MURRAY-KYRGIOS, LA “BROMANCE” CHE ALLUNGA UNA CARRIERA

"Kyrgios ascolta Murray più di chiunque altro" rivela una fonte vicina all'australiano al Guardian. E lo scozzese lo invita ad allenarsi con lui in off season. Per Woodbridge, lo scozzese è un ottimo mentore.
giovedì, 10 Novembre 2016

Tennis – “U the man”. Tre parole e la foto di un abbraccio affettuoso. Un twit che apre la strada per la “redenzione” del ribelle con (o senza) una causa del tennis mondiale. Nick Kyrgios si è complimentato così con Andy Murray per essere diventato il 26mo numero 1 nell’era del computer.

Due caratteri complessi, che prendono fuoco facilmente. Due ragazzi cresciuti troppo in fretta, con la pressione e le aspettative a misurare pensieri e parole, opere e omissioni. “I migliori sportivi sono spesso enigmi, puzzle curiosi e diabolicamente difficili da risolvere” scrive Steve Brenner sul Guardian. “Entrambi rientrano nella stessa categoria, (per questo) Murray, una superstar mondiale che però non si dà alcun tipo di arie, è sempre stato disponibile per aiutare il giovane australiano ad affrontare i problemi che inquinano la sua indubbia brillantezza con la racchetta in mano”.

Per questo, Murray l’ha invitato ad allenarsi con lui nei prossimi mesi, un’offerta che certo lo scozzese non rivolge a chiunque. “Non so se una multa sia il modo migliore per disciplinare i giovani. Non so se serva a farli smettere. Credo che a volte i giocatori debbano anche essere protetti”, spiegava a ottobre, difendendo l’australiano dopo la squalifica di otto settimane e la multa per il comportamento antisportivo. “Capita che in conferenza stampa dica cose di cui subito dopo si pente. In queste situazioni andrebbe guidato un po’ meglio e sono sicuro potrebbe imparare”.

Murray, come noto, è passato per gli stessi dubbi e gli stessi problemi dieci anni fa. “Tifo per chiunque, ma non per gli inglesi”, disse prima dei mondiali del 2006. Quella voce dal sen fuggita per giovanile amore di battuta gli è costata a Andy Murray un lungo periodo di critiche. Da quel momento, ha confessato a Sue Barker per il bel documentario BBC. “The man behind the racquet”, ha iniziato a essere molto più guardingo nelle risposte alle interviste e durante le conferenze stampa.

Anche per questo tenteranno di farne un simbolo per il referendum in favore dell’indipendenza scozzese, nonostante Murray si fosse avvolto nella Union Jack per celebrare l’oro olimpico a Wimbledon e un anno dopo quello stesso Centrale fosse pieno di bandiere del Regno Unito, mentre Andy Murray alzava al cielo il trofeo più ambito del mondo. I britannici avevano atteso 77 anni per vedere un giocatore di casa trionfare nel torneo maschile (in quello femminile l’ultima vittoria inglese è quella di Virginia Wade nel ’77, curiosa coincidenza numerica, anno del Giubileo della regina). Gli scozzesi molto di più. Anzi, tanti credevano che Murray sarebbe stato il primo scozzese di sempre a vincere Wimbledon. Però due anni fa gli storici hanno scoperto che Harold Sergerson Mahony, vincitore nel 1896 e figlio del sesto maggior proprietario terriero dell’epoca in Irlanda, proprietario del Dromore Caste nella contea di Kerry, non era irlandese ma era nato al 21 di Charlotte Square, a Edinburgo, il 13 febbraio 1867.

Con Kyrgios, ha spiegato, “parlo di tutto, di tennis e di sport in generale. Se avesse voglia di discutere con me o volesse chiedermi qualcosa, sono senz’altro disponibile. Non è bello vedere giovani sempre sotto la luce dei riflettori che lottano con se stessi , che sbagliano, che commettono errori e si fanno del male. Non è facile avere tutte le attenzioni addosso a quell’età, c’è chi ama questa situazione e chi invece soffre molto di più la pressione”.

Non è facile, concludeva, discutere di certi argomenti. “Tutti pensano che noi atleti siamo mentalmente forti. Se ti sentono parlare di certe sensazioni, se avvertono che non credi abbastanza in te stesso o fai fatica a gestire la pressione, tutto questo viene preso come un aspetto negativo”.

Affrontare le critiche, ha spiegato quella che il Guardian ha definito una fonte vicina a Kyrgios, non è facile, “ma Andy è stato molto brillante nell’aiutare Nick a capire il processo. Non esiste un manuale su come gestire la fama. Gli dice di non distrarsi, di non montarsi la testa quando le cose vanno bene e gli fa capire senza giri di parole quando vanno male. Nick guarda a Murray più che a chiunque altro, e non c’è nessuno che rispetti più di lui”.

Murray potrebbe diventare per Kyrgios, dunque, quel che Henman è stato per lui. “Mi ricordo quando arrivò per la prima volta la voce di questo ragazzino con una predisposizione incredibile per il gioco” ha detto Timbledon, come riportato in Coming of Age. “Sapeva fare tutto ma in campo non aveva un temperamento facile. E tutte queste caratteristiche si vedono ancora oggi”.

Il Murray di oggi, molto diverso dal ragazzo che non si preoccupava di mangiare biscotti cibo spazzatura, che passava intere giornate a giocare alla playstation, può trasformarsi nell’incontro “sliding doors” per il “bad boy” che sogna l’NBA, per cui ha chiesto e ottenuto la rescissione dal contratto con il ricco ATP 500 di Rotterdam dell’anno prossimo per poter assistere all’All Star Game.

“Kyrgios – vuoi essere il migliore – vieni a trovarmi – imparerai a giocare, ad esaltarti e a vincere! E’ una tua scelta – oppure sii mediocre! Buona fortuna” gli ha twittato un mese fa Jmmy Connors, che della competizione ha fatto una ragione di vita. “Una settimana sono molto motivato ad allenarmi e giocare. Un’altra non faccio nulla. Non conosco un coach che sia preparato a questa situazione”.

Anche per Woodbridge, “Nick deve guardare a quel che Andy ha fatto e quel che ha passato. Murray può essere un ottimo mentore”. Quando una “bromance” ti cambia la carriera.


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