MURRAY HA ANCORA TANTO DA IMPARARE

Le sconfitte subite contro Federer e Djokovic alle Atp Finals hanno lasciato un punto interrogativo sulla stagione dello scozzese. Qual'è il vero Murray? Quello che ha dominato l'estate o quello a cui eravamo abituati prima di Wimbledon?
lunedì, 12 Novembre 2012

Londra (Gran Bretagna) – Il 2012 è stato un anno fantastico per Andy Murray. Dopo aver raggiunto per la prima volta la finale a Wimbledon (come non riusciva a un britannico dal lontano 1938), lo scozzese ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra, e poi ha centrato agli Us Open il suo primo titolo in carriera in un torneo del Grande Slam. Siamo certi che se a gennaio gli avessero predetto una stagione così, Andy (nella foto, di Roberto Zanettin) ci avrebbe messo la firma, ma non è comunque riuscito a concluderla col sorriso. Inutile negare, infatti, che avrebbe voluto mettere la ciligina sulla torta con un successo alle Atp World Tour Finals, ed è stato lui stesso il primo a sottolinearlo in conferenza stampa. Ma oltre a non avergli permesso di farcela, il suo rendimento nel torneo londinese ha lasciato qualche punto interrogativo, macchiando (pur sensibilmente) un’annata da ricordare.

In campo Murray è sempre apparso molto nervoso, quasi si sentisse in dovere di vincere di nuovo davanti al proprio pubblico, e nel corso del torneo non è praticamente mai riuscito a esprimere il suo miglior tennis. Inoltre, ma non è cosa da poco, ha fallito miseramente ogni volta che gli è stato chiesto qualcosa di più. Nel primo match ha regalato un set a un Tomas Berdych tutt’altro che eccezionale, poi si è lasciato beffare da Novak Djokovic nel rush finale, e quindi si è limitato a fare il suo contro Jo-Wilfried Tsonga. Ieri poi ha subito l’ennesima lezione da Roger Federer, partito malissimo (con un primo game da socio del circolo, regalato con tre diritti ‘molli’ a metà rete) ma cresciuto con il passare dei minuti, fino a chiudere con un 3 su 3 nella realizzazione delle palle-break. Un dato dal grande significato, che dimostra come Roger sia riuscito a cogliere al volo tutte le occasioni concessegli dal rivale, che invece non ha saputo fare lo stesso. Avanti 4-2, e poi 3-1 nel tie-break, Andy non ha trovato il colpo del k.o, lasciandosi prima riagganciare e poi superare.

In altre occasioni lo scozzese era riuscito ad arginare il cambio di ritmo dello svizzero, mentre ieri, quando Roger ha inserito una marcia in più, è apparso incapace di reagire. Quasi come se quella marcia, lui, nemmeno ce l’avesse. A questo punto, quindi, viene spontaneo chiedersi se Murray meriti davvero lo scettro di giocatore dell’anno, e soprattutto quale sia il vero Murray. Quello fenomenale che stende Federer in finale alle Olimpiadi e poi domina gli Us Open, oppure quello che ‘stecca’ la grande parte gli appuntamenti importanti e fra i Fab Four appare sempre un gradino sotto agli altri? Sarà il 2013 a darci una risposta, anche se pare che gli inglesi un’idea se la siano già fatta. Il boato con cui il pubblico dell’O2 Arena ha accompagnato i punti importanti vinti da Federer ne è la conferma.

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