MISHA YOUZHNY, NUOVO ZAR DI RUSSIA, IN ATTESA DI EREDI LONTANI

TENNIS – Il 2013 di Mikhail Youzhny è terminato alla grande: il tennista moscovita si è piazzato alla posizione n. 15 del ranking ATP, a tutt'oggi è ufficialmente il n. 1 di Russia, un traguardo di prestigio per un giocatore che, a 31 anni ha trascorso la sua pur ottima carriera all'ombra di autentici fuoriclasse.
giovedì, 28 Novembre 2013

Tennis. Il fatto che Mikhail Youzhny sia il n.1 di Russia e 15 del mondo non è né sorprendente né immeritato. Tutti gli appassionati di tennis conoscono Misha come un giocatore straordinario, capace di un tennis difficile ed efficacie insieme, che con giocate ad alto tasso di spettacolarità può annichilire davvero qualunque avversario. D’altra parte nella sua ormai più che decennale carriera è stato più volte tra i top ten (best ranking l’ottava posizione) ed è sempre stato preceduto da illustri e talentuosi connazionali come Kafelnikov, Safin e Davydenko per cui, anche nei momenti migliori era, al massimo n. 2 in una Russia che, per molti anni ha prodotto un gran numero di ottimi giocatori (e giocatrici). Ma ad oggi lui è stato più costante dei suoi quasi coetanei connazionali (se si pensa che Safin ha “solo” 33 anni ed è ritirato da tempo e Davydenko ne ha 32 ed è ormai vicino alla pensione) né, d’altra parte si vedono affacciarsi sulla ribalta giovani veramente interessanti capaci di prendere un testimone così pesante (del sedicenne Khachanov è ancora troppo presto parlare).

E’ stata certamente un’annata interessante, quella di Misha, che pur fra alti e bassi è riuscito a vincere due tornei, sulla terra rossa di Gstaad e sul veloce di Valencia battendo nettamente il padrone di casa e del torneo stesso, un certo David Ferrer, a centrare la sua prima finale sull’erba, ad Halle, un feudo di Roger Federer che lì ha vinto il suo unico torneo dell’anno e ad ottenere dei piazzamenti negli Slam decisamente interessanti: a parte un secondo turno non entusiasmante in Australia, sconfitto peraltro nel derby dall’ambizioso connazionale Evgeny Donskoy, due ottavi di finale prestigiosi al Roland Garros e a Wimbledon e ancor meglio a Flushing Meadows con i quarti di finale. Negli ultimi due tornei è stato fermato proprio dai due vincitori, rispettivamente Andy Murray e Rafa Nadal. Insomma una stagione veramente positiva per un tennista che, vista l’età non più giovanissima era dato in declino, segno di grande volontà e di eccellente condizione psico-fisica.

Non si può non essere lieti per un professionista che, molti ricorderanno, ha vissuto un’esperienza umana davvero drammatica, ma che ha saputo reagire in maniera da trasformare la rabbia in energia positiva, esempio per tanti giovani che, per molto meno si abbattono e si compiangono. Nel 2002, ancora non affermato ma già promettente, l’allora ventenne Misha dovette assistere, suo malgrado, alla morte “in diretta” del padre, colto da un malore fatale in seguito ad un diverbio scaturito da un piccolo incidente stradale mentre accompagnava il figlio proprio ad una partita di tennis.

Ebbene, per tornare al tennis, ed ai suoi strani intrecci con la vita reale, quattro mesi dopo quello stesso ragazzo poco più che adolescente, privo di grande esperienza internazionale e solo con la sua grande ferita, veniva chiamato in campo per disputare il quinto e decisivo match della finale di Coppa Davis, finale che la Russia disputava in trasferta contro la Francia. A delle premesse così drammatiche, per fortuna solo in senso sportivo, non poteva non seguire un match altrettanto drammatico. Youzhny finiva per vincere al quinto set rimontandone due di svantaggio, portando alla fine la prima Coppa Davis in Russia e diventando un eroe nazionale. La sorte, per una volta benigna, gli aveva messo di fronte un giocatore francese altrettanto giovane ed inesperto ma meno talentuoso e più fragile caratterialmente, quel Paul-Henry Mathieu che, crollando nel quinto set dava il via ad una lunga serie di sconfitte nei match chiave della sua carriera tanto da essere ricordato oggi più come perdente che per le sue qualità, peraltro non scarse.

Questo è rimasto certamente l’evento più importante e significativo, soprattutto per il valore emotivo, della carriera di Youzhny; ma questo tennista, accompagnato fedelmente dal suo unico allenatore Boris Sobkin, che presto ha assunto le sembianze di un secondo padre, ha raggiunto almeno una volta i quarti di finale in tutti i tornei dello Slam, due volte le semifinali a New York, ha vinto dieci titoli raggiungendo altre undici finali, ha battuto almeno una volta tutti i big (meno Federer) mettendo in mostra colpi e tenuta mentale straordinari ed ha rivinto la Coppa Davis nel 2006 confermandosi uomo squadra inamovibile. Potrà smettere domani o continuare finché ne avrà la voglia e le forze ma il suo personale rovescio classico con partenza bimane e la sua completezza e pulizia dei colpi in generale resteranno sempre nella memoria degli amanti del bel tennis.


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