MELDONIUM, PASSO INDIETRO DELLA WADA, SHARAPOVA SPERA NELL’ASSOLUZIONE

Sono ancora in corso studi per determinare il tempo di smaltimento del meldonium, scrive la WADA. Una concentrazione bassa è compatibile con un'assunzione a fine 2015.
mercoledì, 13 Aprile 2016

TENNIS – Sharapova verso l’amnistia? Scappatoia meldonium? Forse che sì, forse che no. Quel che è certo è che la WADA solo adesso, nel comunicato inviato alle agenzie antidoping nazionali, sembra accorgersi del principale problema legato all’inserimento del meldonium nella lista delle sostanze proibite dal primo gennaio: per quanto tempo rimane nell’organismo? Come si dimostra che la positività di oggi non dipenda da un utilizzo a fine 2015, quando ancora era lecito?

I dati sul periodo che serve all’organismo per smaltire il meldonium sono ancora pochi, scrive la WADA, che ha in corso una serie di studi condotti dai laboratori accreditati. Al momento, secondo i risultati preliminari delle analisi, l’agenzia antidoping mondiale afferma innanzitutto che “l’eliminazione renale del meldonium tende a variare significativamente da individuo a individuo, anche in relazione al dosaggio e alla durata dell’assunzione”. Un concetto già espresso all’agenzia di stampa russa TASS da Tatiana Pushkina, capo dell’agenzia medico-biologica nazionale. “Secondo fonti ufficiali, un uomo e una donna impiegano tempi diversi per smaltire il meldonium. E le variazioni dipendono anche dalla nazionalità, dall’appertenenza etnica” ha sottolineato Pushkina, che ha invitato a non tenere in considerazione quanto indicato dai produttori del meldonium secondo cui l’organismo lo smaltisce in tre-sei ore.

“I risultati preliminari” scrive la WADA, “indicano che l’eliminazione attraverso le vie urinarie avviene in una prima fase molto rapidamente (con un’emivita di 5-15 ore) ma prosegue in una seconda fase, più lunga, con un’emivita stimata superiore alle 100 ore. Questo vuol dire che di può trovare un’elevatissima concentrazione, oltre i 10 µg/mL per le prime 72 ore, poi via via concentrazioni più basse, fino a circa 2 µg/mL per le successive tre settimane. Ulteriori tracce, innella misura di 1 µg/mL o diverse centinaia di ng/mL possono rimanere ancora per diverse settimane, e ancora qualche decina di ng/mL resta nell’organismo per qualche mese”.

Senza una prova specifica del contrario, perciò, la WADA potrebbe anche arrivare a determinare l’assenza di negligenza o dolo da parte dell’atleta che abbia assunto il meldonium prima del 1 gennaio 2016 senza conoscere in dettaglio per quanto tempo la sostanza sarebbe effettivamente rimasta nel suo organismo.

Anche in questo caso, però, la semplice presenza nel campione raccolto dopo il 1 gennaio 2016 porta, anche in assenza di colpa o di negligenza, alla cancellazione del risultato se il test è avvenuto nel corso della competizione, come nel caso di Sharapova, e non riduce significativamente le probabilità di squalifica in base alle norme del codice.

Tuttavia, scrive la WADA, l’atleta potrebbe evitare la sospensione in due casi: “se la concentrazione di meldonium è misurata tra 1 e 15 µg/mL e il test è avvenuto prima del 1 marzo 2016” e “se la concentrazione è inferiore a 1 µg/mL in un controllo successivo al 1 marzo” in quanto una tale bassa concentrazione è compatibile con un’assunzione antecedente al 1 gennaio 2016. In questo caso, se l’organizzazione ritenesse che l’atleta non avrebbe potuto ragionevolmente sapere o sospettare per quanto tempo il meldonium sarebbe rimasto nel suo organismo, allora si arriverà a una assoluzione per assenza di colpa o negligenza.

Di questa nuova norma potranno beneficiare il cinque volte campione del mondo di pattinaggio velocità Pavel Kulizhnikov, e Semen Elistratov, oro olimpico nello short track a Sochi due anni fa: entrambi, rivela a R-Sport il presidente della federazione russa di pattinaggio velocità, Aleksey Kravtsov, dovrebbero tornare presto alle gare. Secondo il presidente della federazione di volley, Alexander Yaremenko, anche la concentrazione di meldonium nel sangue di Alexander Markin, centro della Dinamo Kiev e della nazionale, non superava i 300 nanogrammi per millilitro: in questo caso, anche Markin potrebbe evitare la squalifica e tornare in campo. Ancora più basse sarebbero le concentrazioni di meldonium riscontrate nei controlli a Nadezhda Kotlyarova, argento agli europei indoor di atletica nella staffetta 4×100 (25 nanogrammi), e di altre due atlete, Olga Vovk e Gulshat Fazletdinova (rispettivamente 22 e 50 nanogrammi).

La vicenda Sharapova, naturalmente, si potrebbe iscrivere al primo caso, alla prima delle due eccezioni, anche se rimane una domanda inevasa, la vera domanda da 100 milioni di dollari: qual è l’esatta concentrazione di meldonium trovata nel campione di Sharapova? È il grande mistero che ancora aleggia sul caso e che impedisce di comprendere fino in fondo se la siberiana possa rientrare nella categoria di atleti in principio “assolvibili”. A rivedere la conferenza stampa in cui ha annunciato di essere stata trovata positiva qualche dubbio potrebbe venire. Perché Masha confessa di averlo preso per ragioni mediche, dietro prescrizione, di non aver letto le email che annunciavano l’imminente inserimento del meldonium nella lista delle sostanze proibite, di “aver commesso un grosso errore”.

Lo scandalo meldonium, che finora ha portato alla scoperta di 158 casi di positività di cui oltre 30 russi, sta mettendo in difficoltà tutto il sistema dello sport russo, provato anche dalle inchieste della tv tedesca ARD che ha denunciato un modello di “doping di Stato” non lontano da quel che avveniva nel blocco sovietico negli anni ’70. La questione, ha dichiarato Dmitry Peskov, portavoce di Putin, “deve essere affrontata con calma, apertamente e in piena collaborazione con le organizzazioni internazionali coinvolte. Ed è quello che stiamo facendo”.

Ottimista anche il ministro dello sport Vitaly Mutko. “Il ministero appoggia la decisione della WADA, che ha mostrato la volontà di comprendere la situazione e non di aderire acriticamente al regolamento. La WADA si è dimostrata obiettiva e imparziale nella lotta al doping”.


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