MURRAY E IL DIRITTO DI ESSERE… SCOZZESE

Il referendum per l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito, in programma oggi, potrebbe condurre ad un cambio di bandiera per molti atleti. Tra questi anche Andy Murray, che recentemente ha dichiarato che in caso di vittoria del Sì, giocherà le Olimpiadi sotto la bandiera scozzese
giovedì, 18 Settembre 2014

A cavallo tra il tredicesimo ed il quattordicesimo secolo il Regno d’Inghilterra e quello di Scozia, si affrontarono per più di sessant’anni in quelle che oggi sono note come le Guerre di indipendenza scozzesi. Al termine di quelle sanguinose battaglie, il Regno di Scozia riuscì a mantenere l’indipendenza dagli inglesi, con una strenua resistenza. Successivamente, all’inizio del 18esimo secolo, la Scozia si unì politicamente all’Inghilterra, formando il Regno di Gran Bretagna, diventato poi l’attuale Regno Unito. A distanza di 718 anni dalle Guerre di indipendenza, la Scozia scende di nuovo in campo per affermare la propria identità nazionale. Come saprete infatti, oggi i cittadini scozzesi saranno chiamati a votare per il referendum sull’indipendenza della Scozia dal Regno Unito.

Vi starete chiedendo cosa c’entra tutto questo con il nostro amato tennis. C’entra molto, perchè un’eventuale, e a quanto pare sempre più probabile, vittoria del sì, con susseguente separazione della Scozia dal Regno Unito, potrebbe condurre a interessanti e complicati scenari nel mondo sportivo. Una vittoria del Sì potrebbe spingere la nazionale scozzese a presentare una propria squadra olimpica a Rio 2016, formata da atleti, che fino ad oggi hanno sempre gareggiato per la Gran Bretagna, assicurando alla propria nazione, per esempio, ben 10 medaglie nelle ultime olimpiadi disputate proprio a Londra.

E chi è il più importante atleta scozzese, nonchè vincitore del premio di più importante personalità sportiva britannica del 2013? Esatto, è proprio Andy Murray. L’eroe nazionale, il baronetto, il campione olimpico, che ha permesso alla Gran Bretagna di tornare a vincere Wimbledon, 77 anni dopo Fred Perry. Recentemente, Andy ha deciso di issarsi a moderno William Wallace e ha dichiarato fermamente, che, in caso di vittoria del sì al referendum, “io giocherò per la Scozia alle prossime olimpiadi di Rio nel 2016”.

Tuttavia, non è detto che la volontà di Murray possa trasformarsi in realtà, perché una vittoria del Sì condurrebbe ad una situazione decisamente ingarbugliata, senza precedenti nel mondo dello sport. Moltissimi dirigenti sportivi scozzesi si sono affrettati a smorzare immediatamente qualsiasi tipo di polemica, affermando che in caso di vittoria del Sì, il governo scozzese avrà di fronte a sè problemi ben più importanti di quelli di dotare il Paese degli organismi amministrativi adeguati per supportare le federazioni e che una tale operazione richiederà un tempo molto più lungo, rispetto all’anno e mezzo che ci separa dalle prossime olimpiadi. A supporto di questa tesi, rimanendo concentrati soltanto sul tennis, c’è per esempio il fatto che la Scozia riceve ogni anno circa 800.000 Sterline dalla federazione inglese (LTA), come sostegno per il nostro sport nel Paese, e nel caso di vittoria del Sì, la federazione dovrebbe procurarsi autonomamente questi fondi.

Tra le varie ipotesi avanzate in questi giorni, c’è anche la possibilità che la separazione possa avvenire con tempistiche differenziate nei vari sport, più brevi negli sport individuali e più lunghe in quelli di squadra. Altri analisti di questa situazione che mischia politica e sport, si sono spinti fino ad ipotizzare una possibilità di scelta per gli atleti di rappresentare la Scozia o la Gran Bretagna, ma francamente lo scenario appare decisamente improbabile. Di sicuro, se dovesse vincere il sì, la Scozia non si doterà immediatamente di una propria squadra di Coppa Davis, per cui si potrebbe giungere ad una situazione al limite del paradosso, con Andy Murray che guida la nazionale britannica nella competizione a squadre, mentre gioca le olimpiadi di Rio, con la croce di Sant’Andrea stampata sulla maglia, vicino al cuore.

Ma per Murray, i problemi legati al referendum scozzese non finiscono con il lato patriottico della questione. Dopo la vittoria a Wimbledon infatti, era stato registrato il marchio “77”, dedicato al successo britannico ai Championships, dopo una pluridecennale astinenza. Tale brand è lizza per abbigliare Murray nella prossima stagione, visto che il suo contratto con l’Adidas è in scadenza   Un’eventuale vittoria del Sì, con Murray che inizia a giocare per la Scozia, farebbe scendere di molto la quotazione commerciale del marchio “77”, legato indissolubilmente alla Gran Bretagna e che avrebbe poco senso, se Murray giocasse per la Scozia.

La situazione è dunque veramente complicata per molti aspetti e il fatto che non esistano precedenti nella storia dello sport rende il tutto molto più complicato. Non ci resta che attendere l’esito del referendum e aspettare le conseguenti decisioni degli organi di governo sportivo dei due Paesi coinvolti.

 


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