MOSCIATTI, IL TALENTO CHE SOGNA IL FORO ITALICO

Faccia a faccia con Marco Mosciatti, il 18enne talento romano che dopo Wimbledon vuole stupire
lunedì, 20 Luglio 2015

Contributo di Matteo Mosciatti

Ci sono momenti, nella vita di uno sportivo, che vanno al di là del risultato, della vittoria di un titolo o di una prestazione eccellente. Momenti in cui tutti gli allenamenti, i sacrifici e le ore dedicate alla ricerca del miglioramento trovano uno sbocco, un coronamento, un meritatissimo premio. Per Marco Mosciatti, tennista romano classe ’97, quel momento è stato rappresentato dall’ingresso nel magnifico All England Club di Wimbledon in veste di giocatore.

Cresciuto dal tecnico Fabrizio Zeppieri, suo attuale allenatore, Marco vanta un’ottima carriera junior con diversi successi in tornei internazionali e la presenza in varie manifestazioni per nazioni con la maglia dell’Italia. Attuale numero 69 del mondo under 18 e 2030 ATP, si racconta dopo essere tornato dai Championships, ai quali ha partecipato nella categoria Juniores.

Marco, che esperienza è stata quella di Wimbledon?
“Sicuramente la più formativa e divertente della mia vita. Dopo aver perso all’ultimo turno di qualificazione agli Australian Open e al Roland Garros, penso di essermi pienamente meritato la possibilità di giocare all’All England Club. Ho disputato due ottimi turni di quali che mi hanno permesso di accedere al tabellone principale, cosa che non mi era riuscita a Melbourne e Parigi per sconfitte assurde nei tornei precedenti. Vincendo un paio di match in più, ad aprile avrei ottenuto i punti per stare direttamente nel main draw dello slam francese, ma a Wimbledon ho avuto la mia rivincita”.

Cosa ti ha maggiormente impressionato dei grandi giocatori incontrati a Londra?
“Mi ha colpito la loro umiltà, la semplicità delle loro azioni che li rendono persone normalissime, a differenza di quanto si possa immaginare. Addirittura il più grande di tutti, Roger Federeranziché atteggiarsi si è dimostrato il più disponibile, prestandosi a selfie ed autografi soprattutto con noi junior”.

Vissuta in prima persona, l’organizzazione di Wimbledon è perfetta come appare anche per i più giovani?
“Sì, davvero perfetta. La parte più bella sono i 6-7 ragazzi per campo che appena cade una goccia di pioggia scattano e, tutti insieme all’unisono, stendono il telo per coprire il terreno di gioco. Gli stessi, nell’istante in cui smette di piovere, lo tolgono in 5 secondi, rialzano la rete e completano gli altri preparativi per l’inizio dei match. Inoltre, quando finisce la partita precedente alla tua alcuni addetti vengono a prenderti nello spogliatoio e ti scortano fino al campo sul quale devi giocare. Per non parlare dei raccattapalle, talmente veloci che per noi junior sembrava strano poter iniziare il punto pochi secondi dopo la fine di quello precedente. Tutto perfetto. Sono contento di aver permesso ai miei maestri Fabrizio Zeppieri e Federico Lucchetti di vivere una settimana all’interno di questo favoloso scenario”.

A 18 anni appena compiuti ti ritieni soddisfatto dei risultati ottenuti finora? In cosa pensi di dover migliorare?
“Finora posso ritenermi piuttosto soddisfatto. Ho iniziato a vincere tornei nazionali ed internazionali a 10 anni, conquistando due tra i titoli più importanti d’Europa under 12 (Le Passage in Francia e Porto San Giorgio). Anche negli anni successivi sono arrivate belle soddisfazioni, tuttavia nelle ultime due stagioni avrei potuto fare di più: mi sono messo addosso troppa pressione per raggiungere l’obiettivo di giocare i tabelloni principali degli slam e ciò non mi ha permesso di esprimermi al meglio in alcune circostanze. Devo migliorare nella tenuta mentale, sia in allenamento sia in partita. Devo credere di più in me stesso ed essere, a volte, maggiormente ‘presuntuoso’, cercando giocate che potenzialmente sarei in grado di fare con continuità”.

Come procederà la tua stagione?
“Finalmente, dopo essermi affacciato negli ultimissimi anni al mondo pro’ ed aver conquistato il mio primo punto Atp in Sardegna, posso concentrarmi sui 10.000 e i 15.000 dollari, con il dubbio se andare o no in America. Gli US Open sarebbero l’ultimo torneo under 18 della mia vita, ma deciderò più avanti assieme a Fabrizio, Federico, al mio preparatore atletico Alessandro Cesario ed al nostro collaboratore Giuseppe Fischetti”.

In uno sport in cui i cambiamenti di coach sono all’ordine del giorno, tu sei sempre rimasto fedele al tuo primo maestro. Dopo 14 anni di collaborazione, come definiresti il rapporto con lui?
“Ho sempre pensato che un giocatore, per diventare tale, abbia bisogno di una figura fissa per tutta la sua crescita. Una persona con cui lavori sin da piccolo ti trasmette sicurezza, sei consapevole della fiducia che prova per te e di quella che tu provi per lui. Non ho mai condiviso la scelta di cambiare continuamente coach e sono contentissimo del rapporto con Fabrizio. Per me è quasi un secondo padre, tanto che insieme parliamo anche di alcuni problemi cercando di risolverli. Spero, un giorno, di tornare a Wimbledon scendendo in campo con lui pronto a sostenermi in tribuna”.

Com’è Marco Mosciatti fuori dal campo?
“Mi piace stare con la mia ragazza e seguire il calcio. Ho giocato a pallone per 5 anni, tifo Lazio e gioco al fantacalcio con mio fratello ed altri amici. Non mi piace la discoteca”.

Cosa vorresti ottenere nella tua carriera?
“Sogno di giocare il tabellone principale del Foro Italico con tutta Roma a fare il tifo per me”.


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