motivazioni della sentenza di squalifica e si riserverà di decidere solo in seguito se ricorrere a sua volta al TAS di Losanna.

La decisione di Maria Sharapova di appellarsi alla squalifica, però, ha trovato più di qualche obiezione. “Lei ha il diritto di difendersi, ci mancherebbe”, ha detto ieri Federer, “ma io sono per la tolleranza zero. Non faccio troppe differenze. Dobbiamo essere sicuri di quello che prendiamo al 100 per cento, conoscerne tutte le conseguenze ed in caso contrario accettarne le conseguenze. Bisogna conservare i campioni del sangue per 10, 15 o 20 anni” ha concluso lo svizzero, tra i primi sostenitori del passaporto biologico come deterrente alle pratiche dopanti, e se necessario applicare anche “sanzioni retroattive, anche con la revoca dei titoli vinti. Severo anche il giudizio di Pat Cash. “Se sei un atleta professionista e sai che stai assumendo una sostanza che migliora le prestazioni, allora due anni non sono una squalifica così dura” ha detto in un’intervista radiofonica per Abc. “La questione è questa: quanti match l’ha aiutata a vincere? Prima non era una sostanza vietata, ma aumentava le performance e grazie ad essa è stata in grado di recuperare con più facilità rispetto agli altri. Credo che la sua carriera e la sua reputazione siano definitivamente a pezzi”.


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