MONICA SELES, L’INCUBO DI STEFFI GRAF

Steffi Graf è una delle giocatrici più vincenti di tutti i tempi, la migliore dell'era Open. Tuttavia, la sua grandezza è offuscata da un dubbio: sarebbe riuscita a vincere così tanto, se Monica Seles, sua autentica nemesi, non fosse stata messa ko dal folle di Amburgo, in quel maledetto 30 aprile 1993?
giovedì, 15 Novembre 2012

Tennis. Tutti hanno, prima o poi, giocato al gioco bello e impossibile del/della “più grande nel tennis di tutti i tempi”. Di solito la mente corre ai giocatori che hanno vinto grandi quantità di tornei del Grande Slam. In campo femminile, quindi, si pensa ai 24 titoli di Margareth Court, ai 22 di Steffi Graf o ai 18 delle grandi rivali Chris Evert e Martina Navratilova. C’è stata però una giocatrice che tutti hanno pensato avrebbe sgretolato tutti i record e, se non l’ha fatto, non è stato per l’avvento di qualcuno più forte o perché si era stancata di allenarsi.

Nel 2007, dopo che aveva vinto otto degli ultimi dieci slam, i sondaggi per i visitatori dei siti internet chiedevano se Roger Federer avrebbe vinto più o meno di 20 major. Nel febbraio del 1990, se fossero esistiti, quei siti avrebbero domandato se Steffi Graf avrebbe vinto più o meno di 30 tornei dello slam, probabilmente, o, quanto meno, avrebbe battuto il record della Court. La meraviglia tedesca a vent’anni e mezzo aveva vinto otto degli ultimi nove tornei del Grande Slam imponendo un dominio assoluto sul tennis femminile.

Steffi Graf, per cominciare, aveva messo fine al regno dell’imperatrice Martina I (Martina Hingis non aveva ancora compiuto dieci anni). Aveva battuto Martina Navratilova per la prima volta in un torneo del Grande Slam, ma già terza volta in assoluto, a neanche diciotto anni nella finale del Roland Garros 1987, 8-6 al terzo. È vero che nelle finali dei successivi Wimbledon e Us Open l’artista mancina aveva restaurato la propria supremazia sul campo, ma non in classifica, tanto che la ceca-americana giunse a dire che avrebbe messo la firma per avere un altro anno da numero due con quelle vittorie.

Tuttavia, per sua sfortuna, nessuno poteva garantirle un contratto del genere, perché Steffi Graf l’anno successivo travolge tutto e tutte, diventando la terza donna della storia a realizzare il Grande Slam. Nel 1989 continua a macinare slam con l’eccezione del Roland Garros dove, in vantaggio 5-3 nel set finale, inesplicabilmente cede gli ultimi quattro giochi a una diciottenne Arantxa Sanchez che finisce a rotolarsi nel mattone tritato (siamo in molti a considerare questa partita come la più grande sorpresa, non solo tennistica, di tutti i tempi).

Poi, però, Steffi Graf ricomincia “peggio” di prima, con altre tre finali, Wimbledon, Flushing Meadows e Masters femminile, vinte su Martina Navratilova come quella londinese dell’anno precedente. E anche nell’anno nuovo, in Australia, si inizia a sentire l’odore di un nuovo Grande Slam. Le cifre della tedesca erano incredibili, per gli standard odierni. Nel 1988, anno del Grande Slam, il bilancio partite vinte e perse era stato 72-3.

Il 1989, anno di magra per Steffi Graf, era finito con un 86-2. Le sconfitte, anche se in tornei minori, costituivano un evento e servivano appena a marcare un precario confine tra sport e cibernetica.  Non erano solo i risultati a dare il senso del dominio. Era anche il modo in cui li otteneva. Quasi tutte le partite di Steffi Graf erano brevissime, non solo perché lasciava tre game, se andava bene, ma anche perché tendeva ad accorciare i cambi campo tornando ai posti di combattimento con una certa impazienza (cosa che, per inciso, non le procurava molte simpatie).

Immaginiamo ora che razza di incredibile forza deve avere una ragazzina di sedici anni e mezzo per sbucarsene fuori e mettere fine a tutto questo. In realtà all’inizio, questa teenager ancora sconosciuta si limita a battere l’imbattibile Steffi due volte in un mese, su terra battuta, Roland Garros compreso. Per il 1990 le sue responsabilità sul crollo del totem si fermano qui. Anche se, per quanto aveva fatto fino allora, l’autostima di Supersteffi avrebbe dovuto essere inattaccabile, la tedesca comincia ad apparire come visitata da dubbi. La ragazzina, Monica Seles, nel corso dell’anno non le dà altri dispiaceri personalmente, completando un periodo di rodaggio ai massimi livelli con l’eliminazione nei quarti a Wimbledon, 7-9 al terzo da Zina Garrison, e al terzo turno agli Us Open, al tie break del terzo set ad opera della nostra Linda Ferrando, capace di sfoderare una geniale partita d’attacco. Ciò nonostante Steffi Graf perde il passo. Per la prima volta dagli Us Open dell’86 non raggiunge, a Wimbledon, la finale di un torneo dello slam, anche lei cedendo, in semifinale, a quella Zina Garrison, che aveva battuto cinque volte negli ultimi cinque incontri. A Flushing Meadows torna in  finale, contro Gabriela Sabatini, dalla quale non aveva mai perso nei precedenti sei incontri in tornei del Grande Slam, ma esce sconfitta 6-2 7-6. Conclude comunque l’anno al primo posto, ma con un solo slam all’attivo e un record, per lei deludente, di 72 a 5. E al di sotto delle aspettative si rivela anche l’avvio dell’anno successivo, con quattro sconfitte nei primi quattro tornei, compresa l’uscita ai quarti dell’Australian Open per mano di Jana Novotna, che aveva sempre battuto, nonostante Steffi fosse più giovane di quasi un anno. Poi la Graf fa pensare di aver risolto il problema Seles superandola due volte prima del Roland Garros. All’appuntamento di Bois de Boulougne però, non ha l’occasione di confermare questi progressi perché, opposta ad Arantxa Sanchez in semifinale, rimedia la più netta sconfitta di tutta la sua carriera professionistica, iniziata a 13 anni: 6-2, 6-0. Solo sull’erba di Wimbledon ritorna al trionfo, anche se con molta fatica, almeno nella finale con Gabriela Sabatini (8-6 al terzo), ma nei successivi Us Open cede in semifinale a una 35nne Martina Navratilova, contro la quale non perdeva dal 1987. Dopo quattro consecutive “season end” al primo posto Steffi Graf termina l’anno da numero due, con un bilancio di 65 a 8. Nei recentissimi tempi d’oro non le erano bastati tre anni per accumulare tante sconfitte, a dimostrazione di come in questo primo anno di regno della tennista di Monica Seles la relativa penuria di risultati della tedesca non è imputabile direttamente alla nuova numero uno.

La quale vince i tre tornei dello slam a cui partecipa (salta Wimbledon per motivi mai del tutto appurati), superando qualche momenti difficili, grazie alla sua concentrazione nei punti decisivi dei grandi tornei. Batte 9-7 Mary Jo Fernandez in Australia e al tie break del terzo una quindicenne Jennifer Capriati a Flushing Meadows. L’anno successivo, dopo avere vinto 5 dei primi 7 tornei, Australian Open compresi, alla sua sesta finale in uno slam, terza a Parigi, la tennista di Novi Sad incontra nuovamente Steffi Graf, affronta nuovamente una finale thriller e ne esce ancora col titolo (10-8). Quell’anno si avventura anche nella riserva erbosa in cui ha confinato la rivale, arriva agevolmente alla finale, ma qui appare evidente che quel tanto di velocità in più ottenuto dai colpi di Steffi Graf, il famoso dritto, ma anche il micidiale rovescio tagliato, richiedono un adattamento dei colpi bimani della mancina serba che ancora non è stato elaborato. Ma fuori dal club londinese quei colpi dominano: a Flushing Meadows Monica non perde un set e meno di quattro game ad incontro e, nel nuovo anno, in Australia, ritrova Steffi Graf in finale, quarta volta in tre anni. Ancora un terzo set, ma questa volta con poche palpitazioni. A questo punto i famosi siti sondaggisti avrebbero spostato l’oggetto dei loro quesiti da Steffi Graf, pari, pari a Monica Seles, non solo per l’ormai notevole quantità di vittorie, ma per l’incredibilmente giovane età: 19 anni e due mesi al conseguimento dell’ottavo titolo. Una vita davanti per obiettivi di cui è difficile definire i limiti.

Ma il 30 aprile del 1993, sul centrale del torneo di Amburgo, durante il cambio di campo sul 6-4 4-3 per Monica contro Magdalena Maleeva, uno squilibrato tedesco, Gunther Parche, sedicente tifoso di Steffi Graf, si sporge dal pubblico e colpisce con un coltello la schiena della serba. L’azione, per fortuna della Seles (e anche di Parche), non è sufficiente ad uccidere, volontariamente o meno. Ma per la dominatrice dei court è comunque letale. Più di due anni lontano dalle gare, laddove la ferita, che i referti medici riportano profonda 15 millimetri, avrebbe potuto guarire in pochi mesi, forse settimane. Inaspettatamente, nel torneo del rientro, Toronto ’95, sembra non sia passato un giorno. Monica non cede un set, perdendo in media meno di tre game a incontro. Continua con una media appena più alta durante i successivi Us Open, fino alla finale con la rivale di sempre. E qui si comincia a capire che lo spirito della tennista inesorabile nei match che contano potrebbe essere rimasto in quel campo maledetto. Perde di misura il tie-break del primo set, stravince il secondo e cede nel terzo. Un andamento significativamente quasi identico a quello di un’altra delle sole quattro finali di slam che Monica raggiunge dopo l’attentato, quella a Parigi nel ’98 contro Arantxa Sanchez. Più grande di due anni, la spagnola aveva perso nettamente i tre incontri-slam precedenti, avvenuti tutti nel periodo pre-accoltellamento, concluso col bilancio complessivo di 10 a 1 a favore di Monica. Le altre due finali sono quella a Flushing Meadows nel ’96, sempre con Steffi Graf, ma con esito negativo per la serba in soli due set e l’unica vinta, quell’anno nel precedente gennaio, in Australia, dove incontra solo giocatrici nettamente inferiori anche per l’assenza di Steffi Graf e l’eliminazione di Arantxa Sanchez ad opera di Chanda Rubin. Per il resto la seconda vita tennistica di Monica Seles si sviluppa senza acuti, restando sempre nella top ten, ma non nei primissimi posti, appesantita, oltre che da apparenti limitazioni del passato furore vincente, da evidenti, e da lei stessa dichiarati, disturbi alimentari che, nella sua azione di doppia bimane, essendo quindi impossibilitata ad eseguire allungamenti e colpi difensivi, avevano ripercussioni particolarmente negative.

Dal canto suo Steffi Graf realizza, incolpevolmente, l’obiettivo dichiarato dall’attentatore, ossia vederla nuovamente primeggiare. Dopo avere vinto solo due slam sugli ultimi 12, con il campo libero dalla numero uno infila subito 4 slam e arriva a 10 vittorie su 15 tornei, prima di un infortunio che le fa perdere due anni, tra assenza e lento recupero della forma migliore. Ma, ancora, riesce a dimostrare, con la vittoria al Roland Garros ’99 sulla numero uno Martina Hingis e costringendo Lindsay Davenport ad un capolavoro difensivo per aggiudicarsi la finale del successivo Wimbledon, una grandezza che avrebbe potuto attraversare le generazioni, se non avesse scelto di ritirarsi a 31 anni. Ritiro giustamente celebrato in patria e all’estero, laddove non si è verificato un’analoga celebrazione per la grande rivale Monica Seles, sia perché questo ritiro è stato sfumato in anni di attesa per un possibile ritorno dopo un serio infortunio avvenuto nel 2003, sia per mancanza di patrie desiderose di celebrare, data la fuoriuscita della famiglia dalla Jugoslavia in fiamme degli anni ottanta e la successiva acquisizione della nazionalità statunitense.

La conclusione è in fondo semplice, al di là di tutti i se e i forse che la storia e, soprattutto, questa storia, può riservare. Non possiamo far partecipare la pur grandissima Steffi Graf al gioco della più grande di tutti i tempi, come tutti ci aspetteremmo scorrendo i suoi trionfi, perché una giocatrice ha dimostrato di essere stata più forte di lei e il suo nome è “Monica-Seles-prima-dell’attentato”. È una sentenza definitiva, cristallizzata nell’aprile in cui quella giocatrice è scomparsa. Purtroppo, per restaurare qualche giustizia in una vicenda dominata da un gesto esemplarmente ingiusto, occorre far pesare a Steffi Graf una delle conseguenze di qualcosa di cui non ha la minima responsabilità: il non avere avuto l’occasione di dimostrare che forse, col tempo, avrebbe potuto trovare le contromosse per quel gioco per lei così destabilizzante, soprattutto nelle grandi occasioni. Così come non sapremo mai se Monica Seles, a tre slam all’anno, sarebbe diventata, prima di compiere venticinque anni, la più titolata di tutti i tempi. L’unica cosa che possiamo fare è risolvere il gioco dando, se vogliamo a mo’ di onorificenza , la palma di più grande di tutti i tempi a quella giocatrice scomparsa a diciannove anni. Non per Monica Seles, che speriamo così felice da infischiarsene dei verdetti di tutte le rivisitazioni storiche. Ma perché, nella prospettiva storica che più o meno tacitamente si è instaurata, l’attentato è stato un completo successo, rispetto agli scopi dichiarati. Cambiamo, allora, questa prospettiva perché, perdonate la retorica, la violenza non l’abbia vinta ancora una volta.


4 Commenti per “MONICA SELES, L'INCUBO DI STEFFI GRAF”


  1. Brian ha detto:

    Ho letto questo articolo per caso, dove finalmente viene dato il giusto tributo, alla giocatrice più forte, a mio avviso di tutti i tempi.
    Il modo in cui sconfiggeva le avversarie era a dir poco imbarazzante, era dotata di un “instinct killer”che solo lei possedeva: tecnica (unica nel suo genere, visione di gioco a tutto campo e tattica a dir poco inimitabile.
    Sapeva trovare la contromossa per ogni giocatrice.
    Io credo che sia la Graf che le sorelle Williams dopo non avrebbero potuto eguagliare ciò che avrebbe conquistato negli anni avvenire se quell’episodio non fosse capitato.
    La sudditanza psicologica nei confronti delle altre avversarie era schiacciante…un giorno Martina Navratilova in un’intervista commentò: …”a volte mi fa sentire come se lei si stesse semplicemente allenando con la sicurezza dei games che mi vuole far vincere o lasciare.
    Immaginatevi poi tutte le altre giocatrici che sono venute fuori, sono tutte figlie della Seles a quanto stile di gioco: per fare un esempio, anticipo esasperato fino a quasi non far rimbalzare la palla, colpi e dritti al volo con una precisione quasi manicale, lo stesso “grunting” che accompagnava il pathos di ogni suo match.
    Io ero scioccato per la determinazione e per la ferocia con cui scendeva in campo, si vedeva la paura nello sguardo delle altre giocatrici, graf compresa, aveva capito che la regina indiscussa da quel momento in poi era lei.
    La regina del tennis: M-O-N-I-C-A- S-E-L-E-S.

  2. bear2460 ha detto:

    Monica-prima dell’attentato-Seles è per ora la più grande di sempre. Non si è ancora vista una tennista che è stata in grado di fare quel che ha fatto lei nei primi anni di carriera. La Graf,nonostante fosse una grande,non ha avuto avversarie degne di questo nome. Almeno 10 slam li deve alla fortuna e a Gunther Parche, al quale vanno biasimo, disonore e vergogna in eterno. A lui e a tutti quelli simili a lui. Stefani ha rovinato da sola la sua immagine da atleta perché lei e la sua famiglia non hanno mosso un dito affinché Parche pagasse per il suo gesto. Il tifoso della Graf non si è fatto un giorno di galera, e nessuno dell’ entourage di Graf ha fatto nulla, se non trarre il massimo beneficio personale dalla violenta uscita di scena di Monica. Seles ha incassato tutto questo e, per chi è obiettivo e ci capisce di tennis, si è meritata la palma di più grande di tutte.

  3. danijela ha detto:

    Grazie mille per obiettività .Finalmente qualcuno che da onore a Monica che si merita.Non sapremo mai come sarebbe andata se non fosse acoltelata ma aveva tutti i pronostici dalla sua.Per noi che non dimentichiamo mai la Seles, per noi la Monika rimane la più grande di sempre! E impressionante che per tutte giocatrici e anche per Serena lei rimane un idolo un motivo per giocare a tennis non ho sentito nessuna di loro indicare la Graf come esempio da seguire.Monica e stata trattata male anche da WTA e non se lo meritava una grande ingiustizia per lei! Monika volumi te puno! Serbia love’s you!

  4. gprt ha detto:

    finalmente un pò di onore per Monica al più dimentica dai commenti dei puristi del tennis ma che ha comunque vinto tanto. Pensare che alcun ricordano come più significativa l’esperienza delle Sabitini che vinto un solo slam che non quella della Seles che ne ha vinti ben 8. E se non fosse stata accoltellata…mah!


Inserisci il tuo commento


Articoli correlati

Dalla prima pagina » Ultima ora

Desideri ricevere in anteprima tutte le notizie? Iscriviti alla Newsletter di Tennis.it

TENNIS OGGI: nel numero di Febbraio 2020

  • Chi è Sonya Kenin?
    La storia della 21enne americana di origini russe che è esplosa a Melbourne.
  • Next Gen ancora immatura.
    Dall'Australia arriva un segnale forte e chiaro: i "Big Three" resistono agli attacchi dei nuovi talenti, che perdono l'ennesima occasione di effettuare il sorpasso.
  • Gastronomia Agonistica
    Le Olimpiadi Gastronomiche hanno chiuso con successo la loro VII edizione, a dimostrazione che questo nuovo sport sta appassionando i Circoli.