MURRAY: “DA TROICKI E CILIC COMPORTAMENTO NON PROFESSIONALE”

TENNIS - Il numero uno britannico riflette sulla vicenda riguardante i suoi due colleghi e non esita a bollare il loro comportamento come non professionale, pur non nutrendo dubbi sulla loro buona fede. Allo stesso tempo il campione in carica di Wimbledon si dice contento per la severità dei controlli sintomatico della credibilità di questo sport
sabato, 9 Novembre 2013

Tennis. Dopo gli interventi illustri di tennisti del calibro di Novak Djokovic e Roger Federer, è toccato anche ad Andy Murray pronunciarsi sulla scottante questione riguardante la squalifica del collega Viktor Troicki. Il numero uno britannico, da sempre molto impegnato sul fronte dei controlli antidoping ed uno dei più forti sostenitori dell’introduzione del Passaporto Biologico, non è caduto in facili diplomatismi senza lesinare una tirata d’orecchie al collega serbo tirando in ballo anche Marin Cilic da poco rientrato dalla squalifica grazie ad uno sconto della pena.

Da sempre sostenitore della tolleranza zero, come accennato, nei casi di doping, Murray si era già brevemente espresso a proposito della vicenda Troicki tramite i social network facendo capire senza mezzi termini che basta conoscere e seguire le regole per vivere tranquilli. Ieri poi il talento di Dunblane si è espresso in maniera molto più completa in conferenza stampa rincarando la dose. Sollecitato sull’argomento infatti ha calato subito la scure affermando: “Non conta se i due tennisti volessero intenzionalmente barare o meno – questo non lo sappiamo per certo, e penso che nessuno dei due [Troicki e Cilic] ne avesse l’intenzionenessuno dei due si è comportato in modo professionale”. Questo il Murray-pensiero. Lo scozzese è poi sceso nello specifico: “Personalmente non andrei mai a comprare farmaci non prescrivibili in una farmacia, non è professionale”, riferendosi alla questione di Cilic che era stato sospeso inizialmente per 9 mesi per aver ingerito una sostanza proibita contenuta in un integratore compratogli dalla madre a Monte Carlo. La colpa del croato dunque sarebbe la negligenza, l’aver preso sottogamba una cosa fondamentale come controllare e tenere sempre presente l’elenco delle sostanze proibite agli sportivi dalla Wada. “Penso che 10 o 15 ani fa, quando la gente non credeva che l’assunzione di sostanze dopanti potesse far parte del mondo sportivo, qualche sportivo professionista poteva a ragione pensare ‘Ok, possiamo comprare qualsiasi tipo di medicinale non prescrivibile in qualsiasi farmacia’. Ma ora non si può più fare ed è una cosa che va accettata”, ha continuato il campione in carica dei Championships che non ha mai nascosto di tenere molto alla credibilità del tennis agli occhi di tutti gli appassionati, credibilità che viene acuita giorno per giorno proprio grazie ai severissimi controlli antidoping. “Sono contento che i test anti-doping stiano andando nella giusta direzione: comincia a crescere l’intensità nei controlli, stanno facendo molti più test del sangue ed ora è arrivato anche il passaporto biologico”.

Anche riguardo la vicenda Troicki il britannico non si dimostra per nulla compassionevole come il collega ed amico Djokovic. Il 27enne serbo attuale numero 69 del mondo è colpevole di non aver consegnato il campione al momento in cui gli era stato richiesto, a causa di problemi di salute, ma esattamente 24 ore dopo. A sua difesa Troicki ha tirato in ballo il responsabile del controllo antidoping il quale lo avrebbe rassicurato del fatto che sarebbe stato possibile per lui consegnare il campione anche il giorno seguente, cosa che Troicki ha puntualmente fatto (il campione non ha poi evidenziato alcuna irregolarità). Il problema è che il sopracitato responsabile ha negato il tutto e per un semplice motivo, perché una cosa del genere non è consentita. “Non sappiamo esattamente cosa è stato detto nella stanza tra il responsabile e Troicki, ma la realtà è che ci sono delle regole e bisogna rispettarle. I controlli anti-doping vanno effettuati nel momento in cui ti viene chiesto di farlo”, ha asserito lo scozzese in modo perentorio.

Insomma un Murray per niente comprensivo con i suoi colleghi ed anzi soddisfatto che i controlli e le relative multe comminate ai colpevoli siano così rigide: “Ovviamente il tennis ha avuto i suoi problemi da questo punto di vista. Così per riportare la fiducia tra il pubblico e tra la gente che ci segue abbiamo bisogno di dimostrare che stiamo facendo le cose giuste e quando qualcuno infrange le regole questi deve essere punito senza nessuna eccezione”.

Attualmente numero 4 del mondo, Murray è fermo da settembre ed è stato costretto a saltare gli ultimi impegni stagionali, comprese le Finals per sottoporsi ad un intervento alla schiena non più procrastinabile. Ora sta affrontando la riabilitazione a Miami, ma non è ancora certo sulla data del suo rientro. C’è la possibilità che ritorni in campo per la Barbados Dream Cup di fine novembre, ma lui ci tiene ad essere cauto: “Il recupero e la riabilitazione stanno andando in modo perfetto, ma non avrò alcuna certezza finchè non comincerò ad aumentare i carichi di lavoro sul campo”.


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