MIAMI MASTERS: LA STORIA DI UN SOGNO AMERICANO

TENNIS - Dal sogno di "Butch" Buchholz, origini e storia di uno dei più importanti tornei del tennis moderno, la passione americana e il grande spettacolo si fondono: signore e signori, i Miami Masters.
martedì, 18 Marzo 2014

Tennis. Quando si parla di spettacolo e di intrattenimento, agli americani non si può insegnare quasi nulla: dalle gremite arene ospitanti le partite NBA, al Superbowl che è capace di congelare un paese come gli Stati Uniti d’America grazie ad una palla ovale e tanti energumeni che se la contendono; un clima che rispecchia tutta la passione americana per lo sport, che non può dimostrarsi tale finché non diventa vero e proprio show. Se gli stadi pieni ed i fiumi di persone calzano a pennello con i suddetti sport, la magia del “nostro” tennis ha nella cornice un importantissimo fattore che rende lo spettacolo espresso dal campo ancor più sublime. Diciamocelo, una fotografia ha bisogno del suo panorama se vuole brillare di luce propria.

Dal sogno di “Butch” Buchholz, ex tennista americano protagonista tra gli anni ’50 e ’60, siamo arrivati ad una realtà che ogni anno coinvolge attivamente e passivamente migliaia di appassionati e di addetti ai lavori, con un’adeguata cornice come Miami. Ma andiamo con ordine.

Nel 1981, al momento della sua nomina come direttore esecutivo della Association of Tennis Professionals (ATP), lo stesso Buchholz decise di presentare alla visione dei due circuiti maschile e femminile, in accordo con l’allora vice presidente Thomas Lipton, il progetto di quello che sarebbe dovuto a sua idea diventare il primo torneo “major” dell’anno (con l’Australian Open che si disputava a dicembre) , definendolo ironicamente il “Winter Wimbledon”. Ricevette risposta affermativa da entrambe le direzioni, che negli anni si sarebbero spartiti parte degli incassi dei biglietti e dei diritti televisivi dell’evento, con il prize money che sarebbe stato interamente coperto da Buchholz (prize money inferiore solamente a Wimbledon ed agli USOpen).

Dopo la prima edizione tenutasi al “Laver’s International Tennis Resort” di Delray Beach, il “Lipton International Players Championships” (questo il nome del torneo) si spostò dopo neanche 12 mesi a Boca West per via di alcuni problemi finanziari, ma dopo il grande successo della seconda edizione, anche grazie all’aiuto di Merrett Stierheim, che era all’epoca presidente della WTA, Buchholz riuscì a portare a compimento il suo sogno: il “Tennis Center at Crandon Park” nel quartiere di Key Biscayne a Miami, avrebbe da lì in avanti ospitato, fino ai giorni nostri, un torneo che ha coinvolto i migliori tennisti di ogni epoca fino ad oggi.

Nella terra delle “stars ‘n stripes”, gli atleti di casa non potevano esimersi dal lasciare il segno: dalle 6 vittorie di Andrè Agassi e di Serena Williams (che detengono anche i record di maggior numero di finali disputate, di maggiori titoli consecutivi e di anzianità alla conquista del titolo), passando per le 3 vittorie di Venus Williams e di Pete Sampras, 2 di Roddick e i successi di Navratilova, Evert, Chang, e Courier, senza scordarsi della scalata trionfale di Tim Mayotte nella prima edizione del torneo. Nel bel mezzo di un dominio americano che ha resistito ai ricambi generazionali, a questi campioni si sono alternati degli “extra-moenia” di tutto rispetto: 5 successi per Steffi Graf, 3 titoli per Novak Djokovic, 2 titoli per Seles, Hingis, Sanchez, Clijsters, Azarenka nel femminile e Federer, Murray e Lendl nel maschile. Quest’ultimo, nel 1989, vinse senza neanche disputare la finale a causa del forfait forzato del suo avversario Thomas Muster, investito la sera prima dell’atto conclusivo del torneo da un ubriaco e costretto per mesi in sedia a rotelle. Muster si sarebbe però rifatto ben 8 anni dopo, quando avrebbe vinto la finale dello stesso torneo di Miami contro lo spagnolo Sergi Bruguera.

Ai giorni nostri, il torneo prende il nome di “Sony Open Tennis” e fa parte della categoria ATP World Tour Masters 1000 per il circuito maschile e della categoria WTA Premier Mandatory per quanto riguarda quello femminile, con il montepremi complessivo che ha superato i 10.000.000 di dollari.

La storia insegna che tutte le rassegne più importanti, che più sanno restare impresse nel cuore e nella memoria di appassionati e tennisti, sono quelle che sanno far parlare di sé, che hanno la storia dalla loro parte. Nella terra del vetro sapientemente sposato con l’acciaio, del “melting pot” e del consumismo più sfrenato, la strada delle mille conquiste del popolo che l’abita, raramente è stata accompagnata dai tanto decantati “champagnes & strawberries”, simbolo della paternità nobile del tennis britannico, ma il successo grandioso di questo sport perfettamente cementificato nel nuovo continente sta nella fusione di etnico e folkloristico, nell’esaltazione del gioioso spirito americano che, va bene “quiet please!”, ma che prima di stare a guardare ha deciso di portare un po’ della sua sana passione per lo spettacolo e di unirla alla magia che solo il tennis, quel calmo e pazzo sport che tanto ci piace, sa regalare a chi è capace di apprezzarlo.

La storia ha già girato la chiave, adesso non resta che aprire i cancelli.Ready? Play!


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