MILOS RAONIC, UN BIG ANCORA A CACCIA DELL’ACUTO

TENNIS – Milos Raonic è ormai più che una promessa del tennis mondiale. Talento precoce e predestinato al successo ha scalato la classifica fino a raggiungere il numero 6 e, benché ora sceso al 10 ci si aspetta davvero molto dall'allievo di Ivan Ljubicic. Eppure, analizzando i suoi più recenti risultati (e non solo), emergono dei difetti che meritano di essere analizzati.
giovedì, 30 Ottobre 2014

Milos Raonic è uno dei tennisti più popolari del circuito. Non ancora ventiquattrenne, il gigante canadese nativo di Podgorica in Montenegro, è uno dei talenti più attesi per il cosiddetto ricambio generazionale che dovrà portare, prima o poi, un gruppetto di giovani promettenti ad impadronirsi del tennis quando gli attuali dominatori saranno troppo stanchi e sazi di vittorie. E’ già a tutt’oggi il più importante giocatore del Canada all times, un punto fermo della squadra di Coppa Davis, dove, insieme ad un’ottima spalla come Vasek Pospisil, può, per la prima volta portare la sua nazione ad altissimi livelli. D’altra parte il suo talento e la sua forza sono indiscutibili e, guardando anche al carattere del ragazzo, molto equilibrato e determinato, è difficile pensare ad una carriera sprecata o a dei cali di motivazione.

Tuttavia questo 2014 ci ha offerto degli spunti per analizzare questo giocatore alla lente d’ingrandimento e per evidenziarne alcune criticità degne di nota. La stagione di Milos non può definirsi negativa, anche se ha portato a casa, finora, un solo titolo, e non di particolare prestigio, a Washington; è stato certamente costante nel raggiungere buoni piazzamenti nei tornei principali, come del resto ci si aspetta da lui. Il fiore all’occhiello è rappresentato certamente dalla semifinale a Wimbledon, prima volta in uno Slam, ma ci sono anche un bel quarto di finale a Roland Garros, a smentire coloro che lo vorrebbero bollare come giocatore tutto servizio e dritto, adatto solo alle superfici rapide, due semifinali a Cincinnati e Roma, una finale a Tokyo, altri quattro quarti di finale in tornei Master 1000. Insomma risultati per i quali la maggior parte dei suoi colleghi pagherebbero di tasca loro.

Quello che però ancora non convince nel tennista canadese è il suo rendimento proprio quando arriva ai match clou dei tornei più prestigiosi e si scontra, solitamente, come è giusto che sia, nei quattro fenomeni o gli altri abituali frequentatori delle fasi finali. Analizzando i suoi match contro i favolosi 4 si nota che il bilancio è veramente sconfortante per Milos. Contro Roger Federer lo score degli h2h è impietoso: 0 a 6 per lo svizzero e, quel che è peggio è che, mentre le prime tre partite sono state almeno incerte fino al terzo e decisivo set, nelle più recenti il gap sembra essersi allargato e il divino ha dimostrato di non essere per nulla infastidito dal gioco potente ma privo di variazioni del bombardiere canadese. Emblematica la sfida di Wimbledon dove Roger, con un break per set, ha smontato pezzo per pezzo le velleità del suo giovane avversario, che ha fatto la figura di uno scolaretto impreparato e balbettante di fronte alle domande del prof.

Stesso discorso vale per i match contro Rafa Nadal, contro il quale è sotto 0 a 5, con un solo set vinto quest’anno nell’ultimo incontro disputato a Miami. Per il resto solo batoste in due set tra cui, emblematico il 62 62 che il maiorchino gli ha rifilato nella finale dei Canadian Open 2013. Anche Novak Djokovic è tuttora un taboo per Milos che deve rinviare alle prossime occasioni la prima vittoria su un numero uno, però, fra loro, ci sono solo due sfide, entrambe sul rosso e per una volta almeno, nella semifinale di Roma è stato veramente ad un passo dalla vittoria, perdendo infine per 67 76 63, grazie ad un’impennata di orgoglio degna del miglior Nole. Decisamente meglio il bilancio dei confronti con Andy Murray, che, però, dei quattro grandi è certamente da collocare un gradino più in basso; qui è in vantaggio 4 a 2 e proprio contro lo scozzese ha ottenuto la vittoria più prestigiosa dell’anno, tre set ad Indian Wells, anche se nell’unico scontro Slam, agli US Open 2012, ha ceduto nettamente.

In pratica, la costante della carriera di Milos lo vede spesso vincere coi giocatori di classifica più bassa, ma pochi sono gli scalpi importanti portati a casa. Quest’anno, per esempio, oltre alla citata vittoria su Murray, può vantare un successo su Jo Wilfried Tsonga, un paio su Gilles Simon e su Nick Kyrgios, uno su Kei Nishikori (dal quale comunque è stato ribattuto in tre occasioni) e poco altro. Se poi si aggiunge che, negli ultimi tornei dell’anno, probabilmente in calo di condizione ha perso a sorpresa anche contro giocatori come David Goffin, Rikardas Berankis e Juan Monaco, possiamo dire che, pur con tutto quanto fatto di buono finora, e con le enormi potenzialità che non sono in discussione, non sarà facile vederlo nell’elite del tennis mondiale, almeno finché a regnare ci sono quei quattro. Certo non deve essere agevole avere a che fare con tre mostri simili nelle fasi finali dei tornei, è come entrare in una dimensione completamente differente rispetto agli avversari affrontati in precedenza, e non è l’unico a non aver trovato ancora la chiave per venirne a capo. Tuttavia, ad oggi, l’esame di ammissione al tavolo dei grandi, affrontato già per tredici volte, Milos non l’ha ancora superato. L’impressione è che ci sia una leggerissima mancanza di personalità e cattiveria per raggiungere le sfere più elevate, soltanto lui può smentirci con un ulteriore salto di qualità.

 

 


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